L’Italia si conferma il paese europeo con il minor numero di donne che lavorano. Lo rivela un’inchiesta sulla forza lavoro realizzata da Eurostat, l’ufficio di statistica dell’Ue, secondo cui anche il tasso complessivo d’impiego è tra i più bassi.
In Italia la percentuale di donne con un lavoro è pari al 41,9%, preceduta dalla Grecia con il 42,7% e dalla Spagna con il 44%. Il tasso complessivo di impiego (uomini e donne) è risultato pari al 55,4%, anche in questo caso inferiore a Grecia (56,9%) e Spagna (58,4%) o Belgio (59,7%). Sono Danimarca (76, 4%), Olanda (74,5%), Svezia (74,0%) e Regno Unito (71,5%) a registrare i tassi più elevati, contro il 65,4% della Germania e il 69,6% della Francia, stando al confronto tra i dati rilevati nella primavera del 2002.
Il divario tra uomini e donne che lavorano è circa di 30 punti in percentuale in Grecia, Spagna e Italia, mentre la differenza si riduce a meno di 10 punti in Danimarca, Svezia e Finlandia.
I dati di alcuni paesi dell’allargamento, monitorati nell’indagine Eurostat, mostrano una differenza molto marcata a Malta, ben 41 punti percentuale e a Cipro (20 punti), mentre si riduce notevolmente la differenza tra uomini e donne che lavorano in Lettonia (6 punti) e in Lituania (7 punti).
Bassa in Italia anche la percentuale di lavoratori tra i 55 e i 64 anni: è del 28,6%, ma per le donne scende al 16,9%. In questo caso tuttavia il dato più basso registrato nei Quindici è quello del Belgio con un 26%, mentre restano in assoluto di più al lavoro gli svedesi con un 68% di ultra cinquantacinquenni seguito dai danesi (57,3%).
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