All’indomani delle operazioni di vendita del gruppo Iveco, con la cessione della divisione Defence a Leonardo e la produzione dei veicoli commerciali all’indiana Tata Motors, si è tenuto un incontro al Mimit con le rappresentanze sindacali. Per Samuele Lodi e Maurizio Oreggia della Fiom-Cgil, “è inaccettabile il processo di disimpegno da parte di Exor dall’industria del nostro Paese” poiché l’azienda “rappresenta un pezzo importante della nostra storia industriale, fatta da chi ci lavora”. Iveco è una realtà multinazionale con oltre 35.000 dipendenti, di cui 14.650 operano in Italia.
Per la Fiom è necessario che non tutto il pacchetto azionario venga ceduto e che comunque sia presente lo Stato con una delle controllate, come Leonardo “che, oltre all’acquisizione del ramo Defence, dovrebbe entrare anche nell’operazione Iveco-Tata Motors. Iveco deve mantenere la propria autonomia progettuale e di ricerca e sviluppo oltre che produttiva”.
Sull’operazione di acquisizione da parte di Leonardo di Iveco Defence, invece, per la Fiom potrebbe essere un’opportunità di crescita, “ma è del tutto evidente che il percorso dovrà essere monitorato per porre in essere ogni elemento necessario di certezze e garanzie per il futuro. Questo anche perché ci sono attività e produzioni che sono sempre state sovrapposte tra Iveco e il ramo Defence”. A fronte di ciò, il sindacato si appella al governo affinché garantisca che queste scelte non abbiano ripercussioni sui siti produttivi, sugli enti centrali di ricerca e sviluppo e sull’occupazione. Nel mentre, la Fiom-Cgil promuoverà assemblee in tutto il gruppo per informare le lavoratrici e i lavoratori e saranno decise le iniziative da mettere in campo per garantire un futuro contrattuale e occupazionale.
Sulla stessa linea la posizione della Fim-Cisl. Per il segretario generale Ferdinando Uliano, la cessione del comparto Difesa a Leonardo “potrebbe, se ben gestita, rappresentare un’opportunità di crescita per gli stabilimenti coinvolti, che impiegano circa 1.650 lavoratori”. Tuttavia, senza adeguate garanzie, “questa operazione può comportare anche effetti negativi: dalla possibile assegnazione delle attività non strettamente militari a Rheinmetall, alle ricadute sulla componentistica attualmente prodotta da altri siti italiani del Gruppo Iveco”.
Quanto alla vendita all’indiana Tata Motors, – per cui “il controllo da parte di Exor della famiglia Agnelli, oggi azionista di riferimento con sede legale nei Paesi Bassi, è garanzia di un ancoraggio italiano che rischia ora di venire meno” – , Uliano legge nell’operazione di cessione del ramo Difesa di Iveco a Leonardo una manovra preliminare alla possibile cessione dell’intero Gruppo a Tata. “Un’ipotesi che desta profonda preoccupazione in merito alla tenuta occupazionale degli stabilimenti italiani, alla continuità industriale e alla salvaguardia del patrimonio produttivo strategico del nostro Paese”. A riguardo la posizione del sindacato è netta: “Chiediamo al governo italiano di intervenire per mantenere una presenza di Exor. È infatti noto, che pur detenendo solo il 27% delle azioni, in base alla normativa societaria olandese, tale quota consente un controllo effettivo superiore al 50% e dunque, un’eventuale vendita sarebbe una scelta deliberata, non obbligata”.
“Abbiamo chiesto con forza che l’esecutivo intervenga sull’attuale proprietà per esercitare un’azione di responsabilità politica e industriale, anche attraverso gli strumenti normativi a disposizione, al fine di tutelare un asset strategico per l’Italia. Per queste ragioni – conclude – abbiamo ribadito la necessità di un confronto immediato e costante con il ministro Urso, affinché venga avviato un tavolo strutturato in grado di garantire trasparenza, tutela occupazionale e prospettive industriali per il futuro del gruppo Iveco in Italia.
Il Mimit ha preso l’impegno a convocare nelle prossime settimane un tavolo con Iveco, Leonardo e Tata Motors.



























