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Home - Rubriche - Giochi di potere - Marx e Engels in Abruzzo

Marx e Engels in Abruzzo

di Riccardo Barenghi
8 Marzo 2024
in Giochi di potere
Sindacati: è ora di condividere azioni chiare

“E se domani – e sottolineo se – io non potessi rivedere te…”, era una canzone scritta da Adriano Celentano e da Mina, cantata dalla stessa Mina.

Buttiamo la canzone in politica, e se domani succedesse qualcosa in Abruzzo, se cioè il centrosinistra vincesse le elezioni regionali, cosa accadrebbe alla destra che sta al governo e cosa all’opposizione, che almeno stavolta è riuscita a presentarsi tutta, ma proprio tutta, unita? E’ ovvio che il “se” va sottolineato con un grosso pennarello, perché non è affatto detto che il risultato abruzzese segnerà la seconda sconfitta della destra dopo poche settimane da quella in Sardegna. Quindi parliamo di un’ipotesi, non tanto campata in aria tuttavia visto che gli ultimi sondaggi segnalano un testa a testa tra i due candidati a governatore. Quello uscente Marco Marsilio, sostenuto dalla destra e quello entrante – o almeno che vorrebbe entrare – Luciano D’Amico, sostenuto da tutto il centrosinistra. Chiamatelo campo largo, campo giusto, o campo come vi pare, insomma da tutti i partiti che si oppongono al governo, il Pd, i Cinquestelle, l’Alleanza Sinistra-Verdi, Azione di Carlo Calenda e addirittura Italia viva di Matteo Renzi. Un miracolo, questa unione, che infatti difficilmente si ripeterà in altre competizioni elettorali, considerati i rapporti più che conflittuali tra i vari leader dei partiti in questo campo, ma intanto in Abruzzo è stata fatta e chissà se – e di nuovo sottolineiamo il se – un domani…Inutile azzardare previsioni, il centrosinistra è un mondo complicato da capire, troppi protagonisti e troppi protagonismi, troppa voglia di distinguersi l’uno dall’altro, troppo interesse a curare il proprio orticello elettorale perdendo di vista il resto del mondo.

Meno complicato invece provare a prevedere cosa succederà nell’altro campo, in quello della destra, in caso di sconfitta abruzzese. Intanto, nell’attesa del voto e del risultato, c’è da registrare un crescente nervosismo dei leader della maggioranza, a cominciare da Giorgia Meloni che ha lanciato una sorta di allarme sostenendo che “succederà di tutto”, cosa sia questo “tutto” non lo ha spiegato anche perché neanche lei sapeva bene cosa stesse dicendo. Forse si riferiva alle notizie sui dossier che sono uscite negli ultimi giorni e che riguardano personaggi pubblici di vario genere, ma in maggioranza di destra. Oppure alle manifestazioni degli studenti per la Palestina manganellati dalla polizia senza alcuna ragione se non dimostrare chi comanda, oppure chissà. In ogni caso lei ha annunciato di essersi “messa l’elmetto”, come se fosse in guerra. E’ evidente che ha paura di perdere e che, se perdesse pure in Abruzzo dopo che è stata sconfitta in Sardegna (entrambi i candidati li ha voluti lei), ne uscirebbe parecchio indebolita come premier.

Peggio ancora andrebbe per Matteo Salvini, che ormai rischia di perdere altri voti e di essere superato dalla Forza Italia targata Antonio Tajani e quindi di essere defenestrato da segretario della Lega: molti dirigenti leghisti, dal friulano Fedriga al veneto Zaia stanno solo aspettando l’occasione buona per cambiare cavallo. E’ riapparso anche il fondatore della Lega Umberto Bossi per dire che Salvini è inadeguato e che andrebbe sostituito. L’unico che per ora si salva è proprio Tajani, che come ha spiegato Marcello Sorgi sulla “Stampa”, è una sorta di nuovo “Fregapiano”, ossia “un leader capace di ottenere i massimi risultati con il minimo sforzo, nel suo caso addirittura senza muovere un dito”. Insomma, conclude Sorgi, siamo di fronte a un nuovo Arnaldo Forlani, che parafrasando Nietzsche, disse di sé stesso: “Il segreto della stabilità è l’eterno ritorno del sempre uguale”.

Tajani in Abruzzo non rischia niente, tutt’altro: magari riuscirà anche a superare la Lega di Salvini, il quale a quel punto potrebbe esplodere in tutte le sue animalesche forme, magari senza arrivare al punto da provocare la crisi di governo come fece nel 2019 ma certamente mettendo lo stesso governo, e soprattutto Meloni, sotto una fibrillazione cardiaca che non si sa dove potrebbe sfociare. Il male minore per la premier, per Tajani e per la stessa Lega sarebbe allora che l’attuale leader lasciasse le sue tre poltrone, vicepremier, ministro e segretario, così che la maggioranza potrebbe proseguire il suo cammino senza ulteriori scossoni. Aspettando le europee di giugno, che magari un poderoso scossone potrebbero provocarlo, e le altre elezioni amministrative.

Ma ovviamente non è facile che Salvini si faccia da parte, il personaggio è troppo legato al potere e alla sua immagine per uscire di scena come nulla fosse. Certo, il voto in Abruzzo potrebbe dare una mano per aprire quella porta di uscita, viene allora in mente la frase con cui Marx ed Engels concludono il “Manifesto del Partito comunista”, ovviamente parafrasata: “Abruzzesi di tutto l’Abruzzo, unitevi!”.

Riccardo Barenghi

Riccardo Barenghi

Riccardo Barenghi

Giornalista

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