L’esenzione fiscale della prima casa avrebbe un effetto positivo soprattutto sui redditi elevati. Lo afferma il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, nel corso di una audizione parlamentare sul Def. “La letteratura economica vede il prelievo immobiliare sulla prima casa come ottimale dal punto di vista del finanziamento degli enti locali –ha affermato-. Esso può avere peraltro rilevanti ricadute sul piano distributivo: l`esenzione della prima casa determinerebbe un risparmio d`imposta crescente con la rendita catastale dell`abitazione”. In altre parole: favorirebbe le famiglie piu’ ricche, proprietarie delle case piu’ pregiate. Quanto ai consumi, secondo Bankitalia e’ illusorio affermare che verrebbero incentivati: ‘’La spinta dei consumi derivante dal taglio delle tasse sulla prima casa potrebbe avere effetti limitati”.
Soprattutto, Signorini sottolinea la necessità che all’eventuale rimozione della tassa si accompagni una riforma del catasto: diversamente, spiega, si genererebbero “fenomeni di iniquita’”. Del resto, sottolinea, “l`invito a procedere speditamente in questa direzione è stato più volte ribadito dalle istituzioni europee, da ultimo nelle raccomandazioni rivolte all`Italia lo scorso luglio nell`ambito del semestre europeo”. Inoltre, il taglio delle tasse sulla casa rischia di avere dei risvolti non positivi sugli enti locali anche se il mancato gettito viene poi restituito dal governo. Ovviamente, sottolinea il dirigente di Via Nazionale, “Le decisioni sulle tasse hanno ampie implicazioni ed è responsabilità del Parlamento”, ma, ha aggiunto, “non si può non rilevare che “in qualche misura” l’esenzione prima casa “indebolisce un elemento importante del federalismo fiscale”.
In conclusione, Bankitalia ricorda che eliminare la tassa sulla casa sarebbe in netta controtendenza rispetto al resto del mondo: la tassazione degli immobili, infatti, “è molto diffusa nel mondo e in Europa come fonte di risorse per gli enti locali, per il collegamento fra valore degli immobili e politiche pubbliche locali, nonché per la relativa stabilità del gettito e per le limitate possibilità di evasione”. Utile il confronto con la media dei paesi europei: “le imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare si attestano all`1,5 per cento del PIL e sono, nella quasi totalità dei casi, di esclusiva (o quasi) pertinenza dei governi locali. Sotto entrambi gli aspetti, l`Italia è in linea con la media degli altri paesi. Le abitazioni principali sono soggette a tassazione in tutti i principali paesi, in particolare in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna”. In ogni caso, qualunque sia la decisione, Bankitalia si augura che sia ‘’stabile’’: Signorini ricorda che si tratterebbe del quinto intervento fiscale sulla casa in soli sette anni. Un vortice di provvedimenti, insomma, che spiazza i cittadini e non contribuisce al clima di fiducia.


























