Il Fondo Perseo Sirio ricorre all’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) denunciando disparità fiscali tra fondi pensione pubblici e fondi promossi da banche e assicurazioni. In pratica, il Fondo è legato a una regolamentazione statale che di fatto impedisce di essere concorrenziale con gli altri fondi previdenziali complementari privati, come le assicurazioni e/o le banche, con il risultato che i lavoratori sono maggiormente propensi a rivolgersi a tali istituti privati.
In teoria si tratterebbe di una normale dinamica concorrenziale del mercato, se non fosse per il fatto che le regole del gioco sembrerebbero “falsate”: da un’indagine effettuata dal Fondo Perseo, emerge che la regolamentazione statale è sbagliata dal punto di vista legale. Per questo motivo ha presentato, attraverso l’Agcm, un esposto sulla attuale distorsione della concorrenza e/o del corretto funzionamento del mercato “ad opera dell’art. 23, comma 6, D.Lgs. 252/2005” in materia di forme pensionistiche complementari.
“Tradotto in pratica – ha sottolineato in un comunicato il presidente di Perseo Sirio Wladimiro Boccali – il Fondo Perseo Sirio ha deciso di ricorrere all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Ciò perché i fondi pensione contrattuali del pubblico impiego sono fiscalmente svantaggiati nei confronti dei prodotti previdenziali promossi dalle Banche e dalle Assicurazioni. Infatti, ai contributi e alle prestazioni dei fondi pensione di categoria rivolti ai pubblici dipendenti, si applica la disciplina fiscale precedente alla riforma del 2005 (decreto legislativo n. 252/2005). Una disciplina, cioè, meno vantaggiosa di quella applicata ai fondi aperti e i Pip (Piani Individuali Previdenziali) promossi da banche e compagnie assicurative”.
“Ciò pone i fondi negoziali dei dipendenti pubblici di fronte a una disparità competitiva in sé inaccettabile – spiega Boccali – poiché trae origine da vincoli di legge esterni alle capacità operative dei fondi stessi, e tanto più illogica se si considera che i fondi negoziali non hanno azionisti da remunerare e che ogni risorsa è finalizzata alle necessità previdenziali dei lavoratori ad essi iscritti”.
Emanuele Ghiani



























