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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

284ª Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
Interviene il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Saporito.

La seduta inizia alle ore 9,35.

IN SEDE CONSULTIVA
(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l’ anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 – 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati
– (Tabb. 4 e 4-bis) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2005
(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Si riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.

Il PRESIDENTE ricorda che nell’odierna seduta proseguirà l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo, iniziato nella seduta di ieri.

Il senatore TOFANI (AN), in riferimento alla normativa contenuta nell’articolo 1 comma 18 della legge delega n. 243 del 2004, in materia di riforma delle pensioni – che fa salve le previgenti disposizioni in materia di requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso al pensionamento di anzianità, nei limiti di 10.000 lavoratori beneficiari collocati in mobilità o destinatari di fondi di solidarietà di settore sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 1° marzo 2004 – evidenzia la particolare situazione di disagio determinatasi in relazione a talune fattispecie di mobilità attualmente in atto, non ricomprese nell’ambito applicativo della predetta disciplina transitoria, in relazione alle quali troverà quindi applicazione la nuova normativa in materia di accesso al pensionamento.
Sarebbe opportuno sottolineare adeguatamente, nell’ambito del rapporto che la Commissione si accinge ad approvare, tale importante nodo problematico, per il quale andranno individuate congrue soluzioni, attraverso apposite proposte emendative, eventualmente anche governative.

