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Home - Approfondimenti - Interviste - Cultura, cosa chiedono i sindacati al nuovo sovrintendente della Fenice di Venezia. Atalmi (Slc Cgil): “Colabianchi apra a buone relazioni e ci ascolti”

Cultura, cosa chiedono i sindacati al nuovo sovrintendente della Fenice di Venezia. Atalmi (Slc Cgil): “Colabianchi apra a buone relazioni e ci ascolti”

di Elettra Raffaela Melucci
28 Febbraio 2025
in Interviste
Cultura, cosa chiedono i sindacati al nuovo sovrintendente della Fenice di Venezia. Atalmi (Slc Cgil): “Colabianchi apra a buone relazioni e ci ascolti”

In accordo con il ministero della Cultura, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha nominato Nicola Colabianchi, sovrintendente uscente del Lirico di Cagliari, prossimo sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia. Ma la notizia ha suscitato non poche perplessità nel mondo sindacale. Occorre però fare un passo indietro per capire le motivazioni del dissenso e tornare all’operato del predecessore Fortunato Ortombrina, i cui rapporti con i lavoratori sono stati piuttosto turbolenti. Ne parla in questa intervista a Il diario del lavoro il segretario generale della Slc-Cgil del Veneto, Nicola Atalmi.

Segretario, può spiegarci?

Alla Fenice di Venezia abbiamo aperto lo stato di agitazione con uno sciopero in occasione della “prima” di questa stagione perché le relazioni con Ortombrina erano ai minimi storici: una gestione del teatro molto padronale e una totale indisponibilità alle relazioni sindacali. Stiamo parlando di un teatro che andava e va bene, che funziona, che fa utili e che è un volano eccezionale in una città di cultura, di arte e turismo come Venezia. Malgrado questo le nostre richieste, rivolte alla stabilizzazione dei lavoratori precari e a normare diversamente un sistema di flessibilità a senso unico, hanno sempre avuto risposte negative. Oltretutto, Ortombrina è stato sostenuto in questo atteggiamento dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, notoriamente non propenso a buone relazioni sindacali. Questo ha ovviamente peggiorato la situazione. Quanto alla nomina del nuovo sovrintendente Colabianchi, il nostro parere era che il teatro avesse la possibilità di esprimere anche un nome “nostro’’, territoriale. Ma non è stato possibile. Ora, nei confronti del nuovo arrivato, a cui auguriamo buon lavoro, la nostra priorità è che si ristabiliscano relazioni sindacali degne di questo nome, anche per il bene della Fenice e della città di Venezia.

Ortombrina definì poi lo sciopero una “bambinata” …

I toni erano sempre più o meno questi. Tra l’altro c’era stato un intervento da parte del segretario generale della Cgil di Venezia, Daniele Giordano, anche nei confronti del Prefetto, perché si era in tempo per evitare quello sciopero. Ma la controparte aziendale non ha voluto riaprire il tavolo. Le nostre richieste erano ragionevoli, alcune delle quali anche applicabili immediatamente, ma non c’è stata nessuna disponibilità e si è prodotto un danno anche per la città. Noi siamo rimasti allibiti perché ci sembrava assurdo che non vi fosse la possibilità di trovare una mediazione ragionevole.

In difesa della propria gestione Ortombrina ha sempre rivendicato di avere i conti del teatro in ordine.

E ci mancherebbe che i conti non fossero in ordine! Con un teatro meraviglioso, in cui lavorano professionisti di qualità altissima, nella città che tutto il mondo vuole visitare, sarei veramente stupito se non avesse i conti in ordine. Ma la verità è che i conti sono in ordine anche perché, nel corso degli anni, non si è voluto diminuire l’altissimo livello di precarietà, né adeguare i salari alla qualità del lavoro che viene espresso alla Fenice.

A marzo ci sarà l’ingresso di Colabianchi, a cui avete chiesto da subito l’apertura di un dialogo: quali sono le vostre istanze?

Innanzitutto un piano di assunzioni degno di questo nome, per porre fine alla condizione di stagionali e precari. Chiediamo il riconoscimento di chi lavora da tanti anni in modo precario dentro la Fenice, perché ci sono professionalità interne da valorizzare, a tutto vantaggio del teatro. Il nuovo sovrintendente ha ribadito di avere buone relazioni sindacali nel teatro da cui proviene, il lirico di Cagliari, ma essendoci confrontati con i colleghi della Slc sarda non siamo così ottimisti. Ovviamente lo giudicheremo dai fatti e non abbiamo alcuna posizione pregiudiziale rispetto alla sua provenienza, sia di tipo politico che di trascorsi in un teatro forse minore rispetto alla Fenice. L’appello che abbiamo fatto insieme alla Cgil veneta è per aprire un dialogo vero con i dipendenti della Fenice e con i sindacati.

Prima ha fatto accenno ai legami con la politica. Il PD veneto sostiene che il sindaco Brugnaro, con la nomina di Colabianchi, ha voluto ingraziarsi la presidente del Consiglio: sentite aria di lottizzazione?

Pur confermando che giudichiamo dai fatti e dai comportamenti reali, non ci sfugge che l’attuale governo abbia una certa attenzione a occupare tutti gli spazi possibili, in particolar modo nel mondo sul quale erano più deboli come centrodestra, che storicamente è quello della produzione culturale. Non so quanto questo tentativo di imporre una narrazione diversa o un punto di vista culturalmente o politicamente diverso nella produzione culturale possa avere qualche effetto positivo. Finora abbiamo visto degli svarioni piuttosto importanti da parte del precedente ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Anche per quanto riguarda la televisione, che come Slc seguiamo, non mi pare che i tentativi di lottizzazione in RAI abbiano dato grandi risultati su ascolti e raccolta pubblicitaria. Mi auguro che il centrodestra badi alla qualità piuttosto che al colore politico quando sceglie le persone, e ci preoccupa che si dia priorità alla vicinanza politica piuttosto che alla qualità dei professionisti chiamati a svolgere dei ruoli.

