La proposta del leader del Movimento cinque stelle, Beppe Grillo, di abrogare Equitalia e di effettuare il passaggio delle relative funzioni all’Agenzia delle entrate, è stata caldamente criticata dal sindacato di categoria Fisac Cgil. “Beppe Grillo era più saggio da comico, sottolinea il segretario generale della Fisac Cgil Agostino Megale, ed è bene che torni a farlo, piuttosto che quando vaneggia e delira sull’abrogazione di Equitalia”.
Per il segretario sono “parole in libertà, che parlano alla pancia del paese e che colpiscono l’importante lotta per la legalità e contro l’evasione”. Megale ricorda che siamo il paese che ha il record di base imponibile evasa, pari a oltre 300 miliardi di euro, e di mancate entrate fiscali per 130 miliardi. “Il tutto, spiega il dirigente sindacale, se contempliamo l’alto tasso di corruzione, rappresenta uno dei punti di maggiore difficoltà per far ripartire il paese verso la crescita”.
Quello di Grillo, spiega il numero uno della categoria dei lavoratori del credito della Cgil, “è solo un populismo da strillone che colpisce una struttura come Equitalia grazie alla quale, attraverso il prezioso e concreto lavoro quotidiano, si sono recuperati 12 miliardi di mancate entrate. I lavoratori e le lavoratrici di Equitalia, sottolinea Megale, sono servitori della legalità, colpiti in questi anni da innumerevoli atti di estrema violenza e vero e proprio terrorismo. A loro va tutto il mio sostegno e la solidarietà dell’intera Fisac Cgil”, conclude il sindacalista.
Beppe grillo spiegò alla stampa i motivi dell’abrogazione di Equitalia, primo fra tutti le modalità con cui la società effettua la riscossione, che per il comico genovese, si sono rivelate strumenti “vessatori” nei confronti di imprese, artigiani, commercianti e famiglie. “Equitalia infatti fa lievitare, considerevolmente, il livello effettivo di tassazione, dichiarò il leader dei cinque stelle in conferenza stampa a Montecitorio, in quanto ai tributi pregressi sono aggiunti le spese di riscossione, le penali e gli interessi, che sommati arrivano a toccare il tasso d’usura. Il risultato, concluse, è stato l’ulteriore inasprimento della pressione fiscale”.
E.G.


























