Innovazione ed imprese sono un binomio sul quale l’Unione europea deve costruire la propria competitività se vuole rispettare gli obiettivi di crescita economica di Lisbona. Lo afferma la Commissione Ue in un contributo al prossimo summit europeo che fa il punto sull’ innovazione, suggerendo alcuni rimedi a ritardi e lacune.
Per Bruxelles “le debolezze dell’innovazione sotto il profilo dell’organizzazione, del valore aggiunto e dei modelli d’impresa sono alla base della lentezza dei progressi verso Lisbona, alla pari con l’innegabile basso livello della spesa destinata alla ricerca e allo sviluppo”. Al centro del processo d’innovazione la Commissione individua il ruolo delle imprese, alle quali “vanno garantite le condizioni per sfruttare meglio il potenziale di crescita dell’Europa”.
Il documento sottolinea che uno degli elementi che favoriscono l’innovazione resta la ricerca pubblica – considerata il “motore dell’innovazione” – ma questo non deve far dimenticare il ruolo giocato dalla ricerca svolta dal mondo delle imprese. In particolare, l’eurogoverno invita il Consiglio europeo ad agire perchè i Quindici coordinino meglio le varie politiche che hanno un impatto diretto sull’innovazione e prestino più attenzione alla dimensione imprenditoriale.
Da Bruxelles arriva anche l’invito a “rafforzare la dimensione regionale dell’innovazione”. Il documento cita tra gli esempi da seguire anche i distretti industriali italiani, che testimoniano “la capacità delle regioni specializzate in alcuni settori e dominate dalle piccole imprese” di crescere “a ritmi rapidi e di sviluppare una leadership globale nel proprio settore”. “Un noto esempio – osserva l’esecutivo Ue – è quello dell’area di Prato”, uno dei leader internazionali nel settore tessile che “accompagna a questa produzione di successo anche quella dei macchinari per la lavorazione dei prodotti tessili, orientandola all’esportazione”.
Da un’inchiesta statistica dedicata all’innovazione, realizzata per conto della Commissione europea, emerge che l’ immissione sul mercato di prodotti nuovi o rinnovati rappresenta il 22% del giro d’affari complessivo delle imprese europee e che le industrie dell’Ue destinano in media all’innovazione il 32% dei propri investimenti. Meno marcato invece il ricorso alla formazione e al miglioramento di qualifiche e competenze: un’ azienda su quattro non fa ricorso a questi strumenti o dedica alla formazione dei propri addetti meno di due giorni l’anno.
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