La Commissione europea dovrebbe adottare domani una bozza di direttiva che punta a colmare una “lacuna importante” in materia di diritto societario che ostacola le “fusioni transfrontaliere” delle società, soprattutto le Pmi.
Lo si afferma in un documento che accompagna la bozza di direttiva. Lo scopo del provvedimento, che deve ancora ricevere l’avallo di Consiglio e Parlamento Ue, è quello di facilitare queste fusioni ed evitare le legislazioni nazionali “possano costituire un ostacolo”.
Ora infatti, a seconda dei Paesi in cui le società hanno sede, questi mergers spesso richiedono “costruzioni giuridiche complicate e costose” che per giunta non offrono la sicurezza giuridica voluta e comportano in genere la liquidazione delle società assorbite, operazione molto onerosa.
La proposta, inserita nel Piano d’azione per i servizi finanziari della Commissione Ue e preannunciata nella comunicazione del marzo scorso sulla governance delle imprese, punta dichiaratamente a creare “uno strumento giuridico appropriato” che permetta alle imprese di fare fusioni “nelle migliori condizioni”. Si tratta, viene ribadito nel documento di accompagnamento, di “ridurre i costi” salvaguardando la “sicurezza giuridica” indispensabile a permettere al più gran numero di aziende di beneficiarvi”. Della direttiva “profitteranno soprattutto le piccole e medie imprese” per la quali lo statuto di Società europea non crea condizioni soddisfacenti.
La direttiva, il cui varo è inserito nell’agenda dei lavori del riunione collegiale della Commissione Ue di domani a Strasburgo, si distingue da una proposta iniziale del 1984 fra l’altro per quanto riguarda il campo di applicazione: quella si rivolgeva solo alle società anonime, mentre questa riguarda “tutte le società di capitali” e soprattutto a quelle non interessate alla creazioni di una Società europea, quindi le piccole e medie.
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