Il tasso di disoccupazione negli Usa a maggio è salito al 6,1%, ai massimi da quasi nove anni, ossia dal luglio del 1994.
La crescita al 6,1% del tasso di disoccupazione a maggio era stata prevista dagli analisti. Nel precedente mese di aprile il tasso di disoccupati era invece pari al 6,0%.
Oggi, peraltro, è stato comunicato che sempre a maggio i posti di lavoro persi dall’ economia Usa sono stati inferiori alle previsioni, cioè 17.000 contro i 30.000 indicati dagli economisti. Oltre a questo, sempre oggi è stato comunicato che, in base ai dati rivisti, ad aprile non sono state perse posizioni lavorative, contrariamente alle indicazioni venute in sede di stima provvisoria che parlavano di 48.000 posti perduti. I dati odierni sono stati interpretati di conseguenza come un segnale di relativa stabilizzazione del mercato del lavoro, dopo che ieri era venuto un dato preoccupante sul numero di richiedenti il sussidio di disoccupazione, salito oltre le attese a quota 442.000.
I dati diffusi oggi riflettono inoltre una revisione dei criteri statistici su cui si basa questa rilevazione, che tiene conto in particolare del peso maggiore attribuito alla componente dei servizi, che del resto pesa per ben l’ 85% sul totale dell’ economia a stelle e strisce.
Entrando nei dettagli del dato odierno, si rileva in ogni caso che il comparto industriale continua a perdere posti di lavoro, 53.000 in meno a maggio, il 34esimo calo consecutivo. I servizi, invece, hanno incrementato l’ occupazione di 12.000 unità, dopo che il mese prima, peraltro, si era avuta una crescita di 55.000 unità lavorative.
La retribuzione oraria media ha registrato poi una crescita dello 0,3%, dopo essere risultata invariata ad aprile.
Sale in ogni caso la percentuale di soggetti che negli Stati Uniti risultano senza lavoro da almeno 27 settimane, passata ora al 21,7% contro il 18,9% del corrispondente mese dell’ anno passato.
I dati odierni lasciano irrisolto il quesito se la Federal Reserve abbasserà o meno il costo del denaro in occasione della riunione del Federal Open Market Committee prevista verso la fine del mese in corso. Infatti, i segnali di relativa stabilizzazione del mercato del lavoro (che viene monitorato attentamente dalla banca centrale, ai fini delle decisioni di politica monetaria) potrebbero indurre il Fomc a lasciare invariato il tasso-base, all’ 1,25%, peraltro ai minimi dal lontano 1961, ma in ogni caso il dibattito resta aperto.
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