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Home - Newsletter - Newsletter – 27 marzo 2015

Newsletter – 27 marzo 2015

27 Marzo 2015
in Newsletter

Si moltiplicano le indicazioni per le quali la crescita sta tornando anche per la nostra economia. Si è fatto interprete di questa realtà in evoluzione Mario Draghi, in visita al nostro Parlamento. La ripresa, ha detto il presidente della Bce, sta acquistando “forza e stabilità”. Parole che fanno bene dopo sette anni durissimi di crisi nei quali tutte le certezze sono andate franando con sempre maggiore evidenza. Ci hanno certamente aiutato in questa risalita il calo del prezzo del petrolio, la discesa dell’euro, che ha favorito le nostre esportazioni proprio come faceva una volta la svalutazione della lira, le riforme avviate dal governo Renzi.

Il problema è che questa inversione di tendenza, certamente benedetta, però non basta. Perché, è stato sempre Draghi, che appare davvero sempre più come Supermario, ad avvertirci che l’andamento economico è comunque ciclico. Questi prossimi potranno anche essere anni se non di boom, comunque di ripresa, ma un ciclo resta un ciclo, per cui alla fase espansiva non può non far seguito una fase discendente. A meno che nel frattempo non si metta mano ai problemi strutturali della singola economia. Il che, rapportato all’Italia, significa che ci aspettano altre crisi se intanto non si corregge il dato della produttività. In Italia sono decenni ormai che questo indicatore ci porta sofferenze, perché se altri paesi, nostri diretti concorrenti, riescono a far crescere la produttività, da noi questo sembra non sia possibile. Ripeto, da decenni.

I dolori della nostra economia sono noti, la limitata dimensione di troppe aziende, la burocrazia opprimente, la carenza di infrastrutture, la lentezza della giustizia, la difficoltà di accedere al credito. Tutte verità, le sentiamo ripetere da anni da chi si sgola per chiedere riforme. Ma dietro a tutto ciò c’è soprattutto una notevole difficoltà del nostro ceto imprenditoriale a fare il proprio mestiere, a investire, a innovare, a rischiare. Gli imprenditori italiani sanno soprattutto vendere o svendere i propri gioielli di famiglia, quelli che hanno ereditato dalla precedente generazione, che al contrario aveva fegato da vendere, spiccata voglia di intraprendere, capacità di guardare lontano. Nunzia Penelope su Il diario del lavoro ha preso spunto dalla recente vendita di Pirelli da parte di Marco Tronchetti Provera (proprio lui che pure era una speranza della nostra imprenditoria) per stilare una mappa di tutte le grandi, famose e redditizie aziende che in questi ultimi anni sono state cedute in mano straniera, senza che parallelamente si avesse una uguale massa di acquisti di aziende straniere da parte di aziende italiane. E Giuseppe Berta, intervistato da Nunzia Penelope per Il diario del lavoro, ha ribadito le incapacità di questo ceto imprenditoriale.  Gli industriali di casa nostra hanno perso, così sembra, il piacere di intraprendere, di tentare nuove strade.

Tutta colpa loro? Proprio tutta no, perché c’è da dire che sono ormai decenni che nel nostro paese non c’è traccia di politica industriale. Si faceva negli anni settanta, ai tempi delle grandi ristrutturazioni, poi è passata di moda, non è stato sufficiente che il ministero dell’Industria diventasse ministero dello Sviluppo economico per avere quest’ultimo, appunto lo sviluppo. Manca la politica industriale, indispensabile perche assicura segnali chiari agli imprenditori, indicando loro dove e come investire, elaborando strategie, costruendo alleanze. Dice non a caso Mario Deaglio che gli imprenditori hanno perso perfino la consapevolezza della necessità di una politica industriale, ma è certo che i governi da decenni non hanno fatto nulla per evitare questa resa, che tale è diventata. Concetti elaborati in profondo in un convegno della banca d’Italia sulla storia dell’Iri di cui riferisce, sempre su Il diario del lavoro, Fernando Liuzzi.

