Un verbale condiviso, con l’impegno a garantire la continuità produttiva dell’acciaio, a dare prospettive industriali a tutti gli stabilimenti e a valutare anche una partecipazione pubblica. Il confronto sull’ex Ilva a Palazzo Chigi si chiude con una serie di impegni messi nero su bianco da Governo e sindacati, mentre restano da definire le risorse, gli strumenti per tutelare l’occupazione e il progetto industriale capace di assicurare un futuro al gruppo siderurgico. L’esecutivo ha annunciato la riconvocazione del tavolo entro la metà di novembre e si è impegnato a fornire ulteriori informazioni entro metà dicembre sulle misure per favorire le uscite volontarie e anticipate.
Nel verbale, il Governo conferma l’obiettivo di dare continuità alla produzione dell’acciaio nell’ex Ilva e prospettive industriali a tutti gli stabilimenti, attraverso Dri, forni elettrici, laminazione a caldo e verticalizzazione a freddo, «anche valutando la partecipazione pubblica». L’impegno riguarda l’intero gruppo, da Taranto a Genova, Novi Ligure e Racconigi, con l’obiettivo di contenere al massimo le fermate degli impianti. Sono in corso, si legge nel documento, iniziative per reperire ulteriori commesse in grado di ridurre i periodi di inattività produttiva.
Per Genova Cornigliano, dunque, il futuro dello stabilimento viene ricondotto al quadro complessivo di continuità e rilancio industriale del gruppo. La prospettiva rimane legata alla capacità di assicurare le forniture e le attività necessarie a mantenere operativo il sito, oltre che alla definizione di un progetto credibile per l’intero ciclo produttivo.
Sul versante della reindustrializzazione, l’esecutivo ha comunicato che è stato avviato un confronto con alcune grandi aziende, partecipate dallo Stato e private, che si sono dichiarate favorevoli a valutare progetti industriali. Le interlocuzioni si aggiungono ai progetti legati alla Zona economica speciale e al lavoro del tavolo sulla reindustrializzazione di Taranto aperto presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy. La disponibilità manifestata dalle aziende dovrà ora tradursi in proposte concrete, mentre la partecipazione pubblica resta un’opzione da valutare e non una decisione già assunta.
Sul fronte occupazionale, il verbale richiama le misure introdotte dal decreto-legge 185/2026 per affrontare gli effetti della crisi sul gruppo, con strumenti di sostegno al reddito e di tutela dei livelli occupazionali rivolti sia ai dipendenti diretti sia ai lavoratori delle aziende dell’indotto. In sede di conversione del decreto saranno valutati interventi per una migliore definizione dei soggetti interessati.
Il Governo ha inoltre dichiarato di lavorare, nell’ambito delle compatibilità finanziarie da individuare con la prossima manovra di bilancio, a un’estensione degli interventi per favorire le uscite volontarie e anticipate. Tra le ipotesi figurano strumenti di riconoscimento del lavoro usurante per chi è stato impiegato nel ciclo integrale. Su questo capitolo l’esecutivo si è impegnato a fornire ulteriori informazioni entro la metà di dicembre.
Per i sindacati, si tratta di un risultato raggiunto grazie alla mobilitazione dei lavoratori, ma adesso chiedono che agli impegni seguano rapidamente misure e progetti in grado di affrontare una crisi che continua a coinvolgere migliaia di lavoratori. «La lotta paga. La lotta dei lavoratori dell’ex Ilva oggi ha avuto delle prime risposte», ha dichiarato Michele De Palma, segretario generale della Fiom, al termine dell’incontro. «Il Governo ha riconosciuto il fatto che la proposta che abbiamo avanzato di continuità produttiva da un lato, di decarbonizzazione dall’altra, con il Dri, con i forni elettrici, e anche con l’eventuale partecipazione pubblica, non sono soltanto delle richieste dei lavoratori e del sindacato, ma diventano anche un punto di confronto con il Governo».
De Palma ha sottolineato anche l’impegno dei commissari a cercare nuove attività per ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali e la necessità di comprendere nelle tutele anche i lavoratori degli appalti. «Abbiamo oggi anche ottenuto il fatto che i commissari cercheranno delle ulteriori attività per poter intervenire e garantire il minore impatto possibile di ammortizzatori sociali», ha spiegato. «Abbiamo allargato ai lavoratori degli appalti gli ammortizzatori sociali perché attraverseremo una fase comunque complicata, ma sappiamo che oggi nel confronto col Governo abbiamo fatto un passo vero, la condivisione di alcuni obiettivi». Per la Fiom, il nodo dei prossimi mesi sarà dunque come garantire la continuità di tutte le attività del gruppo, da Taranto a Genova, Novi Ligure e Racconigi, accompagnando il percorso di decarbonizzazione.
Sulla stessa linea il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, che ha sottolineato l’importanza dell’apporto della mobilitazione dei lavoratori per il raggiungimento di «un impegno molto importante». Sperti ha richiamato in particolare le misure sociali da discutere nelle prossime settimane: «È stato sottoscritto un documento con il governo che prevede, a parte il decreto già in elaborazione nella fase di conversione, la disponibilità a discutere anche di strumenti di risarcimento, come avevamo chiesto già da tempo, per lavori usuranti per chi è stato esposto al ciclo integrale da almeno 10 anni, oltre a prepensionamenti, anche una disponibilità a discutere di incentivi all’esodo volontario».
Sul piano industriale, il leader della Uilm nazionale ha evidenziato l’avvio dell’interlocuzione con le aziende interessate alla reindustrializzazione e la necessità di verificare se esistano progetti effettivamente percorribili. Il prossimo tavolo, ha spiegato, sarà riconvocato entro metà novembre, mentre entro metà dicembre dovranno arrivare maggiori certezze sulle disponibilità finanziarie, anche alla luce dell’iter di conversione del decreto e della legge di bilancio.
Per Sperti è necessario lavorare a un progetto industriale indipendentemente dalla gara in corso per la vendita del gruppo, mantenendo un presidio siderurgico negli stabilimenti di produzione di acciaio primario a partire da Taranto, anche attraverso un’eventuale partecipazione pubblica.
Dall’Ugl Metalmeccanici arriva infine la richiesta di non fermarsi agli impegni del tavolo. «Abbiamo condiviso con il Governo l’impegno a proseguire il confronto sulla vertenza ex Ilva nei prossimi mesi», sottolinea il segretario generale Antonio Spera, che avverte: «È indispensabile che alle interlocuzioni seguano risposte concrete, con un piano industriale credibile, investimenti adeguati e garanzie occupazionali per tutti i lavoratori coinvolti, compresi quelli dell’indotto».

