Il senatore VIVIANI (DS-U) rileva preliminarmente che, pur essendo la manovra di finanza pubblica basata essenzialmente su taluni rilevanti tagli delle spese, a svantaggio soprattutto dei ceti socialmente più deboli e del sistema delle piccole imprese, il Presidente del Consiglio, attraverso una campagna promossa attraverso i mass media – dei quali peraltro detiene il monopolio – ha più volte richiamato l’attenzione sull’obiettivo della riduzione della pressione fiscale, nel tentativo di distogliere l’opinione pubblica dalle numerose criticità presenti nei provvedimenti di bilancio.
Va evidenziato, riguardo alla preannunciata riduzione del prelievo fiscale, che qualora l’adozione di tale misura fosse stata concretamente possibile, alla luce della situazione economico-finanziaria del Paese, sarebbe stato un preciso dovere dell’Esecutivo provvedere in tal senso fin dall’inizio della Legislatura. Non essendo ciò finora avvenuto, possono essere prospettati seri dubbi in ordine alla realizzabilità di tale intervento, preannunciato in campagna elettorale dalla Casa delle Libertà.
Dalle ultime notizie apprese dalla stampa sembrerebbe che le coperture finanziarie per l’adozione delle norme fiscali in questione siano state individuate in una serie di misure molto discutibili, quali il rinvio al 2005 del rinnovo dei contratti collettivi del pubblico impiego, l’eliminazione di due delle quattro “finestre” annuali per l’accesso al pensionamento, ulteriori tagli alle spese ministeriali, la riduzione degli incentivi alle imprese, l’incremento dei ticket sanitari, l’inasprimento del regime sanzionatorio per i lavoratori in mobilità che rifiutino un’offerta di lavoro.
Va poi sottolineato che, nonostante le dichiarazioni propagandistiche del Presidente del Consiglio, è stato prefigurato un aumento delle entrate determinato dall’introduzione di nuove misure di tassazione connesse sia alla revisione degli estimi catastali sia agli studi di settore, aumento inopportuno e non condivisibile anche alla luce del costante incremento della pressione fiscale verificatosi nel corso dell’attuale Legislatura, che ha condotto, nel 2003, al raggiungimento del livello raggiunto nel 1998, anno nel quale fu compiuto uno sforzo eccezionale per realizzare le condizioni richieste per l’ingresso dell’Italia nell’Unione economico-monetaria.
L’aumento della spesa corrente, rilevabile dall’analisi dei documenti contabili in titolo, dimostra che il controllo della finanza pubblica effettuato dall’Esecutivo risulta particolarmente inefficace, con tutte le conseguenze negative derivanti da tale situazione, anche alla luce dell’esigenza del rispetto dei parametri economici di Maastricht.
Riguardo ai profili inerenti alla materia lavoristica – prosegue il senatore Viviani – nell’ambito del disegno di legge finanziaria per il 2005 non è stata individuata alcuna misura finanziaria destinata alla riforma degli ammortizzatori sociali, in ordine alla quale peraltro il disegno di legge n. 848-bis ipotizza un intervento senza alcun onere finanziario, con un’impostazione incompatibile con l’esigenza di configurare un sistema di protezioni sociali di tipo universalistico.
Inoltre, nessuna risorsa aggiuntiva viene individuata per lo sviluppo della previdenza complementare, che invece andrebbe promossa attraverso un adeguato intervento di sostegno.
All’articolo 14 del disegno di legge finanziaria per il 2005 si contemplano una serie di misure per la prevenzione del rischio di utilizzazione illecita di finanziamenti pubblici destinati alla formazione professionale, in una prospettiva, del tutto ingiustificata, di radicale sfiducia nei confronti degli enti che operano nel settore, i quali invece in più occasioni hanno dato prova di efficienza e di correttezza, ponendo spesso rimedio alle carenze dell’intervento pubblico. Si stabilisce inoltre che le misure organizzative volte a prevenire il rischio di illeciti, assunte dagli enti sopracitati, vengano sottoposte all’approvazione dell’ISFOL. Riguardo a tale ultimo profilo sussistono forti dubbi di costituzionalità, in quanto si affida a un ente pubblico di ricerca, come l’ISFOL, il compito di espletare un’attività decisionale in ordine ai profili organizzativi della formazione professionale, la quale rientra nell’ambito della competenza legislativa esclusiva delle regioni, ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione.
Nel capo IV del disegno di legge finanziaria si delinea un adeguamento dei trasferimenti all’INPS in relazione ai dati previsionali inerenti all’aumento dell’inflazione, con una impostazione che risulta in contrasto con il principio di delega previsto nell’ambito della legge n. 243 del 2004 – relativa alla riforma del sistema previdenziale – volto a sancire la separazione tra previdenza e assistenza.
Riguardo ai profili attinenti al pubblico impiego, la decisione dell’Esecutivo di rinviare il rinnovo dei contratti collettivi e di circoscrivere l’aumento salariale al 3,7 per cento dell’attuale massa stipendiale si pone in contraddizione con la soluzione, proposta dallo stesso Governo durante le trattative sindacali, incentrata su un incremento retributivo per i dipendenti pubblici in una misura pari al 5 per cento.
Anche il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni risulta incompatibile con la disciplina di cui al decreto legislativo n. 124 del 2004, attuativo dell’articolo 8 della legge n. 30 del 2003, che contempla un rafforzamento delle funzioni ispettive in materia lavoristica e previdenziale, importante e necessario anche alla luce di diritti costituzionalmente garantiti, quale quello alla sicurezza dei luoghi di lavoro.
L’articolo 24 del disegno di legge finanziaria risente di un’impostazione centralista, poiché destina una quota di 500.000 euro del fondo per le politiche sociali – che dovrebbe essere ripartito tra le regioni senza vincolo di destinazione – a favore di un fondo speciale, destinato per il 70% al finanziamento di programmi e progetti del Forum nazionale dei giovani, con sede a Roma.
La disposizione di cui al comma 18 dell’articolo 41 del disegno di legge n. 3223 introduce un controllo statale sui piani di investimento immobiliare dell’INAIL, i quali in taluni casi incidono anche sull’edilizia ospedaliera, che tuttavia rientra nell’ambito delle materie affidate alla competenza legislativa concorrente, ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione. Sarebbe pertanto opportuno prevedere, per questo tema, un intervento delle regioni o quanto meno delle Conferenza Stato-Regioni.
Nella tabella C del disegno di legge finanziaria per il 2005 viene operata una riduzione dei finanziamenti relativi alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che risulta inopportuna soprattutto alla luce degli importanti compiti di monitoraggio spettanti a tale organismo; inoltre, la decurtazione dei contributi concessi agli enti privati gestori di attività formative, contenuta nella stessa tabella C, conferma la scarsa sensibilità dell’Esecutivo per i profili attinenti alla formazione.

