Nasce un nuovo mostro? Sembrerebbe proprio di sì. Uno dei decreti del Jobs Act, quello sui servizi per le politiche attive del lavoro, al momento all’esame delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, prevede la creazione di un nuovo megaorganismo costituito dalle strutture regionali per le politiche attive del ministero del Lavoro, dell’Inps, dell’Inail, delle agenzie per il lavoro, dell’Isfol, di Italia Lavoro. Tutte queste realtà saranno più o meno velocemente fagocitate dall’Anpal, l’Agenzia Nazionale per le politiche attive del lavoro.
Sulla carta l’operazione potrebbe anche funzionare, perché è previsto che si mettano in rete tutte le informazioni relative a questa funzione, appunto le politiche attive del lavoro, per rendere più fluido e funzionale il mercato del lavoro con l’intento di facilitare l’incontro tra domanda e offerta del lavoro.
Sulla carta però, perché a leggere l’articolato all’esame del Parlamento c’è da farsi venire i brividi per l’eccesso di burocratizzazione che verrebbe realizzato. Ma soprattutto è l’accentramento di tante funzioni in un unico organismo che spaventa, tanto più che i servizi pubblici hanno sempre fallito su questo piano, tanto è vero che tradizionalmente appena il 3 o il 4% di chi è senza lavoro lo trova grazie alle strutture pubbliche. E non è mettendo assieme tanti organismi poco funzionali che si riesce a renderli automaticamente efficienti. E’ più che possibile invece che accada proprio il contrario, che l’appesantimento burocratico faccia scomparire quel poco di buono che si era riusciti a fare quando si sono mischiate assieme le funzioni pubbliche e quelle private.
Il pericolo potrebbe anche essere sventato. Le commissioni Lavoro di Camera e Senato devono dare un parere solo consultivo, ma il Consiglio dei ministri dovrebbe tener conto delle osservazioni di tutte le parti sociali e delle stesse Commissioni, qualora si riuscisse a convincere senatori e deputati della poca bontà dell’iniziativa. L’accentramento di diverse funzioni in un unico apparato non è di per sé una cosa negativa. La stessa cosa prevede un altro decreto delegato, quello sulla funzione dei controlli ispettivi per la sicurezza del lavoro. E’ stato previsto che si unifichino i servizi ispettivi del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail e nessuno ha pensato di protestare, perché effettivamente in questo modo sarà possibile coordinare l’azione di diverse forze che altrimenti agirebbero scompostamente. Ma si tratta di organismi efficienti, che trovavano un limite alla loro azione proprio nel fatto che agivano gli uni senza sapere cosa facevano gli altri, creando doppioni o dando luogo a vuoti poco giustificati. Unendo i diversi apparati la funzionalità non potrà che crescere. Differente il caso dei servizi all’impiego che, appunto a parte alcuni precisi casi isolati, per lo più non hanno mai funzionato.
Ma c’è anche dell’altro che porta a criticare quel decreto, e cioè il fatto che si sia pensato di mettere le mani, pesantemente, anche sulla realtà dei fondi interprofessionali, quelli che realizzano la formazione continua. Fondi che hanno funzionato molto bene, almeno alcuni di essi, che hanno cominciato davvero a far vivere la formazione professionale, dando una realtà al prelievo dello 0,30% che per legge viene effettuato sul monte salari: risorse che vanno all’Inps e che da questo sono poi dirottate verso i diversi fondi, sulla base delle adesioni delle aziende che ciascun fondo riesce a ottenere. Per capire bene cosa accadrebbe con la nuova normativa, è necessario leggere con attenzione l’articolato messo a punto dal governo, ma la realtà è che tutti i fondi verrebbero assoggettati al costituendo Anpal, sempre lui, che avrebbe così il compito di controllare, ma anche di impartire le direttive operative ai singoli fondi. Cesserebbe di fatto l’autonomia con la quale questi fondi hanno sempre agito e che è stata la vera molla del successo: è stata questa autonomia, collegata alla volontà espressa dalle aziende, a fare la fortuna dell’iniziativa dei fondi per la formazione. Una realtà che rischia di svanire, burocratizzandosi e dovendo aspettare l’indicazione di un ente centrale per sapere cosa serve alle imprese per formare i propri lavoratori. La formazione è una materia molto delicata, ne deriva il livello di conoscenza dei lavoratori e quindi delle aziende. Metterla in mano a un ente elefantiaco e burocratico non sembra proprio una buona idea.
