L’industria bellica francese è in ginocchio. E il primo sintomo eclatante della crisi viene dalla Giat Industries, il gruppo statale che produce armamenti terrestri: proprio ieri, al termine del sesto piano sociale della sua storia, la società ha annunciato che ridurrà del 60% la propria forza lavoro entro il 2006.
Il taglio del personale, che scenderà dalle attuali 6.250 unità ai 2.500 salariati, si inserisce in un drastico piano di ristrutturazione che prevede, fra l’altro, la chiusura di due fabbriche e la riduzione dell’attività in altri siti. Alla base della dura crisi dell’azienda pubblica transalpina c’è quello che “è stato da tutti definito – si legge nell’inserto economico de Le Figaro – il contratto del secolo”, una commessa che avrebbe dovuto portare nelle casse di Giat 3,125 miliardi di euro ma che si è invece rivelata un fiasco. Il contratto, concluso nell’aprile del 1993, prevedeva la vendita di 436 carri Leclerc, la punta di diamante della produzione di Giat, agli Emirati Arabi. La firma è però avvenuta in un momento difficile per l’azienda che, alle prese con un pesante ridimensionamento degli ordini da parte della stessa Francia, ha accettato tutti i termini proposti dalla controparte araba, ed in particolare l’obbligo di investire il 60% del valore della commessa negli Emirati Arabi. La Giat si impegna inoltre a modernizzare gratuitamente i carri già consegnati. Ed è proprio quest’ultimo impegno a determinare la crisi dell’azienda, che fra gli altri “errori commessi” ha siglato il contratto in dollari. La moneta unica statunitense si è svalutata pesantemente fra il 1993 ed il 1996, una svalutazione che nel 1995 si è tradotta per la Giat in una perdita di 152,5 milioni di euro. Le qualità del carro Leclerc sono riconosciute all’unanimità a livello internazionale ma, nonostante questo, molti paesi preferiscono carri tedeschi o americani.
Nella Francia pacifista, quindi, l’industria bellica è ormai in ginocchio. Dall’altra parte dell’Oceano, invece, sembra che il comparto goda di ottima salute: le industrie statunitensi si sono date un gran da fare per far fronte alle richieste del Governo per la guerra in Iraq.
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