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Home - Senato - Commissione Lavoro, prrevidenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, prrevidenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

9ª Seduta 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


 


            Interviene il ministro della solidarietà sociale Ferrero.   

            La seduta inizia alle ore 8,40.


 


 


SULLA PUBBLICITA’ DEI LAVORI 


 


      Il presidente TREU fa presente che è pervenuta la richiesta, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, di attivazione dell’impianto audiovisivo, in modo da consentire la speciale forma di pubblicità della seduta ivi prevista e avverte che, ove la Commissione convenga nell’utilizzazione di tale forma di pubblicità dei lavori, il Presidente del Senato ha già preannunciato il proprio assenso.


            Non facendosi osservazioni, la forma di pubblicità di cui all’articolo 33, comma 4, del Regolamento, viene adottata per il prosieguo dei lavori.


            Avverte inoltre che, in via sperimentale, la pubblicità della seduta verrà altresì assicurata attraverso la resocontazione stenografica, che sarà resa disponibile in tempi rapidi.


 


 


PROCEDURE INFORMATIVE 


Seguito delle comunicazioni del Ministro della solidarietà sociale sulle linee programmatiche del suo Dicastero   


 


            Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Ministro della solidarietà sociale, sospeso nella seduta di martedì 11 luglio.


 


Intervengono nel dibattito, per porre domande e richieste di chiarimento, il senatore PICCONE (FI) e il presidente TREU.


 


Poiché nessun altro chiede di intervenire, il PRESIDENTE dà la parola al Ministro per la replica.


 


Replica quindi agli intervenuti il ministro FERRERO.


 


Il PRESIDENTE ringrazia il Ministro per la sollecitudine con la quale ha accolto l’invito della Commissione e dichiara conclusa la procedura informativa.


 


 


IN SEDE CONSULTIVA 


 


(Doc. LVII, n. 1) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica (DPEF) per gli anni 2007-2011


(Parere alla 5a Commissione. Esame e rinvio)


 


      Introduce l’esame il relatore alla Commissione BOBBA (Ulivo) rilevando preliminarmente che il Documento di programmazione economico-finanziaria risulta incentrato su tre importanti prospettive, costituite dalle politiche per la promozione dello sviluppo e la crescita del sistema economico, da quelle di risanamento, volte a salvaguardare l’equilibrio dei conti pubblici anche alla luce dei parametri comunitari, nonché da quelle finalizzate a garantire una più equa distribuzione delle risorse, con una maggiore attenzione soprattutto ai ceti sociali più deboli e alle fasce generazionali più giovani.


Il Documento in esame prevede, in via generale, una manovra complessiva, in sede di legge finanziaria 2007, pari a 35 miliardi di euro, al lordo di nuove spese, finalizzate al conseguimento di obiettivi di sviluppo e di equità e stimate per un importo pari a circa 15 miliardi di euro. Riguardo ai nuovi valori macroeconomici e di finanza pubblica del Documento, si ricorda che, per il 2007 si prefigura un rapporto tra l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni ed il PIL pari a 2,8 punti percentuali, e un tasso di disoccupazione pari al 7,5 per cento, destinato a scendere gradualmente, fino ad un valore di 6,7 punti, previsto per il 2011.


Riguardo agli aspetti economici più strettamente inerenti alle tematiche del lavoro, il documento sottolinea come lo sviluppo del Paese debba comprendere la crescita di due elementi fondamentali, la produttività e l’occupazione, che risultano peraltro interconnessi, atteso che senza incremento della produttività difficilmente può esservi un aumento dei tassi di occupazione.


La produttività italiana si colloca, nel 2005, al di sotto della media dell’area dell’euro di circa tre punti percentuali, mentre, nel 1995, essa era più alta di quasi quattro punti rispetto alla media suddetta. Una dinamica sostenuta della produttività è, quindi, una condizione essenziale per lo sviluppo economico ed anche per la crescita delle retribuzioni reali.


L’aumento del tasso di occupazione, a sua volta, è essenziale per rispondere alle esigenze dei giovani, delle donne e dei lavoratori più anziani, il cui tasso di attività si colloca su livelli di molto inferiori a quelli prefigurati in sede comunitaria nell’ambito della strategia di Lisbona, sia per quanto concerne il livello complessivo dell’occupazione, sia, e in misura ancor maggiore, per quanto riguarda il  tasso di occupazione dei soggetti più deboli – donne, giovani e anziani –  per i quali il differenziale tra la situazione italiana e gli obiettivi di Lisbona è ancora più marcato. Opportunamente, dunque, in merito a queste categorie di soggetti, il Documento fa riferimento ad alcuni piani di azione per le pari opportunità, per l’occupazione giovanile e per la famiglia.


In via generale, tra gli strumenti intesi alla crescita economica più direttamente inerenti all’ambito lavoristico, il Documento indica la riduzione del carico fiscale e contributivo. Tale riduzione riguarderà sia la quota a carico del datore sia quella a carico del dipendente, in modo da migliorare la competitività delle imprese italiane e, al contempo, assicurare ai lavoratori un incremento del reddito disponibile. L’intervento in esame – che non concernerà le aliquote contributive pensionistiche – sarà destinato al lavoro dipendente a tempo indeterminato e dovranno essere individuati criteri di selettività per premiare le imprese che favoriranno la stabilizzazione dei rapporti, al fine di superare una rilevante criticità riscontrabile nell’attuale mercato del lavoro. I più recenti dati ISTAT documentano infatti una crescita dei rapporti di lavoro a tempo determinato a ritmi più sostenuti rispetto ai rapporti a tempo indeterminato, ma soprattutto segnalano l’eccessiva lunghezza dei tempi entro i quali il rapporto di lavoro tende a stabilizzarsi, compresa tra i 5 e i 6 anni. Si tratta di un aspetto del mercato del lavoro italiano che non può essere sottovalutato.