Il senatore PAGLIARULO (Misto-Com) osserva preliminarmente che è comune ai parlamentari di tutti i Gruppi politici una difficoltà sostanziale, ad intervenire nel merito di un disegno di legge finanziaria la cui parte più importante è ancora ignota: il testo all’esame della Commissione è, infatti, un insieme alquanto frammentario di norme che si caratterizzano, in primo luogo, per una forte penalizzazione della realtà meridionale, il declino della quale è testimoniato dall’andamento del prodotto interno lordo che inizia a far registrare valori negativi rispetto ad una media nazionale peraltro del tutto insoddisfacente. A fronte di tale situazione, sintomatica di una condizione di sofferenza sociale generalizzabile a tutto il Paese, non viene proposta alcuna misura per l’adeguamento del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, anche attraverso il recupero del fiscal drag; per la modifica del paniere ISTAT per la determinazione dei prezzi al consumo, nonchè per l’innalzamento delle pensioni minime, misura, quest’ultima, che costituisce una delle più clamorose inadempienze del Governo, che ha tradito le aspettative della stragrande maggioranza dei pensionati che versano in condizioni di povertà. Nessuna risorsa aggiuntiva è inoltre prevista per la riforma degli ammortizzatori e sociali e per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.
Queste lacune – prosegue il senatore Pagliarulo – sono l’effetto dell’assenza di una valutazione chiara e concreta delle condizioni materiali in cui versa il Paese. In particolare è preoccupante che a fronte di crisi aziendali sempre più gravi – da ultimo quella che ha colpito la società “Volare” – sia del tutto assente una politica per la difesa dell’occupazione, occupazione che, peraltro, ha un andamento ormai stagnante.
Il disagio sociale sempre più grave e diffuso deriva dalla progressiva erosione dei redditi da lavoro dipendente e da pensione, colpiti in misura notevolissima dall’aumento dei prezzi e delle tariffe; l’insicurezza derivante da tale situazione è ulteriormente accentuata dalla crescente precarizzazione del mercato del lavoro, conseguente alla legge n. 30 del 2003 e al fallimento delle misure per l’emersione del lavoro nero contenute nella cosiddetta legge Tremonti-bis. In attesa di conoscere le proposte del Governo in materia di riduzione della pressione fiscale, sorge spontaneo l’interrogativo circa le modalità con cui verranno ripartiti gli oneri per la copertura finanziaria e, a tale proposito, le notizie apparse oggi sulla stampa, alle quali ha fatto riferimento anche il senatore Viviani, non sono affatto rassicuranti poiché prefigurano interventi suscettibili di produrre gravi effetti recessivi e conseguenze di intollerabile discriminazione sociale, premiando i più ricchi e penalizzando i redditi meno elevati. Mentre permane la realtà di una pressione fiscale in aumento, il Presidente del Consiglio insiste nel presentare la riduzione strutturale delle imposte come l’unica ricetta valida per uscire dalla crisi economica e non esita a indicare in fattori esterni – dall’euro ai vincoli derivanti dal Patto di stabilità e crescita, alle politiche attuate dai precedenti Governi – le responsabilità della situazione che si è venuta a determinare. Queste esternazioni, che costituiscono veri e propri manifesti ideologici, hanno di mira in primo luogo gli alleati di Governo, che sono tenuti sotto controllo con la minaccia del ricorso alle urne. Tutti questi elementi sono il segno di un preoccupante e crescente divario tra il degrado della situazione economica e sociale del Paese e l’inconsistenza della proposta politica e programmatica del Governo e della maggioranza che lo sostiene.

Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) osserva preliminarmente che il Senato si trova nella difficile condizione di discutere un disegno di legge finanziaria privo di ispirazione politica e di proposta programmatica, caratterizzato dalla preoccupazione di contenere la spesa pubblica e in particolare la spesa degli enti locali, e basato su un insieme di tagli indiscriminati, senza alcuna preoccupazione per l’equità e per lo sviluppo. Inoltre, il Parlamento è costretto a recitare un ruolo subalterno in attesa che si ridefiniscano gli equilibri politici all’interno della maggioranza e venga resa nota la proposta dell’Esecutivo sulla più volte richiamata riduzione della pressione fiscale.
In realtà, i documenti di finanza pubblica in discussione documentano l’abbandono da parte del Governo di ogni intenzione di formulare proposte concrete per fare fronte ad una situazione economica e sociale sempre più grave, nella quale crescono le tensioni e la contestazione nei confronti delle misure fin qui attuate che, specialmente nel campo del lavoro e dello Stato sociale, rappresentano delle vere e proprie controriforme.
Occorre peraltro tenere presente che si sta discutendo la penultima finanziaria della legislatura, la più importante e significativa, se si considera che la prossima sarà maggiormente condizionata da preoccupazioni di tipo elettorale: tuttavia, il disegno di legge in discussione sembra ignorare i gravi problemi del Paese, il malcontento della società, le tensioni istituzionali fra amministrazioni centrali ed enti locali ed ora anche nei confronti dell’Unione europea, nonché la grave situazione in cui versano sia il sistema dell’istruzione sia il sistema della sanità, la mancata modernizzazione infrastrutturale, le tensioni nel comparto della giustizia e l’aggravamento della condizione giovanile, sempre più penalizzata dalla precarietà del mercato del lavoro che, ad oggi, costituisce il risultato più evidente della riforma varata con la legge n. 30 del 2003. Mentre dunque si registra un arretramento del Paese in tutti gli aspetti essenziali della vita economica e sociale, il Presidente del Consiglio, contro ogni evidenza – e smentendo anche sue recenti dichiarazioni, circa l’impossibilità di procedere alla riduzione delle imposte in presenza di una situazione critica dei conti pubblici – insiste nel voler dare attuazione ad una promessa elettorale che, da quanto si può apprendere dalla stampa, favorirà soltanto i redditi più elevati.
I Gruppi politici dell’opposizione – prosegue il senatore Montagnino – ritengono che si possa e si debba procedere alla riduzione delle imposte secondo modalità compatibili con la situazione complessiva dei conti pubblici e, in secondo luogo, ritengono che vada invertita l’attuale tendenza a scaricare sugli enti locali gli oneri conseguenti all’aumento della spesa pubblica. Il disegno di legge finanziaria all’esame testimonia il fallimento della politica governativa e il suo velleitarismo: i problemi della competitività sono rinviati ad un disegno di legge collegato di cui si ignorano i contenuti e anche la tecnica di copertura dello stesso disegno di legge finanziaria consiste in un inedito tentativo di congelare la spesa, in contrasto con l’ordinamento contabile vigente proprio per quanto riguarda il rapporto tra disegno di legge finanziaria e disegno di legge di bilancio. La generalizzazione dei limiti all’incremento della spesa delle pubbliche amministrazioni costituisce infatti una palese rinuncia a definire una linea coerente di politica economica: tale scelta graverà in modo particolare sulle famiglie e sulle aree del Mezzogiorno che risulteranno particolarmente penalizzate per lo svuotamento delle politiche di sostegno alle fasce sociali più deboli, come si è potuto constatare con la cancellazione del reddito minimo di inserimento e la mancata attuazione del reddito di ultima istanza. Dalle notizie che circolano sulla stampa quotidiana – la cui attendibilità peraltro non è sempre certa – sembra che la riduzione delle tasse verrà finanziata anche a carico degli incentivi per l’occupazione: vi è quindi l’ulteriore rischio che il disegno di legge n. 848-bis, contenente norme di delega su questa materia, venga ulteriormente svuotato nei suoi contenuti. E’ auspicabile che su questi temi, anche da parte dei settori della maggioranza che non affidano le loro sorti esclusivamente alle virtù mediatiche del Presidente del Consiglio, si avverta l’esigenza di una netta e tempestiva inversione di tendenza.

