La Bce ha nuovamente rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica dell’area euro. Ora sul 2014 stima un più 0,8 per cento, sul 2015 un più 1 per cento e sul 2016 un più 1,5 per cento. Lo scorso settembre stimavano una crescita dello 0,9 sul 2014, dell’1,6 per cento sul 2015 e dell’1,9 per cento sul 2016. N uova e consistente revisione al ribasso anche delle previsioni di inflazione da parte della Bce. Ora sul 2014 stima una crescita dei prezzi limitata allo 0,5 per cento, sul 2015 uno 0,7 per cento e sul 2016 un più 1,3 per cento, mentre lo scorso settembre stimavano una inflazione 2014 allo 0,6 per cento, all’1,1 per cento sul 2015 e all’1,4 per cento sul 2016.
I dati sono stati illustrati dal presidente Mario Draghi, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo riunitosi oggi a Bruxelles, ma precisando che tali dati “non incorporano ancora l’effetto di tutti i recenti pesanti cali dei prezzi del petrolio, che richiederanno ulteriori valutazioni”.
“La Banca centrale europea deve quindi tenersi pronta –ha proseguito Draghi- ad altri accomodamenti della sua politica monetaria, se necessario”. Come richiesto, infatti “i tecnici hanno avviato preparativi su misure che potrebbero essere attuati tempestivamente”, a seguito della rivalutazione del quadro di economia e inflazione a inizio 2015. La prima riunione operativa del consiglio direttivo nel 2015 si svolgerà il 22 gennaio.
Esistono “prove a sufficienza”, ha precisato Mario Draghi, che un piano di acquisti generalizzati di titoli (il famigerato Quantitative Easing), si rivelerebbe efficace, e per vararlo “non è necessaria l’unanimità”, ha puntualizzato.
Draghi ha ribadito inoltre che in caso di necessità “il Consiglio resta unanime nel suo impegno a usare altri strumenti, nell’ambito del suo mandato. Il che implicherebbe alterare all’inizio del prossimo anno mole e composizione del nostro piano di acquisti di titoli”.
Alla Bce “non tollereremo una prolungata deviazione” dell’inflazione dai livelli ritenuti coerenti con la definizione di stabilità dei prezzi, ha quindi avvertito il presidente. “E la ragione principale è che se la debolezza contagiasse anche le attese di inflazione, con tassi ufficiali a zero ne deriverebbe un aumento dei tassi reali”. “Sarebbe una stretta monetaria non voluta e per questo ci prepariamo”, ha aggiunto.
Il presidente della Bce ha infine espresso “grande fiducia” nella capacità del piano di rilancio degli investimenti voluto dal presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker di risollevare i livelli di domanda in Europa. Anche perché, ha voluto sottolineare Draghi “è l’unico piano che ci sia al momento”.
F.P.


