Una situazione grave, dunque, soprattutto perché a farne le spese è l’occupazione. La crescita di posti di lavoro nei primi mesi di quest’anno non deve illudere nessuno. A parte il fatto che non si conoscono bene i particolari di questa crescita, è evidente che essa è da addebitare alla generosità della Legge di stabilità che ha depennato per tre anni i contributi dei nuovi contratti. Molte imprese hanno risposto positivamente a questo incentivo, il più forte che si ricordi, ma questo non significa che questo trend possa continuare a lungo. Anche perché molte aziende avevano ritardato le loro assunzioni per verificare prima la nuova legislazione del lavoro. Adesso questo tappo è stato tolto, ed è ripreso con un certo slancio il flusso della assunzioni. Questo non vuol dire che non ci sarà un rimbalzo sul piano occupazionale dalla nuova legislazione, ma non bisogna nemmeno credere che l’emergenza sia finita. Al contrario, tutte le energie devono essere indirizzate al rafforzamento di questa piccola ripresa che si sta delineando. Tutte, quelle del governo e del Parlamento, ma anche quelle delle parti sociali. Gli imprenditori devono investire, i sindacati devono assicurare la loro collaborazione per cogliere l’obiettivo della crescita dell’occupazione, che dovrebbe assumere per tutti primaria importanza.

Contrattazione:
Settimana ricca di incontri, rinnovi contrattuali di solidarietà e integrativi, a partire da Electrolux: l’azienda e i sindacati di categoria sono infatti riusciti a trovare un’intesa, dove stati definiti, mantenendo le condizioni previste dagli accordi precedenti, ulteriori 24 mesi di solidarietà per gli stabilimenti di Susegana, Solaro e Porcia. Stessa sorte per  lo stabilimento Fca di Pomigliano: a un anno di distanza,  è stato sottoscritto il contratto di solidarietà per il secondo anno. Sempre in tema di rinnovi, all’Unieuro/Sgm, la più grande catena di vendita di elettronica di consumo ed elettrodomestici, sono stati siglati e rinnovato gli accordi di secondo livello, che coinvolgono 4000 addetti. Per quanto riguarda Meridiana, azienda, governo e sindacati hanno deciso di erogare dodici mesi di cassa integrazione per definire un nuovo piano industriale per il futuro del gruppo. Trattativa in stallo, nonostante il secondo incontro, la vertenza Almaviva Contact: azienda e sindacati regionali di categoria non si sono ancora trovati d’accordo per definire un’alternativa ai 3 mila esuberi, paventati dall’azienda per la ridotta gestione delle commesse, sui 10 mila lavoratori del call center. In Campania, sindacati di categoria territoriali e Regione hanno raggiunto un’intesa che consentirà a 4.000 lavoratori forestali di percepire buona parte degli stipendi arretrati. Inoltre, è stato siglato, tra la Confartigianato Imprese Molise e sindacati di categoria territoriali, il protocollo d’intesa per lo sviluppo delle piccole e medie imprese artigiane e del settore moda e la tutela dei lavoratori. Infine, buone notizie per la vertenza Novartis: dopo l’incontro tra azienda e sindacati di categoria, è stato raggiunto un accordo per la formalizzazione del passaggio di 7 lavoratori dell’azienda Alcon a Novartis Farma.

Interviste:
Sul caso Pirelli, Nunzia Penelope ha intervistato Giuseppe Berta, docente di storia industriale, secondo il quale, cedendo le proprie industrie a stranieri, l’Italia rischia di non essere più padrona della sue strategie produttive ed economiche.

La nota:
Pubblichiamo un pezzo di Nunzia Penelope, sulla vendita dei più gradi marchi e imprese del nostro Paese ad aziende straniere. Con il risultato che in Italia ci restano solo le “braccia”. Inoltre, Nando Liuzzi, prendendo spunto a sua volta dal caso Pirelli, riferisce sull’importante dibattito che si è svolto a Roma nei giorni scorsi nel corso del Convegno “La storia dell’Iri e la grande impresa oggi”.

Documentazione:
È possibile consultare da questa settimana il testo della Congiuntura Flash di Confindustria sulla situazione industriale, i rapporti Istat sul commercio al dettaglio e sul fatturato dell’industria, il rapporto Cgil sulla situazione della cassa integrazione in Italia.

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