Il senatore TREU (Mar-DL-U) ritiene che il disegno di legge finanziaria si caratterizzi non soltanto, come rilevato nei precedenti interventi, per la mancanza delle disposizioni in materia fiscale, che dovrebbero costituire l’oggetto di uno specifico emendamento governativo, ma anche per l’assenza di qualsiasi intervento credibile sui temi del lavoro, dello Stato sociale e dello sviluppo. Anche dall’esposizione preliminare svolta dal relatore si può cogliere la pochezza delle misure in discussione: in particolare, le modifiche proposte alla disciplina dei fondi interprofessionali appaiono riduttive e confuse, così come risultano del tutto deludenti le disposizioni in materia previdenziale, nella parte in cui non intervengono per definire la distinzione tra assistenza e previdenza, materia oggetto, peraltro, di un principio di delega contenuto nella riforma recentemente varata dalle Camere. Ulteriori perplessità derivano anche dalla reiterazione del blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, attuato in assenza di un’ottica di medio periodo che coniughi il dovuto rigore con la necessaria attenzione ai temi della riforma della pubblica amministrazione nei suoi profili di efficienza e di produttività. Inoltre, nel comparto del pubblico impiego, il blocco viene posto esclusivamente alle assunzioni a tempo indeterminato, mentre si ammettono proroghe per i rapporti di lavoro a tempo determinato e per le collaborazioni coordinate e continuative, malgrado queste ultime siano state più volte indicate come fonti di abusi da eliminare, da parte di un autorevole esponente del Governo, nel corso del dibattito in Commissione sulla riforma del mercato del lavoro.
Nel complesso – prosegue il senatore Treu – non si può non formulare una valutazione molto preoccupata delle pessime scelte di politica economica adottate dal Governo nel corso della legislatura, rivelatesi del tutto inadeguate a fronteggiare una crisi internazionale che si protrae ormai da molto tempo. In particolare, il Governo non si è mai posto il problema di adottare misure rigorose, ma attente al profilo dell’equità, per ripartire gli oneri in modo equilibrato e senza penalizzare le fasce sociali più deboli. Gli interventi basati su tagli indiscriminati della spesa, come quelli di cui agli articoli 2 e 3 del disegno di legge finanziaria – che pongono un limite del 2 per cento all’incremento della spesa delle pubbliche amministrazioni per il triennio 2005-2007 – oltre ad essere di dubbia legittimità, sono suscettibili di produrre effetti incontrollabili nel medio termine, soprattutto in termini di riduzione delle risorse destinate agli investimenti pubblici già oggi notevolmente limitate. Anche i tagli effettuati sulle risorse destinate alla COVIP e alle spese per gli enti di formazione sono indicativi di scelte sbagliate, che richiederebbero una decisa inversione di tendenza. Occorre poi segnalare l’effetto paradossale di interventi di per sé iniqui e inefficaci: infatti, l’indicazione di tetti rigidi coesiste con un aumento incontrollato della spesa corrente, che costituisce un elemento costante dell’attuale legislatura.
Inoltre, malgrado le promesse del Presidente del Consiglio, si registra un notevole incremento della pressione fiscale caratterizzata, tra l’altro, da un ricorso particolarmente intenso all’imposizione indiretta che, per sua stessa natura, tende a colpire i redditi più bassi e a deprimere i consumi. Anche la stretta sul lavoro autonomo è preoccupante, tanto più se si considera che si tratta di un’area da sempre guardata con particolare favore dalle forze politiche che costituiscono l’attuale maggioranza.
Un altro punto da approfondire riguarda le operazioni di dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali: anche di recente, la Commissione parlamentare di controllo su tali enti ha dovuto infatti registrare la preoccupazione dei vertici di queste amministrazioni, poiché, per esigenze meramente di cassa, si sta vendendo anche il patrimonio immobiliare funzionale, con effetti chiaramente intuibili per quanto riguarda lo svolgimento delle attività istituzionali.
La manovra di finanza pubblica all’esame si contraddistingue anche per l’inerzia a fronte dell’estensione dell’area della povertà: come è noto il disegno di legge n. 848-bis affronta il complesso problema del sostegno al reddito dei lavoratori senza disporre di risorse aggiuntive; continua inoltre la politica di tagli indifferenziati della spesa degli enti locali e anche per quanto riguarda le già gravemente carenti politiche per la famiglia, va registrato il mancato rifinanziamento del bonus per il secondo figlio. Ulteriori perplessità sorgono poi in merito alle norme sugli asili nido e sul fondo per le politiche giovanili: la prima è già stata dichiarata incostituzionale dal giudice delle leggi e per la seconda vi è un forte sospetto di incostituzionalità.
Sulle politiche per lo sviluppo – prosegue quindi il senatore Treu – si dovrà valutare il contenuto dell’imminente emendamento governativo sul fisco, ma a tale proposito occorre ricordare che i Gruppi politici dell’opposizione hanno già formulato proposte alternative in materia, basate su interventi mirati e selettivi per sostenere la crescita economica, e non su interventi a pioggia o in contrasto con le normative europee.
Malgrado il crollo dell’occupazione nell’area, il Sud Italia è completamente dimenticato dal disegno di legge finanziaria che continua nella prassi, ormai costante – per la terza volta in tre anni – di rinviare agli esercizi finanziari a venire gli stanziamenti più cospicui, mentre si torna a parlare di rimodulazione degli incentivi, senza considerare che ogni modifica normativa dei meccanismi di finanziamento comporta un blocco degli investimenti per almeno un biennio. Nell’attuale situazione, ciò potrebbe comportare danni gravissimi alla già compromessa struttura produttiva del Meridione.
In tempi di crisi occorre una politica economica ispirata a criteri di rigore, di equità e di selettività degli interventi: tutto il contrario di quanto propone il Governo in un disegno di legge finanziaria che si caratterizza per la totale assenza di una proposta politica e programmatica.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 10,30.



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