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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

262a Seduta

Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
indi del Vice Presidente
RAGNO


La seduta inizia alle ore 15,05.


IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO

Schema di regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 2001, n. 176, concernente il regolamento di organizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (n. 383)
(Parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell’articolo 13, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59. Seguito dell’esame e rinvio)

Si riprende l’esame sospeso nella seduta del 29 giugno scorso.

Il presidente ZANOLETTI avverte che il rappresentante del Governo ha fatto sapere di non potere prendere parte alla seduta odierna, a causa di improrogabili impegni politici precedentemente assunti.

Prende quindi la parola il senatore VIVIANI (DS-U) il quale osserva preliminarmente che il riassetto organizzativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali delineato nello schema di regolamento all’esame non tiene adeguatamente conto di due rilevanti innovazioni intervenute negli anni scorsi, rappresentate dal trasferimento delle competenze amministrative in materia di collocamento alle regioni e agli enti locali e dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha dato un ulteriore e rilevante impulso a tale processo di decentramento di competenze, anche legislative, alle regioni.
Queste innovazioni hanno di fatto diminuito l’entità delle funzioni spettanti all’amministrazione centrale, ma lo schema di regolamento all’esame sembra ignorare questo dato di fatto e, con una scelta molto discutibile, porta da dodici a tredici il numero delle direzioni generali, sovrapponendo inoltre ad esse una struttura di segretariato generale molto consistente, le cui attribuzioni non si limitano al coordinamento e al monitoraggio delle attività dagli uffici, ma hanno carattere operativo e si estendono anche alla gestione diretta, comprimendo così le competenze delle direzioni generali: invece di uno snellimento dell’apparato amministrativo centrale – quale sarebbe stato ragionevole prevedere – la proposta del Governo si muove quindi nella direzione opposta, della centralizzazione e dell’appesantimento organizzativo.
Vi è poi – prosegue il senatore Viviani – il problema della distribuzione delle competenze all’interno delle direzioni generali. In una impostazione corretta delle politiche attive del lavoro – perseguita, almeno a parole, anche dal Governo – le funzioni relative all’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, ammortizzatori sociali e formazione professionale dovrebbero avere carattere integrato, considerata la loro stretta interconnessione. Invece, nello schema all’esame si registra un’inspiegabile frammentazione e separazione delle competenze, per effetto della quale l’istituzione, al capoverso articolo 1-quater, di una distinta direzione generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione pone le premesse per uno svolgimento meramente erogatorio ed assistenziale di tale attività, nettamente in contrasto con la necessaria continuità tra interventi di sostegno al reddito e politiche attive del lavoro, più volte sostenuta, in altre occasioni, dai rappresentanti del Governo in carica. Lo stesso discorso vale per la formazione professionale, con un elemento negativo in più, costituito dal carattere dichiaratamente transitorio della direzione generale istituita dal capoverso articolo 1-undecies. Il comma 2 di tale capoverso esplicita infatti che la direzione generale svolge le sue funzioni fino alla costituzione dell’Agenzia per la formazione di cui all’articolo 88 del decreto legislativo n. 300 del 1999. E’ peraltro piuttosto strano che si detti una disposizione transitoria in vista dell’attuazione di una norma vigente dall’inizio della legislatura; nel merito, poi, occorrerebbe chiedersi se sia proficuo gestire una politica per la formazione professionale a prescindere da quella degli ammortizzatori sociali, attraverso una struttura esterna al Ministero del lavoro. In verità, l’ipotesi di istituire un’agenzia per la formazione professionale fu, secondo il senatore Viviani, una scelta erronea compiuta dal Governo di centro-sinistra, ed è paradossale che l’attuale Esecutivo, il più delle volte animato dall’intento di smantellare le normative adottate nella trascorsa legislatura, intenda invece fare propria una scelta molto discutibile di quel periodo. Si direbbe che si voglia utilizzare strumentalmente l’ipotesi dell’agenzia per tentare di riportare sotto il controllo dell’amministrazione centrale una competenza trasferita alle regioni in seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione. Inoltre, l’istituzione di un’agenzia si pone in alternativa rispetto all’esistenza dell’ISFOL, il cui ruolo invece risulta valorizzato in molti provvedimenti varati nel corso dell’attuale legislatura. Per tali motivi, la disciplina prevista nello schema di regolamento all’esame proietta numerosi elementi di precarietà ed incertezza sul futuro di un’attività particolarmente rilevante, quale è la formazione professionale.
