“Imminente conclusione del mio mandato presidenziale”. Così si è espresso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un passaggio del suo discorso nello scambio di auguri al Quirinale con il corpo diplomatico.
Il lungo discorso del Presidente ha poi toccato diversi temi, a partire dal commento sull’inzio del disgelo nei rapporti fra gli Stati Uniti d’America e Cuba, un segnale, defintito “inatteso e benvenuto”, reso possibile anche grazie “alla illuminante mediazione della Santa Sede”.
Il capo dello Stato è quindi passato ad analizzare l’attuale situazione che interessa le scelte dell’esecutivo in merito alle riforme del paese, affermando: “Il governo italiano sta compiendo un ampio e coraggioso sforzo per correggere alcuni mali antichi del nostro Paese. L’opera del premier Matteo Renzi non è priva di incognite, ma non ci potevano essere alternative”.
Rivolgendosi ai diplomatici, Napolitano si è detto certo che “del paese in cui siete stati inviati a rappresentare i vostri governi, avete certamente analizzato e colto, al di là di certe rappresentazioni di stampo iper-negativo se non catastrofiste, i problemi, le debolezze, e in particolare la crisi economica ed occupazionale che, come accade a molti altri paesi europei ed extraeuropei, lo affligge pesantemente”.
Il Presidente ha quindi aggiunto: “Avrete d’altra parte anche colto le enormi potenzialità intellettuali ed umane della nostra gente, il patrimonio di cultura e di storia, di capacità di innovazione, di realizzazione e di gusto, di creatività anche nello stile, che fanno dell’Italia un paese unico al mondo. Sono certo – ha continuato Napolitano elogiando ancora una volta il lavoro dell’esecutivo guidato da Renzi – che avrete anche apprezzato l’ampio e coraggioso sforzo che il governo italiano sta compiendo per eliminare alcuni nodi e correggere taluni mali antichi che hanno negli ultimi decenni frenato lo sviluppo del paese e sbilanciato la struttura stessa della società italiana e del suo sistema politico e rappresentativo. Un’opera difficile e non priva di incognite – non ha dubbi il Capo dello Stato – quella avviata e portata avanti dal Presidente del Consiglio e dal governo. Ma – si chiede – vi potevano essere delle alternative per chi, come noi, crede nelle potenzialità di questo paese, nel ruolo che deve rivestire in Europa, negli ideali che vuole portare e nella missione di pace che intende svolgere nel mondo?”.
Il capo dello Stato ha quindi concluso il suo discorso dichiarando: “E’ un bilancio positivo quello che l’Italia può fare del suo semestre di presidenza Ue, ormai alla conclusione. A partire dal fatto di aver fatto comprendere la necessità di rilanciare l’Unione europea come motore di crescita e sviluppo, seguendo realistiche regole di riequilibrio e disciplina fiscale”.
Con il Consiglio Europeo che inizia oggi a Bruxelles, ha spiegato il Capo dello Stato, “si avviano a conclusione le attività del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea. Nel corso di mesi caratterizzati dal vivace dibattito che ha accompagnato il processo per la formazione della nuova Commissione e la designazione del Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante della Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, l’Italia – ha sottolineato – ha svolto il suo ruolo nella piena consapevolezza di quanto sia diffuso il bisogno di ricreare lo slancio propulsivo e ideale che segnò l’avvio e la crescita dei processi di integrazione europea. Insieme ad altri paesi ci siamo sforzati, con qualche successo, di focalizzare l’attenzione e la volontà politica dei paesi membri sull’imprescindibile necessità che l’Unione sia nuovamente motore di crescita e di sviluppo, sapendo combinare tale primario obbiettivo con realistiche regole di riequilibrio e disciplina fiscale”.
Nel corso del semestre di presidenza italiana, ha concluso Napolitano, “siamo anche riusciti a far comprendere che gli epocali fenomeni migratori connessi con i tragici eventi in Medio Oriente e in Africa costituiscono una vera emergenza europea e che come tale vanno affrontati, mentre sulle sole coste italiane sono stati quest’anno tratti in salvo, col contributo decisivo delle nostre Forze della Marina Militare, 170.000 uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra, dalle violenze e dalla fame”.
F.P.


























