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Home - Rubriche - Giochi di potere - Il sogno di Archimede

Il sogno di Archimede

di Riccardo Barenghi
16 Settembre 2021
in Giochi di potere, In evidenza, Analisi
Il sogno di Archimede

Datemi un Progetto e vi solleverò il mondo, o almeno l’Italia. Così direbbe oggi Archimede, il grande scienziato e matematico di Siracusa nato e morto due secoli prima della venuta al mondo di Gesù Cristo. Lui voleva una leva, anzi un punto di appoggio, ma se si trovasse di fronte alla politica dei nostri tempi quella leva la sostituirebbe appunto col Progetto, senza distinguere tra destra e sinistra. Non gli importerebbe chi e come, vorrebbe solo che qualcuno gli fornisse un’idea, anzi un sistema di idee in grado di far marciare il mondo, o almeno l’Italia, verso un traguardo. Una meta che non fosse il semplice domani, il mese prossimo, l’anno che verrà, ma il futuro. Il futuro del paese, quindi dei nostri figli e nipoti, del mondo nel quale dovranno studiare e lavorare, amare e divertirsi, anche soffrire (speriamo poco). Ma insomma vivere, magari nel migliore dei modi possibili.

Al momento però questo Progetto non lo vede, Archimede. E non lo vediamo neanche noi, cittadini di questa epoca. Parliamo di politica, ovviamente, di quella cosa che dovrebbe dare un senso alla nostra vita, ai nostri bisogni, aspettative, idealità, speranze. Ci svegliamo ogni giorno sperando che qualcuno tra coloro che ci guidano abbia avuto un’idea, un’intuizione geniale, sia stato folgorato durante la notte, abbia fatto un sogno come Martin Luther King. E finalmente ce lo comunichi, così che noi possiamo rifletterci, forse convincerci, in ogni caso discuterne e infine decidere se ci piace oppure no.

Ma non succede mai, nessuno fa questo sogno, nessuno sembra capace di immaginare un futuro che non sia domani mattina, fatto del giorno per giorno, di trovate estemporanee, di botta e risposta tra avversari capaci solo di accontentare i pochi tifosi rimasti sugli spalti televisivi o sulle curve dei social da stadio. E allora, forza, dai, urliamo insieme a Salvini e a Meloni contro gli immigrati che ci invadono, che ci ammazzano, ci rapinano, ci drogano e ci rubano il lavoro. Alziamoci in piedi con Letta e per difendere quel poco rimasto della solidarietà umana. Sventoliamo le bandiere renziane (sempre meno) colorate di egocentria, stringiamoci attorno al reddito di cittadinanza dei reduci dell’irresistibile Movimento Cinquestelle, dimezzato in pochi anni, ripensiamo con nostalgia agli antichi fasti dell’era berlusconiana, rifugiamoci sotto l’ala protettiva di Mattarella, confidiamo che solo Draghi ci salverà…

È vero, siamo ancora in piena pandemia, da quasi due anni ci tocca combattere contro questo virus che ha sconvolto la nostra vita sociale ed economica, facendoci ammalare e anche morire. E quindi, sarebbe stato strano se la politica non si fosse occupata delle questioni all’ordine del giorno, i tamponi, i vaccini, il Green Pass, le restrizioni, i lockdown, le scuole chiuse, la didattica a distanza. E strano sarebbe stato se i partiti e i cittadini non si fossero divisi in correnti di pensiero su tutta questa materia incandescente.

Ma non possiamo pensare di costruire le fondamenta dell’Italia dei prossimi decenni solo su battaglie settoriali, magari giuste ma comunque limitate a singoli problemi, che poi diventano pretesti per scaramucce quotidiane, rappresentate perfettamente nei bar spor televisivi. Al cittadino medio, all’elettore sempre più disamorato della politica piacerebbe sapere qualcosa di più. Per esempio, quale sarà la società che immagina la destra e quale la sinistra.  Che genere di lavoro lo aspetta nei prossimi decenni, che tipo di scuola, quali diritti e doveri. Se il suo futuro sarà legato all’Europa, e soprattutto quale Europa, oppure se dovrà rinchiudersi dentro le sue vetuste frontiere; se l’ambiente che lo circonda sarà sempre più inquinato o lo farà respirare; quale strada dovrà imboccare la nostra produzione industriale, quali trasporti lo porteranno in giro per il mondo, quale cibo potrà mangiare senza rischiare di ammalarsi.

Ecco, forse sono questi i temi sui quali i Partiti dovrebbero misurarsi, mettendoli in relazione l’uno con l’altro, disegnando un quadro coerente e convincente, spiegando bene come e con chi intendono far marciare le loro idee (se ne hanno), con quali risorse, e dove le prenderebbero. Ai ricchi, ai poveri, a tutti, a nessuno? E a quel punto, forse sì che nascerebbe un Progetto, anzi vari Progetti, che metterebbero il cittadino nelle condizioni migliori per poterne scegliere uno. Votandolo ovviamente, ma soprattutto condividendolo, facendolo proprio, partecipando alla sua elaborazione e alla sua messa in pratica. Uscendo dallo stato di passività rancorosa nel quale si è rifugiato (o è stato costretto) ormai da molti anni.

A quel punto sì che Archimede potrebbe finalmente esultare gridando ai quattro venti il suo mitico “Eureka!”

Riccardo Barenghi

Riccardo Barenghi

Riccardo Barenghi

Giornalista

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