La Fondazione Di Vittorio lancia un nuovo allarme sui dati della disoccupazione che, secondo il rapporto “La disoccupazione dopo la grande crisi”, è molto più alta del dato ufficiale.
Il rapporto, aggiornato a tutto il 2016, parla di un “tasso di disoccupazione potenziale” pari al 18,5%, contro l’11,3% dell’ultimo dato ufficiale Istat di maggio.
Lo studio prende in considerazione le “forze di lavoro potenziali”, vale a dire le persone che riferiscono di sentirsi in cerca di occupazione e che sono “immediatamente disponibili a lavorare” ma che hanno smesso di cercare (in prevalenza scoraggiati). Si tratta di una componente che l’Istat rileva (così come fa anche la Bce) ma che l’Istituto non include nelle forze di lavoro, inserendola invece nella popolazione inattiva.
Spostando queste persone sotto l’etichetta «popolazione attiva», il tasso di disoccupazione schizza al 18,5%, ben 6,8 punti sopra il tasso ufficiale, e il numero dei disoccupati sale a 5 milioni e 200 mila. Inoltre, lo studio fornisce anche un’analisi comparativa con le rilevazioni della Bce che stimano il numero reale di persone in cerca di occupazione, considerando anche i sottoccupati part-time. Con questo ulteriore passaggio, si giunge alla conclusione che il tasso di disoccupazione in Italia supera il 20%.
II tasso di disoccupazione “allargata” per i Paesi dell’area euro è pari al 14,6% (4,3 punti sopra il tasso ufficiale) e al 21,8% per l’Italia (oltre 10 punti sopra il tasso ufficiale), mentre il tasso di sottoutilizzo della forza lavoro raggiunge i117,6% per la zona euro e il 23,8% per il nostro Paese (più del doppio del tasso ufficiale di disoccupazione).
“Quale delle tre stime si voglia prendere a riferimento per misurare la disoccupazione effettiva in Italia (23,8%, 21,8%, 18,5%) il valore è molto più alto rispetto al dato ufficiale – sottolinea Vittorio Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione – e conferma quindi che nell’inattività si cela una quota importante di disoccupazione che le statistiche tradizionali non catturano.”
“Da questa rilevazione – commenta la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti – emerge un quadro di grave sofferenza del mercato del lavoro, distante dalle medie degli altri Paesi europei. Incomprensibili quindi i tanto sbandierati ottimismi sul recupero occupazionale degli ultimi mesi”.






























