Il quadro che emerge dal Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese al 2016 rileva una generale insicurezza degli italiani data dall’immobilità sociale e dalla crisi. Per questo motivo, gli italiani preferiscono mettere da parte contante piuttosto che investirlo accumulando, rispetto al 2007, una liquidità aggiuntiva per 114,3 miliardi di euro. Il valore è superiore al Pil di un Paese intero come l’Ungheria.
La liquidità totale di cui dispongono in contanti o depositi non vincolati (818,4 miliardi di euro al secondo trimestre del 2016) è pari al valore di una economia che si collocherebbe al quinto posto nella graduatoria del Pil dei paesi Ue post-Brexit, dopo la Germania, la Francia, la stessa Italia e la Spagna. Quasi il 36% degli italiani tiene regolarmente contante in casa per le emergenze o per sentirsi più sicuro e, se potesse disporre di risorse aggiuntive, il 34,2% degli italiani le terrebbe ferme sui conti correnti o nelle cassette di sicurezza.
Così, con una incidenza degli investimenti sul Pil pari al 16,6% nel 2015, l’Italia si colloca non solo a grande distanza dalla media europea (19,5%), da Francia (21,5%), Germania (19,9%), Spagna (19,7%) e Regno Unito (16,9%), ma è tornata ai livelli minimi dal dopoguerra. “Emerge una Italia rentier – commenta il Censis – che si limita a utilizzare le risorse di cui dispone senza proiezione sul futuro, con il rischio di svendere pezzo a pezzo l’argenteria di famiglia.”

























