I lavoratori dei fast food di tutto il mondo, con il sostegno delle associazioni sindacali di categoria affiliati a IUF (Associazione internazionale dei sindacati dei settori ristorazione, alberghi, catering e agricoltura), si sono riuniti in una grande campagna internazionale che è sfociata nella protesta di oggi, 4 settembre, per attirare l’attenzione sulle condizioni di lavoro nelle catene dei fast food. La protesta cade, non a caso, nella Giornata Internazionale dei Lavoratori dei Fast Food, contrassegnata dall’hashtag #FastFoodGlobal.
In Italia il sindacato di categoria Filcams Cgil (affiliata a IUF) ha indetto una protesta che si è svolta all’esterno dei Fast Food delle principali catene. In particolare, a Roma e Milano i lavoratori hanno presidiato i luoghi di lavoro con un’azione di volantinaggio informativo sulle condizioni di lavoro.
Il contratto collettivo nazionale di settore è scaduto da più di 4 anni e, secondo quanto affermato dal sindacato, “Fipe Confcommercio, fino ad oggi, ha vincolato l’eventuale raggiungimento di un accordo ad un netto taglio del costo del lavoro da ottenere peggiorando le condizioni normative e salariali del quasi un milione di addetti che operano nel settore ristorativo.”
L’origine della mobilitazione risale al 2014, spiega la Filcams, quando i lavoratori dei fast food hanno costituito la campagna che ha coinvolto i sindacati nazionali che si occupano di questioni quali il diritto di aderire o di formare un sindacato, il pagamento di salari bassi e inadeguati al lavoro svolto, contratti applicati unilateralmente senza orari minimi garantiti e occupazione precaria.
Recentemente, nel Regno Unito, una lunga campagna del sindacato BFAWU contro i “contratti a zero ore” ha portato McDonald’s a stipulare contratti fissi con un numero minimo di ore garantite; in Germania, il sindacato NGG è in conflitto con i datori di lavoro sulla giusta remunerazione e sul salario per i lavoratori dei fast food; in Indonesia, FSPM è impegnato a far rispettare i diritti fondamentali per i lavoratori della catena dei fast food locali di Champ Resto; in Nuova Zelanda, Unite Union ha vinto un accordo con McDonald’s che prevede aumenti salariali rispetto al salario minimo orario.
A sostegno di queste campagne e per dimostrare il sostegno ai lavoratori dei fast food che combattono e si organizzano in molti paesi, i sindacati affiliati a IUF, in particolare quelli con iscritti del settore ristorazione, si sono organizzati per attirare l’attenzione sulle condizioni di lavoro, generalmente povere, nei fast food.
I membri dell’IUF saranno mobilitati in tutto il mondo: oltre all’Italia, le proteste che sostengono le rivendicazioni dei lavoratori dei fast food sono organizzati Indonesia, Regno Unito, Germania e in molti altri paesi. Negli Stati Uniti è previsto uno sciopero nazionale per la campagna “FightFor15″ (15,00 dollari l’ora di salario minimo garantito) con azioni in tutte le principali città della Confederazione.



