La riduzione del cuneo fiscale sarà accompagnata da un incremento delle aliquote contributive pensionistiche relative ad alcuni soggetti iscritti all’INPS, in particolare i lavoratori a progetto e gli altri collaboratori in forma coordinata e continuativa e gli associati in partecipazione. L’elevamento è inteso a consentire un trattamento pensionistico più elevato per tali categorie e a ridurre il differenziale contributivo rispetto al lavoro subordinato, differenziale che costituisce una causa non secondaria del ricorso a queste medesime forme di lavoro atipiche.


La promozione del lavoro a tempo indeterminato e la riduzione dell’area della precarietà – oltre ad ispirare i criteri di intervento di riduzione del cuneo fiscale e contributivo – costituiscono una delle linee direttrici generali del Documento in materia di lavoro. In merito, si fa riferimento alla revisione degli aspetti più critici della riforma del mercato del lavoro di cui al decreto legislativo del 10 settembre 2003, n. 276, in particolare all’intervento su istituti che possono più facilmente dar luogo a forme precarie di occupazione, quali il contratto di lavoro a chiamata e lo staff leasing.


Il documento sottolinea inoltre, l’esigenza di individuare strumenti utili alla promozione dell’occupazione femminile e degli ultra-cinquantenni, nonché quella di rilanciare le politiche formative, che rivestono un particolare rilievo rispetto ai profili in questione. Indicazioni interessanti su questo punto vengono dal recente rapporto di Unioncamere, che parla, tra l’altro, di una forte domanda di formazione per i neoassunti in tutti i settori produttivi, e sottolinea la preoccupante stagnazione della domanda di figure professionali altamente qualificate.


Un’altra linea direttrice è individuata nell’intensificazione del contrasto al lavoro nero e irregolare, che, come emerge anche dalle rilevazioni effettuate attraverso un incrocio dei dati informatici dell’INPS con quelli dell’amministrazione finanziaria, continua a gravare negativamente sull’assetto del mercato del lavoro. Tale intervento dovrà articolarsi attraverso l’azione sinergica dei vari organismi competenti e mediante l’applicazione e l’estensione di alcuni istituti, quali il documento unico di regolarità contributiva, nonché il principio di  comunicazione preventiva dell’instaurazione del rapporto di lavoro nei settori più esposti. Si ricorda che quest’ultimo principio è attualmente previsto, sul piano legislativo, per il settore edile, ma non è ancora attuato, a causa della mancata emanazione del necessario decreto ministeriale.


Si fa poi riferimento a specifici interventi per l’emersione del lavoro sommerso, soprattutto femminile, nel campo del lavoro di cura.


Un’altra linea direttrice è costituita dal miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, linea connessa alla precedente, in quanto i problemi della sicurezza, come osserva il Documento, spesso si intrecciano con quelli del lavoro sommerso.


In materia di sicurezza sul lavoro, si prospettano l’adozione di un testo unico, ai fini della razionalizzazione, del migliore coordinamento e della più agevole applicabilità delle relative norme, nonché l’attuazione di interventi mirati al contrasto al lavoro nero ed alle elusioni, quali l’obbligo dell’adozione di tessere di identificazione dei lavoratori per settori a particolare rischio, come quello edile, la revisione della normativa sugli appalti, in funzione di una maggiore trasparenza e garanzia del rispetto delle regole in materia di lavoro, superando, in particolare, i fenomeni negativi derivanti dalle dinamiche di ribasso e dai sub-appalti.


In materia pensionistica, il documento rileva che le riforme adottate nelle scorse legislature hanno permesso un contenimento della dinamica della relativa spesa, che, tuttavia, in rapporto al PIL, continuerà a crescere nel medio-lungo periodo, a causa dei cambiamenti nella struttura demografica della popolazione. Di conseguenza, il raggiungimento di situazioni di equilibrio e la salvaguardia della misura delle prestazioni possono conciliarsi solo mediante l’emersione della base contributiva e l’aumento dei tassi di occupazione, in particolare tra le donne e le fasce più anziane.


Riguardo agli interventi nel settore in questione, il documento prevede la revisione del cosiddetto “scalone”, cioè dell’elevamento, dal 1° gennaio 2008, dei requisiti per il trattamento di anzianità e per la pensione liquidata esclusivamente con il sistema contributivo, nonché la revisione dei coefficienti di trasformazione, prevista dalla legge n. 335, dell’8 agosto 1995.


Si ricorda, in merito, che nel sistema di calcolo contributivo, i suddetti coefficienti costituiscono i valori per determinare la misura della pensione, o della quota di pensione liquidata con il sistema contributivo, corrispondente al montante contributivo individuale. Ai sensi della citata disciplina, ogni dieci anni, con decreto ministeriale, si provvede all’aggiornamento dei coefficienti, sulla base delle rilevazioni demografiche e dell’andamento effettivo del tasso di variazione del PIL di lungo periodo rispetto alle dinamiche dei redditi soggetti a contribuzione previdenziale; la prima revisione dei coefficienti, peraltro, deve ancora essere operata.


Viene prevista inoltre l’assunzione delle iniziative utili allo sviluppo della previdenza complementare nei settori privati e pubblici, tra le quali l’adozione di alcuni atti in attuazione della riforma di tale settore, riforma di cui al decreto legislativo del 5 dicembre 2005, n. 252, e la valutazione, previa consultazione delle parti sociali e degli operatori, dell’opportunità di introdurre perfezionamenti alla medesima disciplina, utili a massimizzare i meccanismi di incentivazione delle adesioni in un quadro di trasparenza, di stabilità e di efficienza di tutte le forme pensionistiche.


 


Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


 

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