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E’ viva l’attesa per l’esito della vicenda della Grecia. Domenica il referendum indetto dal governo di Alexis Tsipras ci dirà cosa può accadere a partire dalla giornata di lunedì, anche se al momento tutto appare molto nebuloso e incerto. Certamente il caso da economico che era è diventato essenzialmente politico, perché a muovere i governi, o alcuni governi, non è stata tanto l’attesa per le conseguenze economiche di un accordo, quanto quelle politiche. Una vittoria dell’attuale governo, con una risposta negativa al quesito referendario, darebbe infatti spazio in Europa ai movimenti politici che mal digeriscono i vincoli europei, e ci sono parecchi paesi dell’Unione in cui queste forze politiche hanno recentemente acquisito una considerevole rilevanza. Per contro, una vittoria del ‘’si’’ causerebbe la crisi del governo Tspipras, col ricorso a nuove elezioni e con il probabile insediamento di un governo moderato, più gradito all’Ue.In questa chiave Roberto Polillo analizza per il Diario la situazione alla vigilia del referendum, concentrando l’attenzione proprio sulle ‘’intromissioni’’ dei governi Ue nella politica interna della Grecia, con una inedita campagna a favore del si.
Al momento, comunque, i due schieramenti del si e del no si equivalgono, per cui si deciderà sul filo di lana all’ultimo minuto. Certo, il paese è spaccato in due: e non poteva essere altrimenti considerando la gravità del momento e le prove al quale la Grecia è stata chiamata. Non a caso il sindacato greco dei lavoratori privati ha criticato aspramente l’indizione stessa del referendum, con una dichiarazione di cui parliamo su Il diario del lavoro. Sta di fatto che, da lunedì, i confini dell’Europa potrebbero essere diversi, cioè più stretti. Il che non e’ esattamente nello spirito dei padri fondatori che questa Europa hanno immaginato e voluto.
Contrattazione
Questa settimana sono stati raggiunti due accordi importanti sul fronte della contrattazione nazionale: quello dei sindacati del settore chimico-farmaceutico per la predisposizione di una piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto del settore, e quello per il rinnovo del contratto del settore marittimo, a cinque anni dalla sua scadenza.
A tener banco sulle pagine delle principali testate, inoltre, la sigla dell’accordo che mette la parola fine alla vertenza Whirlpool, fortunatamente senza il ricorso alla chiusura degli stabilimenti e, quindi, agli esuberi.
È stata inoltre sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo Autogrill e quella per il trasferimento di Firema alla nuova società Titagarh Firema Adler. Accordo raggiunto anche per la Pcma, controllata della Magneti Marelli, con il quale è stato scongiurato il rischio di chiusura dello stabilimento di Napoli.
Nulla di fatto, invece, per la vertenza Eurovinil di Grosseto; mentre hanno chiuso i battenti due delle storiche aziende del territorio umbro: Aisa e Tr.el.met
La nota
Fernando Liuzzi riferisce del comunicato della Gsee, maggior confederazione ellenica dei lavoratori del settore privato, che boccia l’iniziativa di Tsipras e chiede un’Europa federale. Sempre sul tema greco Roberto Polillo riflette su tutte le implicazioni, non solo economiche ma anche politiche, del voto di domenica prossima.
Documentazione
Questa settimana disponibili, sul sito del Diario del Lavoro, il verbale di accordo per il rinnovo del contratto collettivo del settore marittimo e quello per il trasferimento della Firema; il testo del decreto sui servizi per il lavoro e le politiche attive; l’indagine rapida del Csc sulla produzione industriale in giugno 2015 e il testo delle due lettere, inviate dal primo ministro greco Alexis Tsipras, alla Troika e all’ESM.



























