Nei primi sette mesi dell’anno calano i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Secondo i nuovi dati contenuti nell’osservatorio sul precariato dell’Inps, tra gennaio e luglio il maggior contributo alla crescita delle assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+25,9%) e dall’apprendistato (+25,9%), mentre quelle a tempo indeterminato sono diminuite del 4,6%. L’Inps sottolinea che “questo calo rispetto al 2016 è interamente imputabile alle assunzioni a part time”.
L’istituto di previdenza precisa che tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo l’incremento dei contratti di somministrazione (+20,4%) e ancora di più quello dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento allo stesso arco temporale, sono passati da 112mila (2016) a 251mila (2017), con un incremento del 124,7%.
“Questo significativo aumento, come in parte anche quello dei contratti di somministrazione e dei contratti a termine – spiega l’Inps – può essere posto in relazione alla necessità delle imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e riattivati con profonde modifiche normative dal mese di luglio”.
Per effetto di questi andamenti si registra una ulteriore compressione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (24,2% nei primi sette mesi del 2017), mentre nel 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, era stato raggiunto il picco del 38,8%.
Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti) sono risultate 215mila, con un lieve incremento rispetto allo stesso periodo del 2016 (+0,7%).
Per le cessazioni, la crescita è dovuta unicamente ai rapporti a termine (+23,2%). Le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato risultano in lieve flessione (-0,5%).
Tra gennaio e luglio, nel settore privato si registra un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a +1.073.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+825.000) che del 2015 (+930mila). Riportato su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato, vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, a luglio risulta positivo, pari a +571mila e in crescita continua da inizio anno.
Questo risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+18mila), dei contratti di apprendistato (+52mila) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+501mila, inclusi i contratti stagionali).
“Queste tendenze – sottolinea l’Inps – attestano il rafforzamento della fase di ripresa occupazionale. In un quadro di maggior mobilità complessiva, il saldo tendenziale si mantiene positivo grazie alla forte crescita delle assunzioni (nei mesi di gennaio-luglio 2017 sono risultate 4.182.000, in aumento del 18,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), maggiore di quella delle cessazioni (3.108.000, +15% rispetto all’anno precedente).
Tra gennaio e luglio, inoltre, sono stati incentivati 32.983 rapporti di lavoro nell`ambito del programma “Garanzia Giovani” e 68.748 (54.174 assunzioni e 14.574 trasformazioni) con “Occupazione Sud”.
E. M.























