Piaccia o non piaccia, la settimana prossima avremo un governo in carica. Tutti (o quasi) si disperavano nella prospettiva di tornare alle urne, il pericolo è scampato e il duo vincente si appresta a governare. Le elezioni hanno parlato chiaro. Il Pd è stato sconfitto, 5S e Lega hanno vinto, è giusto che siano loro a guidare il paese nei prossimi anni; anni, perché questo non si prospetta come un governo a breve. Hanno lottato strenuamente per arrivarci, non lasceranno il ponte di comando tanto velocemente. Anche perché entrambi questi partiti hanno una direzione abbastanza autoritaria, i colpi di mano, i tradimenti, le divisioni interne proprie della sinistra nei decenni e del Pd in questi anni non gli appartengono.
Il problema è come governeranno, cosa faranno, soprattutto cosa non faranno. Il disegno di Renzi, con la scelta di tenere il Pd all’opposizione, è stato quello di lasciare che provassero loro a governare, nella speranza non velata che questa guida si risolvesse in un disastro e gli elettori tornassero poi piangenti all’ovile. Non è escluso che ciò avvenga, le premesse ci sono già tutte. Il punto è vedere che macerie resteranno se i due partiti oggi vincenti un domani dovessero passare la mano.
Si sperava che le promesse della campagna elettorale restassero appunto promesse, per far posto a disegni un po’ più coerenti con la situazione economica del paese. Ma non è stato così. La bozza di programma attorno alla quale stanno lavorando 5S e Lega contengono tutti i punti centrali di quelle promesse. Il reddito di cittadinanza, la flat tax, l’abolizione della legge Fornero, la lotta agli immigrati e il conseguente rimpatrio degli indesiderati.
Il reddito di cittadinanza, a detta dei 5S, costerebbe “solo” 17 miliardi, ma l’Inps, che ha i conti necessari, dice che saranno almeno 30 miliardi e gli esperti di voce.it indicano la stessa spesa (anche perché dietro voce.info c’è sempre Tito Boeri, che resta un economista di prim’ordine). L’introduzione di una flat tax ha un costo commisurato naturalmente al punto in cui collocare l’asticella. Se si vuole un’aliquota unica al 23% si deve preventivare una spesa di 40 miliardi l’anno, se dovesse scendere al 20% il costo sarebbe di 63 miliardi, se addirittura si pensasse a una aliquota del 15%, vale a dire quella preferita da Matteo Salvini, si dovrebbero trovare ben 102 miliardi. Intervenire sulla legge Fornero non costerebbe molto meno: viene stimato un costo che va dai 20 ai 25 miliardi annui. Per rimpatriare i 600mila immigrati irregolari indicati dalla Lega servirebbero altri 2 miliardi (a parte il fatto che per far tornare a casa loro queste persone con un piano di rimpatrio da 200 persone al giorno, servirebbero in tutto 8 anni e 4 mesi). Nell’ipotesi migliore, cioè ai costi più bassi indicato da quei partiti, sarebbe una spesa di poco inferiore agli 80 miliardi. Poi c’è da aggiungere i circa 12 miliardi di euro che servono per bloccare l’aumento dell’iva, e il costo dell’intervento per rimettere i conti in pareggio secondo le indiscrezioni già trapelate da Bruxelles, che oscilla sui 3 o 5 miliardi. E poi avanti di questo passo.
A tirare le somme, sarebbero 100 miliardi di euro, che non si capisce dove potrebbero essere trovati. Certo, gli interventi potrebbero essere molto alleggeriti, nel senso di pesare meno sulle casse dello stato, qualcosa si può ricavare da un intervento sugli impegni presi con l’Unione europea. Ma resta il fatto di un carico altissimo, che non potrebbe fare altro che riversarsi sul debito pubblico. Ma il debito non è un dato a sé stante, indica l’ammontare dei soldi che ogni trimestre dobbiamo trovare sui mercati internazionali, dove non esiste la parola beneficienza. Crescerebbero di conseguenza le necessità dello Stato e quei 100 miliardi, o quanti di meno potrebbero essere, sarebbero destinati a crescere.
