È terminato, dopo circa cinque ore, il Consiglio dei ministri che vedeva all’ordine del giorno, oltre al ddl concorrenza, anche tre decreti legislativi in attuazione del Jobs Act.
Le mansioni del lavoratore potranno essere modificate di un livello in caso di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale ma senza toccare il salario. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, assicurando che “il salario non si tocca”.
“In caso di ristrutturazione – ha aggiunto – l’azienda può cambiare mansione senza toccare il trattamento economico”. “L’unica cosa che non vogliamo – ha sottolineato Poletti – è che calino i salari, lo abbiamo scritto inequivocabilmente nel testo”.
Arriva inoltre il diritto al part-time in casi di malattia grave: “In caso di gravi patologie, in aggiunta a quelle oncologiche già previste, si potrà trasformare il lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale”, ha affermato Poletti.
Dal primo gennaio 2016 non potranno essere più stipulati contratti di collaborazione a progetto e su quelli esistenti scatterà una verifica. Lo ha riferito il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in conferenza stampa a palazzo Chigi, aggiungendo che ad alcune specifiche tipologie contrattuali “dal primo gennaio 2016 si applicherà la disciplina del rapporto di lavoro subordinato”. In pratica, ha chiarito, “si applicano le regole del lavoro dipendente. Abbiamo ridotto l’area di non chiarezza”.
“I licenziamenti collettivi rimangono nello stesso dettato con il quale sono usciti dal Consiglio dei ministri”, ha detto il premier Matteo Renzi nella conferenza stampa seguita al consiglio, aggiungendo che “l’Italia sta ripartendo, i dati che abbiamo sono i dati di un Paese che torna a guardare al futuro con speranza”. Dunque i decreti attuativi del Jobs act varati oggi dal Cdm “servono alle assunzioni collettive, non ai licenziamenti collettivi”.
Questo invece il commento del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Tutte le azioni fatte fino ad ora, dal primo decreto e fino alla fine, avranno al centro una cosa semplice ma essenziale di cui non si discute mai: in Italia ormai è diventato normale assumere con tutti i contratti possibili, ma mai a tempo indeterminato. Nella testa l’idea di assumere uno a tempo indeterminato non c’era mai. Noi vogliamo rovesciare questo atteggiamento: vogliamo che la normalità sia l’assunzione a tempo indeterminato. Perchè questo accada, la devono fare tutti. Ma se su 100 contratti 85 sono cocopro, associazioni, cococo…”.



























