Solo ieri il Beige Book della Federal Reserve, la consueta fotografia periodica sullo stato di salute dell’ economia americana, aveva raccontato di una sua credibile “espansione”, di dieci distretti produttivi su 12 in buona crescita e persino di un rilancio del settore manifatturiero, fino ad ora spina nel fianco della finanza a stelle e strisce.
Oggi, a confermare i dati della banca Centrale degli Stati Uniti, è arrivata una messe di numeri positivi capace di toccare anche il tasto dolente dell’ occupazione considerata dalla stessa Fed come un’ ombra sulla ripresa.
In una giornata che ha visto l’ indice della produzione industriale salire a settembre dello 0,4% – sostenuta dal comportamento del settore automobilistico e della produzione di apparecchiature per le imprese – la notizia più gradita è stata quella delle richieste settimanali di sussidio di disoccupazione calate di 4.000 unità a quota 384.000.
Un risultato – per quanto in sintonia con le stime degli analisti – che mostra un posizionamento delle richieste costantemente inferiore alla soglia critica delle 400.000 unità aprendo spiragli di fiducia per il prossimo futuro.
Questi possono contare, ancora, sul tasso di utilizzo della capacità produttiva passata dal 74,5% di agosto al 74,7% di settembre e sulla concreta ripresa del comparto industriale il quale secondo l’ indice Fed di Philadelphia è schizzato a ottobre a quota 28,0 contro 14,6 del mese precedente.
Prova importante degli sforzi per la ripresa compiuti dal comparto manifatturiero che, ieri, aveva già incassato credito grazie all’ indice Empire Manifacturing, l’ indicatore che segnala l’ andamento del settore industriale nello Stato di New York.
All’ interno di un quadro positivo dipinto dalla Fed per l’ intero ambito della manifattura, apparsa in progresso nella «maggioranza dei distretti grazie alla crescita significativa in una ampia varietà di industrie», il guizzo più vivace era toccato di diritto allo Stato della Grande Mela.
L’ indice Empire Manufacturing, rilasciato ieri, si è infatti posizionato, ad ottobre sul livello-record di 33,7. Un dato oltre ogni aspettativa: gli economisti, infatti, erano pronti a scommettere su un indicatore a quota 16,0 contro il 18,4 del mese di settembre.
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