L’istruzione di imprenditori e dipendenti è associata positivamente alla performance delle imprese: la dinamica del valore aggiunto è più favorevole, i salari sono migliori e, soprattutto, i tassi di sopravvivenza delle imprese stesse sono più elevati. In quest’ultimo caso, nel periodo 2011-2015, caratterizzato da una mortalità molto elevata delle imprese esistenti, per ogni anno d’istruzione in più degli imprenditori si è osservato in media un miglioramento del 5% nel tasso di sopravvivenza delle imprese e un ulteriore miglioramento di circa il 3% per ogni anno d’istruzione della media dei dipendenti. È quanto mette in evidenza l’Istat nell’edizione 2018 del Rapporto sulla conoscenza.
Nel 2015, rileva l’Istituto nazionale di statistica, le imprese con dipendenti da 2 a 49 addetti attive nella manifattura e nei servizi di mercato sono circa 770 mila, con 4,6 milioni di occupati. Si tratta di una componente importante del tessuto produttivo nazionale. Il livello medio di istruzione degli imprenditori è relativamente modesto (11,4 anni di scolarità pro capite nel 2015, meno del diploma secondario superiore) benché cresciuto nel tempo (0,4 anni in più rispetto al 2011). I loro dipendenti sono, nel complesso, relativamente meno istruiti (10,8 anni di scolarità pro capite).
Queste caratteristiche variano molto al variare dell’attività d’impresa, dagli oltre 16 anni pro-capite per gli addetti del comparto Ricerca e sviluppo ai 9 anni scarsi nel caso dell’industria delle confezioni e della pelletteria, ma le differenze nei livelli di istruzione sono molto ampie anche all’interno dello stesso comparto, il che suggerisce la coesistenza di modelli organizzativi diversi e una eterogeneità rilevante nella collocazione delle singole imprese nella catena del valore.
Inoltre, l’analisi condotta sull’intero universo di queste imprese mostra che dove gli imprenditori sono più istruiti, a parità di settore, dimensioni e localizzazione geografica, anche i dipendenti tendono ad avere un livello di istruzione più elevato: in media, ogni anno di scolarizzazione in più dell’imprenditore corrisponde a 1,3 mesi di istruzione in più per ciascun dipendente.
L’istruzione degli addetti (in questo caso, soprattutto quella dei dipendenti) è risultata associata sia alla scelta di adottare le tecnologie dell’informazione sia al comportamento innovativo. Dall’analisi econometrica risulta che ogni anno di istruzione in più degli addetti nel 2015 aumenta di quasi il 30% la probabilità di adozione di applicativi di gestione generale (Erp), di circa il 20% quella di software di gestione dei rapporti coi clienti (Crm; più elevata per l’uso operativo) e di poco meno il 25% quella di avere realizzato innovazioni combinate materiali (di prodotto o processo) e immateriali (organizzative o di marketing). Inoltre, si riflette in una differenza pari a circa il 6% sulla percentuale di addetti che utilizzano computer nell’attività lavorativa.



























