Cala il peso delle tasse e anche il rapporto debito-Pil, ma l’Italia nel 2002 ha mantenuto le stesse posizioni nella classifica dei paesi europei. Rimane saldamente al primo posto in Eurolandia per il peso del debito pubblico (al 106,7% sul Pil nel 2002) così come si conferma all’ottavo posto sul fronte fiscale con un 41,6% del reddito che finisce in tasse. La riduzione della pressione fiscale ha però portato indietro, sui livelli del 1994, il rapporto delle tasse rispetto al Pil. Per trovare un valore più basso bisogna risalire al 40,5% del 1991.
A scattare la fotografia della situazione italiana nel 2002 in confronto con gli altri partner dell’ Euro e dell’ Ue è la Banca d’Italia nel supplemento al bollettino statistico diffuso oggi con i dati di “finanza pubblica nei paesi dell’ Unione Europea”.
La “euro-top” stilata da Via Nazionale mostra che l’Italia per il debito pubblico (lordo), con un 106,7% del Pil nel 2002 (sceso rispetto al 109,5% dell’ anno prima) e’ la ‘maglia nera’, seguita a stretto giro dal Belgio (105,3%) e della Grecia (104,9%). In ogni caso lo ‘stacco’ è notevole sia rispetto alla media dei paesi dell’area euro (69,2%), sia rispetto a quella dell’Ue (62,7%).
E’ questa una situazione che produce i suoi effetti anche sull’andamento della spesa per interessi: l’ Italia ha peso il 5,7% del Pil del 2002 per pagare gli interessi sul debito contro una media dell’area euro del 3,7%; in pratica due punti percentuali di pil in più. Va peggio solo il Belgio con un 6% secco. E’ questa la posta che pesa sull’ intero comparto della spesa pubblica che nel Belpaese vale il 47,2% del Pil, appena sotto il 48,3% della media Ue. Se si tolgono gli interessi la spesa precipita al 41,6%, ben tre punti sotto il 44,7% dell’ Ue.
Gli italiani possono però guardare con un certo sollievo alla classifica del prelievo fiscale, che mostra una riduzione porta di molti anni. Per trovare un peso del fisco più basso rispetto al pil bisogna risalire al 1991 quando la pressione fiscale (cioe’ il rapporto delle tasse rispetto al Pil) era a quota 40,5%. Nella euro-classifica rimaniamo all’ottavo posto nel 2001, sia nel 2002 con un ‘peso’ complessivo sceso dal 42,1% al 41,6% dello scorso anno. E in questo caso l’Italia scende addirittura sia sotto la media dell’area euro (41,8%) mantenendosi poco sopra quella dei paesi Ue (41,4%): davanti a noi, per maggiori tasse pagate, c’è la Francia, poco sotto, invece, la Germania. Nella composizione di questa voce pesano, tra l’altro, le imposte dirette, poco più alte lo scorso anno (14,1%) della media euro (12,1%) e Ue (13,3%) ma meno della metà, ad esempio, di quelle con cui devono fare i conti i danesi (29,7% il peso nel 2002 in Danimarca). Per le imposte indirette invece il Belpaese registra un 14,6%, più alto sia del 13,4% dell’area euro, sia del 13,6% della media Ue. E infine i contributi sociali: lo scorso anno erano in Italia al 12,7% del Pil, più bassi rispetto al 16% dell’area euro e al 14,2% dell’Ue ma decisamente più elevati rispetto allo striminzitissimo 2,7% della Danimarca o al 5,7% dell’Irlanda.
L’Italia, spulciando le tabelle europee stilate dalla Banca d’ Italia, risulta destinare una quota veramente bassa del Pil agli investimenti: l’1,8% lo scorso anno contro il 2,4% area euro e il 2,2% dell’Ue.


