Un vicolo buio, forse cieco, senza sbocchi. La speranza è l’ultima a morire, continueremo a sperare. C’è sempre il disegno di far pagare le tasse a chi oggi non le paga, come anche l’abbattimento del lavoro in nero (che poi rientra nella grande filiera della lotta all’evasione): ma sbaglia di grosso chi pensa che sia impresa facile. Non c’è riuscito nessuno, non fosse che perché in alcune zone del paese l’economia sottotraccia, il lavoro in nero, è l’unico sistema per continuare a vivere. In certe zone del paese è impossibile bonificare se non si vuole fare terra bruciata e far morire ogni possibile economia.
Insomma, corre dei seri pericoli l’economia e quindi il nostro paese. Difficile capire come aggiustare questo puzzle impazzito. Il nuovo governo ci proverà, la speranza è che non siano sempre gli ultimi a pagare, come accade però sempre e come anche questa volta probabilmente accadrà.
Anche il mondo del lavoro, naturalmente, sarà toccato da questo turbine e non sarà una cosa indolore. Le relazioni industriali possono avere un’influenza sulla produzione, quindi sull’economia, ma qui siamo su livelli sui quali il dialogo tra le parti sociali può ben poco. Ciò nondimeno, nel caso in cui governo e Parlamento facessero disastri o non riuscissero a intervenire positivamente, resterebbe nella responsabilità di queste stesse parti sociali cercare con il loro intervento, con accordi e contratti, di fare quello che possono perché l’economia non precipiti.
E proprio perché le relazioni industriali non godono buona salute, e sono da mettere nel conto degli interventi correttivi nei comportamenti delle parti sociali, Il diario del lavoro ha avviato una serie di interviste con alcuni responsabili delle relazioni industriali di grandi aziende. Persone che sono sul pezzo tutti i giorni, che conoscono bene i problemi e forse hanno anche delle idee precise su cosa occorrerebbe fare. Questa settimana abbiamo iniziato intervistando Marco Mondini e Filippo Contino, che hanno la responsabilità del dialogo sociale rispettivamente in Electrolux e in Enel.
Contrattazione
La notizia della settimana è il fallimento della trattativa tra governo e sindacati sull’Ilva di Taranto, interrotta bruscamente sul piano per gli esuberi, respinto dai rappresentanti dei lavoratori. A questo punto, la partita passa sul tavolo del prossimo governo Lega-Cinquestelle. Con esiti tutti da vedere. Nel settore dell’energia, è stato raggiunto l’accordo tra Eni e i sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e le Rsu e i rappresentanti dell’azienda l’accordo per il premio di partecipazione 2017-2020. Il testo prevede un importo totale di 2.000 euro per il 2017 e il 2018, che diventerà 2.018 euro e 2.039 euro rispettivamente per le competenze del 2019 e del 2020. Nel comparto degli elettrodomestici, Electrolux e il coordinamento sindacale hanno definito la proroga del ricorso al contratto di solidarietà per lo stabilimento di Solaro (Milano) fino al 31 dicembre 2018. Mentre per quanto riguarda tutto il gruppo è stato raggiunto un accordo per l’adeguamento degli obiettivi per il premio di risultato. Nel trasporto pubblico, la Commissione di garanzia, dopo aver valutato l’accordo del 28 febbraio firmato dai sindacati di categoria, ha inserito due nuove regole riguardanti l’informazione all’utenza e l’allungamento a 20 giorni tra uno sciopero e l’altro. Nell’agricoltura, è stato siglato l’accordo tra Manifatture Sigaro Toscano e i sindacati di categoria Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil. Il testo prevede l’introduzione di misure di welfare aziendale e di conciliazione vita-lavoro e una giornata all’anno dedicata al tema della sicurezza. Inoltre, è stato sottoscritto il rinnovo del Ccnl del contoterzismo. L’accordo, che interessa 20mila addetti, prevede un aumento salariale di 100 euro al terzo livello, l’incremento del 40% della retribuzione per il lavoro notturno e nuovi articoli che vanno a rafforzare il valore del contratto nazionale.
Interviste
Il Diario inaugura una nuova serie di interviste con i responsabili delle relazioni industriali di grandi aziende, per fare il punto sullo stato di salute dei rapporti tra imprese e sindacati e capire cosa e come potrebbe o dovrebbe cambiare, e in che modo si potrebbe contribuire, migliorando le relazioni industriali, alla tenuta dell’economia e del paese. Questa settimana abbiamo sentito Marco Mondini e Filippo Contino, di Electrolux ed Enel. Le interviste sono entrambe firmate dal direttore del Diario del Lavoro, Massimo Mascini.
