Raffaella Vitulano
Ancora una volta l’Unione Europea deve affrontare una difficile congiuntura economica ed una rapida intensificazione della riduzione dei posti di lavoro. Una tale situazione non era stata assolutamente prevista.
E’ la denuncia della Confederazione europea dei sindacati (Ces), che alla vigilia della euromanif di venerdì prossimo a Bruxelles, spiega che ”il Consiglio europeo di primavera ha l’obbligo di riesaminare alla base la Strategia di Lisbona, al tempo stesso rivedendo la Strategia europea per l’occupazione e gli Indirizzi di massima per le politiche economiche, in modo da garantire che essi rispondano pienamente alle sfide immediate e a quelle di medio termine, e che la crescita sia effettivamente sostenibile a livello sociale, ambientale ed economico”.
La preoccupazione condivisa anche dalla Ces è che punti importanti dell’agenda delle riforme strutturali, con particolare riferimento a quelli relativi all’ambiente, siano stati perseguiti in maniera del tutto inadeguata, che altri, come ad esempio l’introduzione del Brevetto comunitario, siano stati ritardati per motivazioni inaccettabili, mentre altri ancora sui quali era già stato raggiunto un accordo non hanno ancora trovato applicazione.
La Commissione sottolinea giustamente in che misura sia necessario rafforzare il potenziale produttivo dell’economia europea in qualità di unica possibilità nel medio termine per la creazione di un numero maggiore di posti di lavoro di migliore qualità e per conseguire livelli di vita più elevati e migliori per tutti.
Tuttavia – puntualizza la Ces – sarebbe errato dare l’impressione che la creazione di un maggiore potenziale possa garantirne automaticamente l’utilizzo; in altri termini, come ampiamente dimostrato dalla situazione attuale, non è possibile garantire che l’offerta generi automaticamente una corrispettiva domanda.
Appare inoltre evidente che la nuova spinta verso l’alto registrata dal tasso di disoccupazione non è dovuta ad un’ipotetica e improvvisa maggiore rigidità dei mercati del lavoro. È semmai vero l’opposto, e in effetti la Commissione nelle sue previsioni più recenti ha rilevato come il mercato del lavoro europeo abbia fatto registrare risultati lusinghieri.
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