Si allarga, negli Stati Uniti, la forbice tra ricchi e poveri. A renderlo noto è uno studio compiuto dall’associazione di ricerca ‘Center for budget and policy priorities’ sui dati resi noti dall’Ufficio per il bilancio del Congresso americano.
Secondo l’analisi dei numeri forniti dall’Ufficio del Congresso, dal 1979 al 2000 il fossato tra i benestanti e le fasce più basse della popolazione si è ampliato a dismisura fino a determinare un divario abissale.
Nel 2000 l’1% dei contribuenti americani – ossia l’elite assoluta – ha presentato un patrimonio netto pari a 862.700 dollari per singolo contribuente, quasi triplicando il dato del 1979 quando il patrimonio netto si era attestato a 286.300 dollari.
Sul fronte delle fasce di reddito più basse, pari al 40% dei contribuenti, invece, il patrimonio netto è salito solo del 13%, passando dai 18.695 dollari del 1979 per ciascun contribuente ai 21.118 dollari del 2000.
Una differenza, spiega lo studio, determinata dai guadagni ottenuti dai super-ricchi grazie alla crescita imperiosa del mercato azionario negli anni ’80 e ’90 e alle agevolazioni fiscali introdotte, nel tempo, a loro favore.
Dal 1979 al 2000 – conclude lo studio – il fardello fiscale a carico dei più abbienti è sceso del 3,9% mentre per quanto concerne le fasce più povere dell’1,6%.
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