Salta a sorpresa il matrimonio tra Etihad ed Alitalia, lo scrive oggi il Messaggero, anche se i sindacati confederali ritengono la notizia prima di fondamento, mentre l’Avia, sindacato autonomo degli assistenti di volo invece ne parla in termini possibilisti. Secondo il quotidiano romano “a un passo dalle nozze, ieri sera il vettore di Abu Dhabi si sarebbe tirato indietro, mettendo nero su bianco che non ci sono, almeno per il momento, le condizioni tecniche e quelle politiche per far decollare l’alleanza”. Secondo quanto risulta al Messaggero “i desiderata degli Emiri non sarebbero stati accolti dagli azionisti italiani nè il governo avrebbe offerto garanzie sufficienti. Di qui il dietrofront e la rottura traumatica di un corteggiamento durato mesi. Quasi una maledizione quindi, visti i precedenti con Air France”.
I vertici della compagnia del Golfo “non avrebbero ricevuto le garanzie richieste nè dal fronte governativo (rotte da Linate, collegamenti con l’Alta velocità per l’hub di Fiumicino, limitazione dei benefici delle low cost) nè sul nodo esuberi (tagli strutturali di almeno 3 mila posti) nè, infine, per quanto riguarda l’abbattimento del debiti da parte delle banche”. Condizioni, scrive il quotidiano romano, “indispensabili per procedere all’ingresso nel capitale di Alitalia con una quota, almeno secondo i piani circolati, del 40-45% per un esborso complessivo di circa 500 milioni”. La notizia tuttavia, come riposta anche il Messaggero, non ha ancora trovato conferme ufficiali. La lettera d’intenti di Etihad era attesa prima per lunedì 14 aprile, poi è slittata al 16. La fatidica data è passata e all’alba del 17 aprile nessuna novità si è vista all’orizzonte. Anzi. Invece di una buona notizia, sarebbe arrivata una brusca frenata alla trattativa portata avanti dal governo Renzi.

























