Rilanciare gli investimenti nelle infrastrutture, dedicando a questo scopo fino all’1% del Pil e creando un nuovo strumento creditizio della Banca europea degli investimenti (Bei) da impostare già entro quest’anno. Sono queste alcuni elementi di intervento proposti dal Governo italiano per rilanciare la crescita in Europa, contenuti nel documento pubblicato oggi dal ministero dell’Economia.
Concedere maggiori risorse alle regioni più arretrate, anche se la dotazione finanziaria complessiva non dovesse crescere in termini di pil, rispetto allo 0,45% attuale. La quota per le regioni arretrate deve essere elevata di almeno 5 punti percentuali. È questo invece uno degli undici obiettivi contenuti nel secondo memorandum italiano sulla riforma della politica regionale di coesione comunitaria, per gli anni 2007-2013, che è stato presentato oggi a Roma dal vice ministro dell’Economia, Gianfranco Miccichè.
Il vice ministro ha posto l’accento anche su un altro punto: l’Italia è favorevole ad utilizzare assieme al reddito pro-capite anche il tasso di occupazione per le regioni in ritardo economico dell’obiettivo uno (il Mezzogiorno) – ha spiegato Miccichè – per cui il criterio di ammissibilità è stato entro la soglia del 75% del pil pro-capite medio Ue.
Secondo il memorandum alle regioni arretrate deve andare anche un volume di risorse pro-capite appropriato e proporzionale ai differenziali di prosperità e disagio strutturale dove trovi peso adeguato il tasso di occupazione.
”Nel disegno della futura politica di coesione – ha detto ancora Miccichè parlando di un altro punto del memorandum – è richiesta un’attenzione particolare agli interventi per le regioni arretrate insulari”.
L’Italia chiede inoltre per le aree destinate ad uscire dai benefici dei fondi strutturali legati all’obiettivo uno, un sostegno transitorio, maggiorato se l’uscita è provocata da un effetto statistico legato all’allargamento della Ue.
La politica regionale di coesione comunitaria – si legge nel memorandum – è uno strumento indispensabile per l’Europa, il più importante strumento di politica economica a disposizione dell’Unione in quanto tale per accrescere sviluppo e coesione attraverso l’aumento della competitività di tutti i suoi territori. Il secondo memorandum italiano, che integra il primo presentato nel 2001, è stato definito e concordato nell’ambito del tavolo partenariale composto da rappresentanti di Stato, Regioni, Enti locali, partner economici e sociali. Da tutti questi soggetti – come più volte è stato sottolineato nel corso della presentazione – è stato approvato e sottoscritto.
Il memorandum mira a consentire, nel prossimo negoziato, di conseguire importanti risultati strategici: assicurare alle aree sottosviluppate del Paese il massimo di risorse comunitarie anche dopo il 2006, semplificare le regole di spesa ed attuare effettivamente il principio di sussidiarietà, garantire che gli interventi nei Paesi di nuova adesione all’Unione siano incentrati sulle infrastrutture materiali e immateriali e non su sussidi che rischierebbero di avviare in Europa forme di competizione distruttiva.
”L’Italia – ha detto Miccichè – è una delle nazioni che ha affrontato con maggiore serietà di altre la questione dell’allargamento. Molte, al contrario di noi, hanno pensato prevalentemente ai propri interessi, seppure legittimi. Bisogna vedere – ha aggiunto Miccicchè – al di là dei sacrifici.
L’allargamento è una opportunità più che un rischio. Se non si volevano fare sacrifici non si doveva votare per l’allargamento”.
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