Secondo l’ultimo Rapporto Cnel sul mercato del lavoro 2013-2014, “l’economia italiana continua ad essere attraversata da una grave crisi, la più pesante dal dopoguerra sia per intensità che per durata”. E l’uscita del sistema dalla crisi “non è agevole”.
Soprattutto due sono i settori che secondo il Cnel hanno risentito della crisi: manifatturiero e costruzioni. I numeri sono allarmanti: del milione di posti di lavoro persi durante la crisi, più di 400mila sono nell’edilizia, e poco meno nell’industria in senso stretto.
La crisi si differenzia anche a livello territoriale: “la caduta del Pil al Sud è quasi il doppio di quella delle regioni del centro-Nord”. La contrazione in termini di input di lavoro è di quasi 600mila occupati nelle regioni meridionali, e poco più di 400mila nel resto d’Italia.
Ci sono però deboli segnali, se non di ripresa, almeno di stabilizzazione dell’attività economica italiana. Per il Cnel infatti esistono diversi indicatori che hanno segnalato una inversione di tendenza, “senza però tradursi ancora in una vera e propria fase di crescita”. Come ad esempio, guardando agli effetti delle riforme del mercato del lavoro elaborate dal Cnel, emerge una iniziale ripresa dell’apprendistato, una crescita dei lavori a termine, una tenuta e iniziale ripresa del tempo indeterminato.
Ristagna anche la domanda di lavoro nella maggior parte dei settori produttivi. Secondo il Cnel i giovani non trovano spazio nel mondo del lavoro. Tra le cause anche gli effetti delle riforme previdenziali varate negli anni scorsi, con la conseguente tendenza a rinviare l’uscita per pensionamento.
Per uscire dall’impasse e contrastare la caduta della domanda aggregata è fondamentale, per il Cnel, superare il traguardo di un deficit al 3 per cento del Pil. Allo stato attuale, ricorda il Cnel, “siamo ancora distanti dal poterci permettere politiche fiscali di segno espansivo”.
Insomma, per risolvere la situazione economica italiana, è utile vedere il problema nel suo insieme e non, come ha detto il presidente delegato Commissione Speciale dell’Informazione Tiziano Treu “a pizzichi e bocconi”. Una delle grandi tematiche da prendere per le corna, per Treu, sono le politiche economiche di sviluppo: “Ma occorre perseguire una crescita diversa, non solo più sostenibile, ma più attenta alla qualità e all’inclusione sociale”. Un altro grande tema, secondo Treu è quello della formazione, considerato che lo skill gup segnalato nel rapporto Cnel, “è uno degli handicap competitivi più gravi del nostro paese”.
Treu punta il dito anche sul cuneo fiscale: “i dati mostrano che l’handicap maggiore non riguarda il livello assoluto del costo del lavoro, ma il peso del cuneo fiscale e contributivo, che è tra i più alti dell’area Ocse”. Di grande importanza per Treu è il riequilibrio tra politiche passive “che sono cresciute nel corso della crisi “ e politiche attive “da sempre deboli e sottofinanziate rispetto ai paesi vicini”. Quindi si all’utilizzo dei contratti di solidarietà e in genere la CIG a rotazione, ma “un uso non assistenziale degli ammortizzatori sociali, anche riformati, richiede la presenza di strumenti di politiche attive capaci di accompagnare e sostenere le persone disoccupate o inattive alla ricerca di lavoro”.
Infine la riforma pensionistica del 2011, per Treu, non era necessaria e potrebbe essere modificata “in quanto si è passati, non solo in Italia, dal sistema retributivo a quello contributivo”. Una misura valida sulla materia pensionisticha, che serva anche a prevenire un conflitto generazionale, potrebbe essere quella “di attuare misure che uniscano un pensionamento graduale degli anziani, sottolinea Treu, che passano al part time qualche anno prima dell’età di pensione, alla assunzione di giovani, pure a part time”.
Sull’art, 18, il licenziamento ingiustificato e la disciplina dei lavori cd. parasubordinati, Treu sottolinea come sia necessario definire le materie “per evitare incertezze e abusi”. Per altro verso, “fornire una base comune di tutele a questi lavoratori, che, pur essendo giuridicamente autonomi, sono economicamente dipendenti”.
E.G.



























