“Difficile che il 2015 sia meglio del 2014”. No, non è un buon augurio, quello con cui Susanna Camusso ha definito l’esito dell’incontro di con il governo sul Jobs Act: appena il secondo, ma già l’ultimo rispetto al varo del primo dei decreti attuativi, previsto per il consiglio dei ministri del 24 dicembre. E del resto, l’appuntamento (dovuto, secondo i sindacati, solo alla pressione dello sciopero generale) non ha aperto spiragli utili. È ancora la leader della Cgil a dichiarare che, Renzi assente, dal ministro Poletti è arrivata soltanto “la conferma dell’indisponibilità del governo ad avere un normale rapporto con i sindacati”. Dal punto di vista del merito, nulla: né cifre, né testi. Dettaglio non irrilevante: come ha notato Camusso, “è difficile fare un confronto senza avere alcuna traccia”. Il decreto, dunque, arriverà a sorpresa sotto l’albero di Natale, e peccato se ai sindacati manderà di traverso il cenone. Ma anche per il Governo potrebbe risultare indigesto. Carmelo Barbagallo, segretario Uil, sottolinea che “la riunione è iniziata parlando di licenziamenti”, e promette a Renzi “lotte crescenti”. Perfino la Cisl, più morbida nei confronti dell’esecutivo, prende tempo e sottolinea negativamente la mancanza di testi. Intanto, ribadisce i propri paletti: cancellazione totale delle forme contrattuali precarie oggi in essere, mantenimento delle tutele licenziamenti discriminatori, e reintegra sui disciplinari, quando il fatto contestato dal datore di lavoro non sussista.
In mancanza di certezze, girano mille ipotesi. Per esempio, sembra che l’indennità di licenziamento nel primo anno dall’assunzione potrebbe salire a 3/6 mesi, per disincentivare ‘porte girevoli’ troppo veloci. Ma, anche, sembra che potrebbe arrivare il licenziamento per “scarso rendimento”. E se a dirla così sembrerebbe lapalissiano, non si capisce però a chi starebbe, e in base a quali criteri o parametri, definire il “rendimento” di un dipendente; lasciando quindi intendere qualcosa di ottocentesco, stile “padrone delle ferriere”, dove ogni valutazione è affidata all’arbitrio del datore di lavoro. Un’ipotesi che anche un moderato come Pierluigi Bersani ha definito infatti “aberrante”. Molto soddisfatta, invece, la Confindustria. E anche questo, per i sindacati, non è un buon segnale. Ma nel consiglio dei ministri della Santa Vigilia dovrebbero arrivare anche soluzioni per l’Ilva: un caso ormai drammatico, come ha rimarcato in audizione parlamentare lo stesso commissario uscente Piero Gnudi. Le casse sono vuote, ci sono risorse per pagare, al massimo, gli stipendi di gennaio. L’Eni minaccia di staccare le forniture di gas. E la cordata di privati che avrebbe dovuto acquistare gli impianti dei Riva si è liquefatta. L’Ilva, vale la pena di ricordarlo, è un motore centrale per la nostra industria. Dunque, toccherà al governo salvarla, con una potente iniezione di denaro pubblico. Preso da dove? Sottratto a quali voci? Insomma, quello che si profila è forse il primo “Natale caldo” della storia; e il clima primaverile di Roma in questi giorni, naturalmente, non c’entra.
Altrettanto incandescente saranno però l’inizio del nuovo anno, e non solo per le questioni sindacali. Giorgio Napolitano, ieri, ha confermato ufficialmente che lascerà il Quirinale con la fine del semestre europeo, cioè dal 13 gennaio. Le grandi manovre per la successione sono iniziate da diverse settimane, ma anche qui regna la nebbia totale. Nei giorni scorsi Matteo Renzi ha incontrato per un paio d’ore Romano Prodi, e tanto è bastato per far supporre che il Professore sia considerato tra i possibili successori di Napolitano. Una soluzione che tuttavia non troverebbe il gradimento di Berlusconi, il quale, a sua volta, ricatterebbe il Pd sulla riforma elettorale. Un’altra grana da non sottovalutare è la vicenda Marò: l’India ha risposto picche al nostro governo che chiedeva una sorta di “licenza natalizia” per i due connazionali, la Farnesina ha replicato duramente, ritirando il nostro ambasciatore a Delhi. Reazione piuttosto estrema, che non fa immaginare una rapida soluzione del caso.
