Le imprese aderenti a Confindustria, Ance, Finco, Federprogetti, Agi, Aiscat e Ancpl manifestano grande preoccupazione ed esprimono forti critiche alle misure adottate dal Governo in tema di politica infrastrutturale.
A loro giudizio, già il dl sviluppo presentava poche luci sulla semplificazione procedurale e molte ombre sulla regolamentazione degli appalti pubblici. Con la manovra finanziaria, proseguono le imprese, emerge in tutta evidenza la contraddittorietà di una politica infrastrutturale poco attenta all’interesse generale del Paese e alla competitività delle imprese.
La manovra pone un vincolo insostenibile all’ammortamento degli investimenti dei concessionari e detta una ancor più penalizzante impostazione del patto di stabilità interno.
L’insieme di queste misure non fa altro che deprimere ulteriormente il già asfittico mercato delle opere pubbliche: da un lato, si rischia di bloccare cospicui investimenti in essere e si spiazza completamente il ricorso alla finanza privata, in particolare per le grandi infrastrutture; dall’altro, in uno scenario di progressiva e costante riduzione degli investimenti pubblici, si impedisce qualsiasi ripresa degli investimenti locali, persino di quelli che possono beneficiare di risorse certe come i fondi europei.
Sono queste le principali critiche che le imprese hanno esposto in una lettera inviata al presidente del Consiglio Berlusconi e ai ministri Tremonti e Matteoli, nella quale chiedono un confronto urgente, diretto a rivedere le misure già adottate e quelle previste dalla manovra finanziaria.

























