Sono praticamente dimezzati i comuni sopra i 15 abitanti governati dal centrosinistra, secondo quanto riferisce l’Istituto Cattaneo. In uno studio sulle amministrative, si rileva che prima dei ballottaggi il centrosinistra governava 64 comuni su 100, sopra i 15mila abitanti, mentre ora sono solo 34 quelli nei quali c’è un sindaco di centrosinistra.
Al contrario, sono quasi raddoppiati i sindaci di centrodestra, che erano 32 prima delle elezioni e oggi sono 53. Migliora anche il bilancio M5s, anche se va ricordato che il raffronto viene fatto con il 2012, quando ancora il Movimento di Beppe Grillo non era esploso a livello nazionale: se prima M5s governava 2 comuni sopra i 15mila abitanti, oggi sono 8 i sindaci a 5 stelle.
“Questo quadro nei ballottaggi – spiega l’Istituto Cattaneo – mostra chiaramente che l’unica forza politica con un bilancio in perdita nei comuni è il centrosinistra. Oggi è il centrodestra l’attore dominante”. In particolare, rileva il Cattaneo, emerge una “certa difficoltà del Pd e dei suoi alleati di centrosinistra nell’affrontare la sfida del ballottaggio”. Al contrario, “il M5s si conferma anche in questa occasione una ‘macchina da ballottaggio’: quando riesce ad accedere al secondo turno, si trasforma in un partito pigliatutto”.
Un altro dato delle amministrative, secondo l’Istituto Cattaneo, è che vanno sempre più sfumando quei confini politici che dividevano l’Italia: le regioni centrali non sono più il “cuore rosso” perché “soltanto in Toscana continua a prevalere un orientamento dei comuni verso il centrosinistra. Di elezione in elezione, con tassi crescenti di astensionismo e con sempre più frequenti cambi di maggioranza, il cuore rosso dell’Italia centrale ha smesso di battere a favore unicamente del centrosinistra”.
Al tempo stesso, si assiste ad uno “spostamento delle roccaforti dei partiti e dei candidati di sinistra dal nord”, con una “maggiore prevalenza del centrosinistra proprio nelle regioni del sud, soprattutto in Basilicata, Campania, Calabria e Puglia”. Per il Cattaneo si tratta di un “indicatore, forse, del mutamento che sta perseguendo/subendo il Pd”. Parallelamente, “il centrodestra sta progressivamente spostando i suoi punti di forza dal sud alle regioni del centro e del nord Italia”.





