Intanto, dal fronte estero, arriva la vera rivoluzione. Con una mossa che definire coraggiosa è poco, Barack Obama ha annunciato la fine delle sanzioni a Cuba. Alla faccia di chi lo aveva definito “un’anatra zoppa”, il presidente americano ha di colpo archiviato 60 anni di guerra fredda, (inaugurata da Kennedy con la Baia dei Porci) aprendo la strada, tra l’altro, a profonde innovazioni nell’economia latino americana. E questo proprio mentre la Russia dello zar Putin si ritrova invece isolata, alle prese con il crollo del rublo e con un’economia che va a picco. E malgrado le dichiarazioni muscolari di Putin, che promette di avere i mezzi per reggere una crisi, la verità è che se la Russia affonda si trascinerà dietro anche una fetta della nostra vecchia e già molto provata Europa. L’Ue, infatti, sta disperatamente cercando una soluzione per uscire dal pasticcio russo-ucraino, ma ancora non si vede.
Intanto, il Consiglio europeo che sancisce la fine della presidenza italiana ha deciso il via libera al piano Juncker, che crea un nuovo fondo per gli investimenti strategici con lo scopo di mobilitare 315 miliardi di euro nel prossimo triennio. La Commissione presenterà una proposta a gennaio, che il Consiglio dovrà approvare entro giugno. Diversi punti restano però irrisolti: ad esempio non viene chiarito in che misura gli investimenti nazionali del piano possano restare fuori dal calcolo del debito. E nel frattempo, la Merkel insiste con la linea dura: il patto di stabilità non si discute.
È in questo clima di assolute non-certezze, insomma, che si chiude il 2014. Noi, per una volta, vorremmo essere meno pessimisti di Susanna Camusso, e augurare ai nostri lettori un fantastico 2015. Non ci crediamo molto, ma sperare, alla fine, non costa niente. Buon Natale e buon anno, dunque. E que viva Cuba, naturalmente: almeno questo, di buono, c’è.
Contrattazione
Questa settimana, l’ultima a precedere l’inizio delle vacanze natalizie, gli incontri sulle vertenze sindacali del paese sono stati numerosi. Iniziamo da quelli più positivi.
Il tavolo sulla terza tornata di esuberi annunciati dall’Ibm si è concluso, per la terza volta, con la sottoscrizione di un’intesa che garantisce mobilità volontaria e aggancio alla pensione, e con la richiesta all’azienda, da parte dei sindacati, di un piano di investimenti e sviluppo che inizi a dare prospettive future ai suoi lavoratori. Ancora nel campo delle telecomunicazioni, si sono registrati passi in avanti nella vertenza Agile, grazie alla permanenza del tavolo di confronto per la ricerca di soluzioni sul versante occupazionale. Un tavolo permanente presso il ministero dello Sviluppo economico è stato istituito anche perla vertenza Arcese, tutelando, almeno per il momento, i lavoratori della società di trasporto e logistica.
Si sono inoltre concluse positivamente, cioè con la garanzia occupazionale di tutti i loro addetti, le vertenze per l’acquisto, da parte della newco Industria Italiana Autobus, del sito di Valle Ufita dell’Ex Irisbus e e di quello bolognese della Bredamenarini. Lieto fine anche per un’altra difficile e annosa vertenza, cioè quella Accenture. È stato infatti firmato un accordo per il passaggio dei 262 dipendenti alla Atlanet, società della British Telecom, assicurandone così la continuità lavorativa. Livelli produttivi e occupazionali sono garantiti pure nell’accordo siglato per formalizzare la vendita della Business Unit Steelcord dalla Pirelli alla belga Bekaert. Stesso esito per l’accordo firmato a favore dei lavoratori delle provincie della regione Emilia Romagna, il quale, oltre a garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, permetterà di costituire un tavolo permanente di confronto sul tema, al fine di ridurre l’impatto dei tagli attualmente previsti dal Ddl Stabilità 2015.
Buone notizie anche da Telecom Italia: l’azienda ha siglato con tutti i sindacati un’ipotesi di accordo per l’introduzione di un nuovo modello di gestione del Caring che permetterà di trasformare 100 contratti part time in full time, mantenendo in attività 41 sedi territoriali delle 52 per le quali, nell’accordo del 2013, era prevista la chiusura. Inoltre, per l’azienda di ceramiche Ideal Standard, è stato sottoscritto un accordo per la mobilità di 76 lavoratori impiegati in tre stabilimenti (Roccasecca, Belluno e Bassano Bresciano). La vertenza del sito della Trw di Livorno, invece, si è conclusa con la firma di un accordo che lascia l’amaro in bocca: a fronte di un’uscita incentivata da 60mila euro per ciascuno dei 412 dipendenti, infatti, gli stessi dovranno pagare il 23% di tasse. Ma, di fronte alla “beffa”, i lavoratori hanno risposto con un gesto di solidarietà e dignità, decidendo di devolvere una parte del proprio salario ai 90 lavoratori più deboli dell’indotto che non avranno neppure la mobilità incentivata.
