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Home - Blog - Il Grattacielo di Ferrara, storia di incuria (pubblica e privata) e strumentalizzazione

Il Grattacielo di Ferrara, storia di incuria (pubblica e privata) e strumentalizzazione

di Gaetano Sateriale
2 Marzo 2026
in Blog
Il Grattacielo di Ferrara, storia di incuria (pubblica e privata) e strumentalizzazione

Quando fu costruito il grattacielo a Ferrara, alla fine degli anni ’50, noi ferraresi pensavamo fosse un segno di grande progresso: dalla città medievale e rinascimentale si passava, finalmente, a dei quartieri nuovi, oltre i 2 o 3 piani abituali delle case. Una piccola New York accanto alla stazione, alla fine di Viale Cavour, la strada più moderna della città. E noi invidiavamo i compagni di scuola che abitavano nel grattacielo (torre A, o B, o C) perché vedevano la città dall’alto: dalla Prospettiva settecentesca della Giovecca, alla Cattedrale romanico-gotica, al Castello Estense, fino alle Poste centrali e all’Acquedotto, entrambi di stile fascista. Insomma un luogo unico, dal quale, come dicevamo fra noi, “si può guardare il sole anche quando la città è avvolta dalla nebbia”.

Negli anni e nei decenni successivi quel luogo ha perso fascino, come molte delle costruzioni dei primi anni ’60, quando l’urbanistica e il Piano Regolatore non si curavano di mantenere una coerenza tra la vecchia e la nuova città. Il grattacielo in particolare venne trascurato anche sul piano della sicurezza interna ed esterna: la manutenzione degli impianti e della struttura, il contesto sociale precario che lo circondava. Finché, negli anni 2000, quella struttura divenne sinonimo di marginalità e di insicurezza per coloro che l’abitavano e vivevano in zona “GAD” (Giardino, Arianuova, Doro). Una zona ritenuta insicura per via dello spaccio e la presenza della cosiddetta “mafia nigeriana”. In questo percorso di degrado urbano anche gli stabili più moderni perdevano di valore, venivano progressivamente lasciati dai proprietari e venduti o affittati e subaffittati a cittadini non italiani, spesso in condizioni non dignitose di coabitazione.

Negli anni 2000 l’Amministrazione comunale di Ferrara, d’accordo con Questura, Forze dell’ordine e Vigili Urbani, cercò di ristabilire condizioni di normale sicurezza aprendo alla base del grattacielo un punto di ascolto dei cittadini della zona e di presenza del Comune e della polizia municipale. Le condizioni di sicurezza e convivenza parvero, in quegli anni migliorare e aumentò il consenso degli abitanti del GAD.

Negli ultimi anni la situazione si è capovolta. Le condizioni di vita degli abitanti del grattacielo e il tema della sicurezza furono usate come strumento di propaganda politica contro l’immigrazione e nulla fu fatto per favorire l’integrazione e la convivenza fra cittadini. Alcuni proprietari degli oltre 200 appartamenti (ancora in maggioranza italiani: fra questi lo stesso Comune di Ferrara) e l’amministrazione condominiale sembra abbiano trascurato la manutenzione dello stabile, malgrado i ripetuti avvertimenti dei Vigili del Fuoco fin quando, la notte dell’11 gennaio, un grave incendio nato alla base della torre B ha  costretto l’evacuazione forzosa dell’intera struttura e ha determinato l’emergenza attuale con 500 persone (donne, uomini e bambini)  che non sanno dove alloggiare, continuando a pagare i mutui e gli affitti della loro residenza al grattacielo.

Certo, la trascuratezza e il degrado implicano colpevoli responsabilità private da parte dei proprietari e del condominio e l’aggravarsi dell’inabitabilità dello stabile.  Il punto non è questo. Il punto è che ci sono attualmente a Ferrara oltre 500 persone, senza un luogo certo in cui abitare, assistite alla meglio dalle associazioni di volontariato, nella completa passività dell’attuale Amministrazione comunale che sostiene non ci sia emergenza pubblica in quanto l’accaduto è un fatto privato dei proprietari e degli inquilini.

Non c’è bisogno di dire che questo atteggiamento è il contrario di quello che sarebbe il normale comportamento di un’amministrazione “pubblica”, appunto, e di un Sindaco che deve rappresentare tutti i cittadini e non solo i suoi elettori. Il Comune possiede molti appartamenti sfitti e non si comprende perché non li metta a disposizione degli sfollati del grattacielo. Qualcuno sostiene che in realtà si voglia utilizzare l’attuale emergenza (mai riconosciuta ufficialmente) per privatizzare l’intero complesso e “rigenerarlo” per un diverso utilizzo non abitativo residenziale. Speriamo che siano solo supposizioni. Nel frattempo un collegio di avvocati sta studiando il caso per l’avvio di un’eventuale class action da parte degli sfollati.

Notizia dell’ultim’ora, davvero indegna. Da oggi, coloro che vogliono tornare 45 minuti nel loro appartamento, a prendere vestiti o altro che sono stati abbandonati nel momento dell’evacuazione, debbono prenotarsi e pagare 30 Euro per avere il permesso di farlo. Da vergognarsi.

Gaetano Sateriale

Gaetano Sateriale

Gaetano Sateriale

Sindacalista, ex sindaco

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