Colabianchi, tra l’altro, secondo le nuove regole introdotte dal governo, è praticamente un sovrintendente a tempo per questione anagrafica, dacché compirà i 70 tra due anni.

Questo è uno degli aspetti che ci ha lasciato perplessi. Noi crediamo che serva un lavoro di respiro più lungo e se veramente il suo limite è quello di due anni diventerebbe più pericoloso perché sembrerebbe quasi il premio dei sogni a fine carriera piuttosto che svolgere un lavoro oneroso come quello che c’è da fare a La Fenice.

Anche perché in questi ambienti è necessario garantire una continuità…

…e conoscere le specificità del territorio, delle attrazioni culturali e artistiche che ha una regione come il Veneto e una città come Venezia. In questa operazione sembra che non sia stato dato sufficiente rispetto alla storia di Venezia e del Veneto e che la fedeltà politica sia stata più importante di tanti altri fattori. Questa è una strategia sempre sbagliata, che lo faccia la destra o la sinistra.

Il sindacato è molto attento anche alle questioni della Riforma delle fondazioni lirico sinfoniche e della ridefinizione del Codice dello spettacolo. Quanto hanno inciso sul mandato di Ortombrina e Colabianchi?

La Slc è protagonista di una battaglia per tutto il progetto complessivo di riforma, ma anche di finanziamento della legge, che ci vede assolutamente preoccupati. Queste cose sono fortemente collegate: noi seguiamo in Veneto, oltre a La Fenice, l’Arena di Verona, che è un’altra grandissima realtà, e il Teatro Stabile del Veneto, e i problemi sono piuttosto simili; si vive spesso su un’incertezza perché anche quando si affronta una trattativa per il rinnovo di contratto, ad esempio, il tema delle coperture economiche che dipende direttamente dal Governo è un tema non secondario. In questi due anni abbiamo registrato che tra le parole e i fatti c’è una certa distanza. Riteniamo che affrontare il tema della produzione culturale in Italia con superficialità sia profondamente sbagliato, visto che qualcuno pensa anche che con l’arte non si mangi, ma sarebbe utile che guardassero all’impatto che le nostre eccellenze hanno da questo punto di vista sui flussi turistici. È un un atteggiamento provinciale, poco adatto a una fase che richiederebbe invece una forte attenzione per questi settori.

Lo scorso novembre è stato siglato il contratto nazionale delle Fondazioni lirico sinfoniche dopo 20 anni “di vacanza contrattuale”. Quali vantaggi ottenuti e quali criticità ancora in atto?

Abbiamo fatto un rinnovo del contratto, anche se manca ancora di un adeguato sostegno economico, e servono risorse perché sia efficace. C’è stata un’importante valorizzazione delle figure professionali, su cui eravamo molto indietro. Non c’è stato il soddisfacimento complessivo delle nostre richieste, soprattutto dal punto di vista economico e delle capacità di autonomia di bilancio delle fondazioni, ma alcuni passi avanti sono stati fatti ed è per questo che lo abbiamo sottoscritto. Adesso ci aspettiamo una consequenzialità tra le promesse e le risorse che devono arrivare.

Il Codice dello spettacolo dovrebbe essere approvato, o quantomeno discusso, ad agosto. Cosa vi aspettate?

Come tante altre riforme promesse da questo governo non abbiamo più registrato passi in avanti. È stata prorogata la delega al governo per elaborarlo, ma siamo ancora in attesa. È un governo abbastanza refrattario al lavoro comune con le parti sociali e questo è sempre un errore. Crediamo che anche aver favorito, magari non esplicitamente, piccole organizzazioni non rappresentative sia datoriali che dei lavoratori per allargare i tavoli e renderli meno efficaci faccia parte di una strategia profondamente sbagliata.

La cultura, quindi, continua a essere la figlia sfortunata di questo Paese?

Così pare, ma è un atteggiamento che rema contro anche gli interessi nazionali: abbiamo un patrimonio indiscutibile che ha un peso economico anche importante. La nostra produzione culturale non va considerata solo un plus per attirare turisti: non siamo un Paese con le spalle larghe dal punto di vista delle materie prime e puntiamo principalmente sull’export, ma dietro le nostre arti c’è l’immagine dell’Italia nel mondo, ed è un valore aggiunto che va protetto sempre. Purtroppo l’impressione è che questo Governo lo tratti tra le varie ed eventuali.

Ma avete registrato un cambio di passo tra Sangiuliano e Giuli?

Un cambio di passo c’è stato perché quantomeno Giuli sta molto meno sui giornali di gossip… A noi comunque interessa poco che Sangiuliano sia stato oggetto di scandaletti rosa, se avesse fatto bene il suo lavoro. Mi pare che il nuovo ministro guardi più all’apparenza che alla sostanza, che voglia crearsi un’immagine sofisticata, ma non ha efficacia nella sua attività. Quindi, nella sostanza, non abbiamo registrato un vero cambio di passo. Dall’unico cambio che finora ha fatto questo governo ci saremmo aspettati uno scatto di reni che non c’è stato assolutamente.

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

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Giornalista de Il diario del lavoro

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