È stato inoltre rinnovato il contratto nazionale di due settori, quello della pesca marittima e quello dei trasporti, registrando, in ambo i casi, un aumento salariale; firmato un accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga per la regione Lombardia, giudicato positivamente dai sindacati; ed aperto il tavolo di settore per il rinnovo del contratto nazionale dei Consorzi di bonifica.
Passiamo ora alle vertenze dall’esito ancora incerto, a cominciare da quella riguardante il sito di Termini Imerese dell’ex-Fiat. Dopo mesi di annunci e rassicurazioni da parte della società Grifa spa, infatti, la stessa esce di scena per “mancata capitalizzazione”, e al suo posto subentra Metec, holding controllata al 100% da Roberto Ginatta, amico di lunga data della famiglia Agnelli, la cui società ha già rilevato in passato varie aziende dal gruppo Fiat. Ma i tempi sono strettissimi, perché entro la fine del mese partirà la mobilità per gli oltre 700 del sito siculo. Ancora nessuna certezza neanche per un’altra vertenza agli sgoccioli, quella dell’Alcoa. Dopo la stipula di un protocollo d’intesa con Glencore, lo scorso 10 novembre, la discussione con la multinazionale è infatti ancora in fase interlocutoria, senza notizie certe né sull’eventuale acquisizione e reindustrializzazione dell’impianto, né sulla ricollocazione dei 490 lavoratori, in cassa integrazione dal 22 dicembre scorso, la cui proroga scadrà il prossimo 31 dicembre. Dai toni sempre più aspri, invece, le vicende susseguitesi alla rottura delle trattative sul rinnovo del contratto dei banchieri: mentre la parte datoriale, l’Abi, ha deciso di dare disdetta al contratto nazionale da fine dicembre 2014, concedendo alle controparti sindacali tre mesi per raggiungere un accordo, i sindacati stanno minacciando il ricorso alla disdetta di tutti gli accordi del settore del credito. Bisognerà attendere anche per conoscere il destino degli ultimi 30 lavoratori dichiarati in esubero della Micron, su un totale iniziale di 419, ancora in cassa integrazione straordinaria. E il sindacato chiede al premier Matteo Renzi di rispettare gli impegni personalmente presi per risolvere la vertenza.
Un nota amara, infine, arriva dal fallimento di due aziende. La Coalma, società palermitana ittico conserviera, ha chiuso definitivamente i battenti mandando a casa gli ultimi suoi 45 dipendenti, in cassa integrazione dal 2013, e mettendo in vendita il marchio di fabbrica. I lavoratori della Tione, l’azienda del comune trentino che opera nei settori dell’energia elettrica, dell’acqua potabile, del gas metano e dell’illuminazione pubblica, sono invece stati informati della sentenza emessa dal tribunale di Terni che ha decretato il fallimento dell’azienda.
Opinioni
Il Diario pubblica questa settimana due interessanti articoli: uno di Nunzia Penelope in merito al rapporto presentato da Confindustria sugli scenari economici e sulla corruzione, indicata dall’associazione degli industriali come una vera e propria “zavorra per lo sviluppo”. Il secondo articolo è di Fernando Liuzzi, che ripercorre, a un anno di distanza dall’incontro di Firenze, i rapporti tra il premier Matteo Renzi e il leader della Fiom, Maurizio Landini.
Documentazione
Questa settimana pubblichiamo il rapporto Istat sulla diffusione in Italia di Internet e nuove tecnologie, il testo dell’accordo sulla proroga della cigs Italtel, il testo della disdetta, da parte di Abi, del contratto nazionale dei bancari, Il testo del contratto integrativo Lavazza – Settimo Torinese 2014/16, il testo del rapporto del Centro Studi di Confindustria sugli scenari economici, il testo dell’accordo economico del comparto artigiano degli agenti e rappresentanti di commercio, il testo dell’accordo sulla mobilità volontaria dell’Ibm e l’aggancio alla pensione.



