Nell’ambito del necessario potenziamento della Direzione generale per l’attività ispettiva – che costituisce la più importante funzione decentrata che resta nell’ambito delle competenze ministeriali – occorrerebbe porsi il problema della formazione del personale, elemento essenziale per qualificare adeguatamente il settore ispettivo. L’attribuzione delle competenze in materia esclusivamente alla direzione generale delle risorse umane desta, per questo aspetto, qualche perplessità.
Un altro profilo poco convincente dello schema all’esame riguarda l’istituzione di una direzione generale per la comunicazione, di cui al capoverso articolo 1-sexies: si tratta infatti di una scelta di per sé eccessiva, aggravata dalla sovrapposizione di competenze relativa alla gestione del sito web, richiamata anche nel capoverso articolo 1-terdecies relativo alla direzione generale per l’innovazione tecnologica.
La direzione generale per la famiglia, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese, di cui al capoverso articolo 1-septies, cumula poi una serie di competenze e funzioni del tutto eterogenee, assumendo, sin nella denominazione, una connotazione propagandistica, particolarmente cara al Governo. La competenza relativa alla responsabilità sociale delle imprese, in particolare, andrebbe collocata in altra sede, mentre la gestione del Fondo per le politiche sociali – che fa capo alla direzione generale separata istituita al capoverso articolo 1-octies – dovrebbe invece afferire ad un’unica direzione generale per le politiche sociali, considerato anche che, dal punto di vista gestionale, tale Fondo dovrebbe essere ripartito tra le regioni senza alcun vincolo di destinazione, come previsto dalla legge istitutiva. E’ poi del tutto erronea l’attribuzione alla predetta direzione generale per la famiglia dei compiti relativi al collocamento dei disabili, poiché tale materia, secondo la condivisibile impostazione della legge n. 68 del 1999 attiene invece alla sfera del collocamento e delle politiche attive del lavoro.
La previsione di una direzione generale per l’immigrazione, di cui al capoverso articolo 1-novies è indubbiamente coerente con le scelte legislative adottate nel corso della legislatura, che condizionano l’ingresso degli immigrati nel territorio nazionale alla sussistenza di un rapporto di lavoro, ma, proprio per questo motivo, conferma la diffidenza dell’attuale Governo per qualsiasi politica di programmazione dei flussi migratori. Ne deriva, contro le intenzioni dell’Esecutivo, un aumento tendenziale dell’immigrazione clandestina che renderà indispensabile il ricorso a nuovi provvedimenti di sanatoria.
Per quanto riguarda la direzione generale del mercato del lavoro – prosegue il senatore Viviani – sarebbe stato necessario indicare una specifica funzione per il coordinamento tra la gestione degli ammortizzatori sociali e la formazione professionale, nonché per il collocamento dei lavoratori disabili. Inoltre, al capoverso articolo 1-decies, che si occupa di tale direzione generale, non si affronta il problema del raccordo con le regioni e con le autonomie locali, che costituisce invece un elemento centrale per realizzare politiche del lavoro realmente efficaci. Va poi osservato che un nesso con la gestione degli ammortizzatori sociali dovrebbe essere previsto anche con riferimento alla direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro, di cui al capoverso articolo 1-quindecies, considerato che la gestione dei conflitti collettivi di lavoro è spesso strutturalmente collegata con interventi di sostegno al reddito dei lavoratori.
In conclusione, secondo il senatore Viviani lo schema di regolamento all’esame delinea una struttura eccessivamente centralistica dell’amministrazione del lavoro e delle politiche sociali, caratterizzata da una ripartizione delle competenze molto discutibile: per tale motivo, occorre una profonda revisione di tale disegno organizzativo, nel senso dello snellimento, del rispetto delle competenze attribuite alle regioni e alle autonomie locali e della coerenza tra le diverse funzioni.

Il senatore TREU (Mar-DL-U), dopo aver dichiarato di condividere le considerazioni espresse dal senatore Viviani nel corso del precedente intervento, evidenzia che l’impostazione di fondo del provvedimento all’esame si pone in contraddizione con le esigenze di efficacia e di funzionalità delle amministrazioni pubbliche – spesso evocate dagli esponenti della maggioranza – comportando un’inopportuna frammentazione e verticalizzazione dei centri di responsabilità e risultando altresì inidonea a garantire un’adeguata gestione delle relazioni istituzionali con gli enti territoriali, nonché con le competenti istituzioni comunitarie.
Pertanto, il modello organizzativo prospettato dallo schema di regolamento in titolo risulta del tutto incongruo rispetto al perseguimento degli obiettivi inerenti alle moderne politiche del lavoro.

Il PRESIDENTE propone di conferire al relatore il mandato a predisporre uno schema di parere, da sottoporre alla Commissione nel corso della seduta di domani.

La Commissione conviene.

Il relatore alla Commissione SAMBIN (FI) precisa che nella elaborazione dello schema di parere terrà conto anche degli elementi emersi nel corso del dibattito.

Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


La seduta termina alle ore 15,30.


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