Si vanno profilando le misure che entreranno nella prossima legge di bilancio, ma molte caselle devono ancora essere riempite. I tecnici dei singoli ministeri hanno tempo fino a domenica per definire le misure da proporre per il disegno di legge, in vista del Consiglio dei Ministri che potrebbe tenersi lunedì alle 17.30, questa almeno è l’indicazione che hanno ricevuto gli uffici.
Le cifre, allo stato, sono ‘ballerine’. Il complesso degli interventi per il 2023 dovrebbe ammontare intorno ai 30 miliardi di euro, ma tutto dipenderà dalle risorse per le coperture che sarà possibile reperire. Di certo sono sul piatto i 21 miliardi di euro che derivano dal quadro programmatico della Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Nadef), in cui il rapporto deficit/Pil per il prossimo anno è stato portato al 4,5%, contro il 3,4% a livello tendenziale. Le altre risorse arriveranno probabilmente dalla tassa sugli extraprofitti dell’energia, per la quale è allo studio una modifica che recepisca il regolamento europeo in materia, da altre misure fiscali come la rivalutazione di terreni e partecipazioni, il ridimensionamento delle detrazioni sopra una certa soglia di reddito, la possibile riedizione della voluntary disclosure per l’emersione dei capitali portati illegalmente all’estero, e da interventi sulla spesa tra cui la spending review dei Ministeri che nel 2023 ammonterebbe a 800 milioni di euro per poi aumentare negli anni successivi, la minore ‘spesa fiscale’ che si ricaverà dalla rimodulazione del superbonus sulle ristrutturazioni edilizie dal 110% al 90%.
Ormai certa anche la cosiddetta tregua fiscale (che nei primi anni si traduce in un costo per il bilancio dello Stato), per agevolare i contribuenti che hanno ricevuto cartelle esattoriali a regolarizzare la loro posizione con il fisco. La misura sarà modulata a seconda della cifra ma, come ha più volte spiegato il vice ministro all’Economia, Maurizio Leo, le cartelle fino a 1000 euro saranno cancellate.
Non sarà probabilmente possibile, in una prima fase, utilizzare i fondi strutturali europei per finanziare misure a sostegno di famiglie e imprese contro il caro energia. E’ necessaria infatti una modifica normativa a livello europeo che consenta l’impiego delle risorse a quello scopo, come è avvenuto per gli interventi resisi necessari per fronteggiare gli effetti del Covid-19. Nel ddl di bilancio dovrebbe comunque essere prevista una norma programmatica che consenta l’impiego dei fondi europei una volta ottenuto il via libera dall’Europa.
Per sostenere famiglie e imprese di fronte al caro energia, il ddl di bilancio prevederà una ulteriore proroga delle misure già in vigore nell’anno in corso, come il credito di imposta sugli acquisti di energia elettrica e gas effettuati dalle imprese, l’azzeramento degli oneri di sistema sulle bollette, la riduzione delle accise sui carburanti.
Per quanto riguarda il cuneo fiscale, è certa la proroga del taglio del 2% dei contributi che versano i lavoratori introdotto dal governo Draghi e che altrimenti scadrebbe a fine anno, taglio che interessa i redditi fino a 35.000 euro. Allo studio l’ipotesi di incrementare la riduzione dei contributi portandola al 5% e si sta anche valutando la sua ripartizione, se farla ricadere per due terzi sulla quota a carico dei lavoratori e un terzo sulle imprese o viceversa.
Per i lavoratori autonomi è ormai certo l’innalzamento dagli attuali 65.000 euro a 85.000 euro della soglia di fatturato per rientrare nel regime forfettario con il versamento della tassa piatta al 15% e semplificazioni degli adempimenti. Per i lavoratori dipendenti potrebbe invece essere introdotta, in via sperimentale per un anno, la flat tax incrementale, che si applicherebbe sull’aumento di reddito registrato nel 2023 rispetto al maggior reddito dei tre anni precedenti.
E.G.


























