Il peso della pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente in Italia è molto più elevata che nei principali Paesi europei. E’ quanto ha sostenuto il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Def.
“Nel confronto internazionale è in particolare elevata la tassazione sui redditi da lavoro dipendente. In base ai dati Ocse – per un lavoratore single senza figli che percepisce la retribuzione media – il peso dell`Irpef (incluse le addizionali) è pari al 22 per cento della retribuzione, un valore significativamente più elevato di quello rilevato nei principali paesi europei (19,1 per cento in Germania, 16,6 per cento in Spagna, intorno al 14,5 per cento in Francia e nel Regno Unito)”, ha detto Signorini.
Le tasse occorre abbassarle ma come farlo è una scelta politica. Quello che “la letteratura economica, sia teorica sia empirica” può fare è offrire “indicazioni riguardo ai presumibili effetti sul potenziale produttivo e sulla crescita delle diverse opzioni”. E’ quanto ha precisato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Def.
“Una pressione fiscale così alta indubbiamente ostacola la crescita economica. Come ridurla – su quali voci di tassazione agire – è una scelta eminentemente politica, in ragione delle diverse implicazioni distributive dell`una o dell`altra misura”, ha detto Signorini.




























