L’Italia rischia di veder revocate le somme non spese dei fondi previsti nel Quadro comunitario di sostegno 2000-2006 per il Mezzogiorno a causa dei ritardi accumulati: un allarme questo che assume contorni ancor più preoccupanti in vista dell’allargamento dell’Unione Europea, che potrebbe portare a una riduzione delle risorse per il Sud. È quanto emerso nel corso della presentazione del volume ‘I Fondi Strutturali 2000-2006. Programmi e Prospettive di Ernesto Funaro, svoltasi oggi a Roma .
Dalle ultime rilevazioni del Ministero del Tesoro emerge infatti che al 30 giugno 2003 la stima provvisoria del grado di realizzazione degli obiettivi di spesa fissati dal Quadro comunitario di sostegno 2000-2006 è pari al 70,8%: un dato sostanzialmente in linea con quello del trimestre precedente, ma in rialzo rispetto al secondo trimestre 2002, quando la percentuale di contributi utilizzati era pari al 64,7%. La regione che ha speso di più è risultata essere la Basilicata, con una spesa del 27% superiore a quanto preventivato. Fanalino di coda è invece la Sicilia che ha speso il 43,8%. Campania, Molise e Calabria sono ferme rispettivamente al 46,8, 55,4 e 59,1%, mentre Puglia e Sardegna viaggiano intorno al 61,6 e 100,1%.
“Dai dati si desume un’oggettiva difficoltà nella tempestiva utilizzazione dei fondi – afferma l’autore del libro – ed è concreto il rischio di forti penalizzazioni sia per effetto dei meccanismi automatici di revoca sia per l’esclusione da possibili nuove assegnazioni in base al criterio di premialità, che rappresenta una delle novità introdotte nella normativa vigente per il periodo 2000-2006”.
Proprio l’introduzione di un meccanismo automatico di revoca delle somme non spese nei tempi prefissati “determina una condizione di allarme per i programmi che registrano ritardi ed inerzie – spiega Funaro – In tale contesto il monitoraggio dei fondi e l’azione di vigilanza e controllo esercitata attraverso appositi comitati di sorveglianza diventano opportuni e funzionali per garantire da un lato la regolarità e la legittimità degli atti e dall’altro per introdurre eventuali misure di rimodulazione di programmi ed impegni, ed evitare così il rischio di revoca dei finanziamenti che, paradossalmente, potrebbero interessare anche iniziative programmate tempestivamente, con risorse regolarmente impegnate, ma con tempi di realizzazione superiori a quelli previsti nei meccanismi di disimpegno automatico”.
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