E’ morto Giorgio Usai. Un caro amico. Un uomo innamorato delle relazioni industriali, con una forte volontà, una grande capacità, una decisa predisposizione all’accordo. Non era un uomo facile, tutt’altro. I suoi interlocutori non lo amavano perché era capace di essere duro, a volte inflessibile, ma era quella la sua qualità precipua, il saper essere intransigente, ma avere la capacità di ascoltare, la curiosità di capire cosa voleva chi gli stava di fronte e anche la capacità di arrivare all’accordo, che è sempre il fine delle relazioni industriali e che lui cercava con caparbietà. Non poteva essere altrimenti, del resto, perché era nato alla scuola di Felice Mortillaro, nella Federmeccanica degli anni settanta, quando le relazioni industriali erano una cosa tutta diversa da ciò che sono oggi. Lo scontro era epocale, sempre, gli accordi difficilissimi, sofferti, combattuti, anzi battagliati perché di battaglia e campale si trattava. Ma, appunto, alla fine di questo percorso, difficile quanto affascinante per chi li portava avanti, alla fine c’era sempre l’accordo. A questo mantra non è venuto mai meno, fino all’ultimo.
Era molto malato, ma anche con la sua malattia non ha perso se stesso, ha lottato fino alla fine, con coraggio e determinazione. Lo ricorderemo sempre con tanto rimpianto. Era un vero uomo di relazioni industriali, come tale va ricordato, sempre.


























