“Siamo davanti ad un provvedimento normativo che, nelle intenzioni del governo dovrebbe favorire le dinamiche occupazionali, ma che, nella realtà, non contiene ancora gli elementi necessari alla ripresa economica e al mantenimento e alla creazione di nuovi posti di lavoro”. Questa in sintesi l’opinione espressa dal segretario confederale dell’Ugl, Fiovo Bitti, nel corso dell’audizione odierna in Senato sul decreto legislativo relativo alle tipologie contrattuali e alla revisione della disciplina delle mansioni.
Nel merito, rispetto al decreto attuativo sulle tipologie contrattuali “l’Ugl guarda con forte preoccupazione: al rischio che l’apprendistato, fondamentale per l’occupazione giovanile, venga fagocitato dal contratto a tutele crescenti, oggi più vantaggioso per le aziende sotto ogni profilo; alla nuova disciplina sul demansionamento che si estende agli accordi individuali, senza alcuna garanzia per il lavoratore; al depotenziamento della contrattazione collettiva, praticamente in tutte le forme contrattuali; all’ulteriore liberalizzazione dei contratti a tempo determinato, visto il riferimento alle mansioni di pari livello; al fatto che il contratto a tutele crescenti è soltanto nominalmente a tempo indeterminato, in quanto è facile per il datore di lavoro licenziare il personale; al rischio caos nei contratti di collaborazione, che vengono circoscritti e non cancellati”.
Riguardo al decreto attuativo sulla conciliazione, “si registra un grave limite nel carattere sperimentale delle misure, nella ridotta copertura finanziaria, nel fatto che il decreto non affronta il tema della occupazione e della rioccupazione femminile né le questioni della integrazione fra i servizi pubblici e privati e del rilancio degli organismi di parità”.
“Ecco perché il giudizio complessivo dell’Ugl sulla legge 183/2014 – ha concluso Bitti – resta negativo, lo è anche sui primi due decreti attuativi già approvati, in particolare il 23/2015 sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti”. Infine qualcosa da dire c’è anche sul metodo perché “le criticità espresse dall’Ugl e da altre Organizzazioni sindacali confederali audite in Parlamento, pur trovando riscontro nelle osservazioni prodotte dalle competenti Commissioni parlamentari, non sono state tenute nella giusta e dovuta considerazione dall’esecutivo”.
























