Dazi e barriere commerciali abolite fra i sette Paesi dei Balcani con ovvi vantaggi per le 20.000 piccole e medie imprese italiane dislocate nell’area, che vedono aprirsi un mercato con 55 milioni di consumatori. Albania, Romania, Bulgaria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Macedonia a Serbia e Montenegro hanno sancito oggi, tramite la firma di 21 accordi bilaterali, la nascita di un’area di libero scambio, compiendo un ulteriore passo in avanti verso l’Unione europea ma soprattutto ponendo un’importante pietra per la propria crescita economica: in base alle stime preliminari si prevede che gli scambi all’interno della regione segnino un +300%, con punte del +800% per la Romania e del +300% per la Bulgaria per quanto attiene agli scambi con i Paesi dell’ex Iugoslavia.
La firma di oggi apre una nuova era per i Balcani, per decenni alle prese con conflitti civili, ma che sembrano aver scoperto come in un’economia globale ‘l’unione fa la forzà, almeno in termini commerciali. Tutti i paesi dell’area balcanica, con la sola eccezione della Romania, mostrano, per quanto riguarda il commercio internazionale, le caratteristiche di un piccolo paese, caratterizzato da un mercato interno modesto, una forte dipendenza dalle importazioni dall’esterno a da uno scarso potere di contrattazione sia in termini di regole che di prezzi. In un’area aperta ed integrata, invece, l’economia è stimolata a divenire più competitiva con guadagni di produttività all’interno del mondo del lavoro. Nonostante la creazione di un’area di libero scambio, i sette paesi risultano però ancora scarsamente integrati, con solo il 6,3% delle importazioni complessive dei sette provenienti dai partner ed il 9,9% dell’export complessivo indirizzato verso gli stessi.
Ad applaudire alla creazione di un’area di libero scambio sono sia l’Europa sia l’Italia, che come indicato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vede nei Balcani una delle proprie priorità insieme alla Cina, alla Russia ed al Mediterraneo, quest’ultimo in vista dell’apertura dei mercati prevista nel 2010. Per Bruxelles, l’unione commerciale dei sette Paesi dei Balcani “accelera ed agevola – si legge in una rapporto – il processo di realizzazione della rete dei Corridoi europei”. Per quanto riguarda strettamente l’Italia, oltre alle regioni di confine come il Friuli Venezia Giulia, ad essere particolarmente soddisfatte della firma odierna sono le 20.000 pmi presenti nei balcani, ma anche gli imprenditori interessati all’area che, vedendo una semplificazione delle rotte commerciali, hanno un motivo in più per investire ed esportare nel sud-est europeo. L’Italia è il maggiore partner commerciale di molti dei sette Paesi, che destinano complessivamente al nostro Paese il 22,83% del loro export totale per un ammontare di 6,2 miliardi di dollari. In crescita anche le importazioni dei sette dall’Italia, aumentate dall’11,34% del 1993 al 17,44% del 2002. «L’export di Albania, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Romania e Serbia Montenegro dirette verso l’Italia sono incrementate del 301,9% dal 1003 al 2002 – afferma il rapporto – mentre le importazioni provenienti dal Belpaese sono aumentate del 313,7%».
– MERCATO PIÙ GRANDE E MAGGIORE COMPETITIVITÀ: Con la creazione dell’area di libero scambio, i sette paesi dei balcani vedranno cambiare radicalmente il proprio mercato interno. Le imprese, infatti, per sopravvivere saranno costrette ad operare con maggiore efficienza e quindi con costi minori ed a prezzi più bassi. L’allargamento del mercato, inoltre, permetterà di sfruttare al meglio le economie di scala e questo si tradurrà in produrre a costi minori ed in quantità maggiori.
– MAGGIORE CAPACITÀ DI ATTRARRE INVESTIMENTI: Sulla base delle esperienze già avute nel Mercosur ed in Messico, « si può affermare – continua il rapporto – che gli investimenti diretti dall’estero, in quei progetti e settori per la dimensione nel mercato è fondamentale, sono attratti, in quantità ben più che proporzionali, verso paesi che hanno aderito ad aree di libero scambio, o comunque ad accordi di integrazione economica».
– PIÙ FORZA NEGOZIALE: Uno dei vantaggi della partecipazione ad accordi di integrazione è sicuramente la maggiore forza negoziale che ne deriva. “Un’area di libero scambio fra i Paesi balcanici non avrà certo il peso economico e la forza politica dell’Ue ma potrà assicurare risultati certamente migliori di quelli cui i singoli paesi potrebbero aspirare” sottolinea il rapporto, precisando che “a tal fine è essenziale che i suoi membri riescano a formulare posizioni comuni sui punti di maggior rilevanza”.
– MAGGIORE STABILITÀ POLITICA: Gli effetti degli accordi di integrazione regionale possono essere positivi anche sul fronte delle politiche nazionali, «che divengono più stabili e meno soggette a modifiche e cancellazioni a causa del commitment mechanism che il singolo membro assume a fronte dei partner».
– PIÙ SICUREZZA DEL PAESE: “La partecipazione di un paese ad una qualche forma di integrazione, sia pure solo economica, nell’ambito di un’associazione di paesi, fa comunque – aggiunge il documento – assumere all’accordo di integrazione una valenza politica, sulla base della quale il paese singolo è meno solo”.
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