Prosegue intanto anche la serie di interviste del Diario sui rapporti tra i sindacati e le forze politiche vincitrici delle elezioni del 4 marzo. Questa settimana Nunzia Penelope ha intervistato Daniela Fumarola, segretario generale della Cisl Puglia. Nell’intervista la leader sindacale parla delle contraddizioni della sua regione, stretta l’Ilva e i 5 Stelle, che hanno ottenuto in Puglia un grosso successo pur con un programma che punta alla chiusura della fabbrica. In pratica, afferma Fumarola, ‘’ora ci tocca difendere i nostri iscritti dal loro stesso voto’’. Quanto al governo del centro sinistra, spiega la sindacalista, “ha fatto molte cose positive, ma gli elettori hanno percepito solo la litigiosità del Pd”.
Tommaso Nutarelli ha intervistato Mimmo Carrieri, commissario delegato per il settore del trasporto pubblico nella Commissione di garanzia che disciplina lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, per fare il punto sugli ultimi sviluppi della normativa e su come la Commissione intenda salvaguardare l’equilibrio tra il diritto di sciopero e di circolazione.
La nota
Fernando Liuzzi ha seguito per il Diario gli ultimi sviluppi della vicenda Ilva. Nella giornata del 7 maggio l’UE, attraverso un comunicato ufficiale della Commissione europea e una nota della Commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, ha dato il via libera all’acquisizione dell’Ilva da parte di ArcelorMittal. Nella giornata del 10 maggio, al tavolo presso il Mise, il Ministro Calenda ha presentato oggi nuove proposte, per sbloccare lo stallo, ma i sindacati non le hanno accolte positivamente. La vicenda rimane irrisolta, in attesa di un nuovo Governo.
Analisi
Alessandra Servidori analizza il Pilastro dei Diritti Sociali, presentato a Bruxelles dalla Commissione europea lo scorso 27 aprile. Nel testo, i venti punti che stabiliscono nuovi e più efficaci diritti sociali per i cittadini europei, strutturati in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro, protezione sociale e inclusione.
Il guardiano del faro
Marco Cianca parte dal ‘’numero 8” per ricordare tre date chiave: 1818, 1968 e 1978. Duecento anni fa a Treviri nasceva Karl Marx. Cinquanta primavere fa fioriva il Maggio francese. Quarant’anni fa avveniva il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Br.
Diario della crisi
Ancora un “caduto” nella crisi dei cinema romani, che ha già un lungo elenco di vittime, dal Metropolitan al Fiamma, al Rivoli, all’America e tantissimi altri. La brutta notizia di questi giorni è che chiude anche il Maestoso, con il conseguente licenziamento di otto persone. Negli appalti, è stato indetto lo sciopero dei lavoratori della ristorazione di Telecom. La Filcams Cgil di Roma e del Lazio ha chiesto alla committenza l’impegno nel far applicare la clausola sociale alle aziende in appalto al fine di salvaguardare i posti di lavoro nei cambiamenti di sede decisi dall’azienda e di aprire un tavolo ufficiale di confronto tra tutte le parti. Nel settore dell’energia, Esso ha venduto la raffineria di Augusta agli algerini della Sonatrach. Il segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini, e la segretaria generale della Femca, Nora Garofalo, accusano l’azienda di aver comunicato la vendita ai 600 lavoratori in assenza delle rappresentanze sindacali. Proclamato lo sciopero di 24 per tutto il comparto del trasporto marittimo. Per Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti alla base dello stato di agitazione i casi di autoproduzione nelle operazioni portuali, con conseguenti ricadute sul tema della sicurezza, gli atteggiamenti e le azioni delle singole AdSP che minano fortemente lo sviluppo economico ed occupazionale dei porti. In Trentino, il depuratore Aquaspace, che si occupa di trattamento e conversione delle acque reflue, è stato sequestrato dalla Direzione distrettuale antimafia di Trento. A rischio ci sono 80 posti di lavoro.
Documentazione
Questa settimana è possibile consultare i dati relativi all’andamento dell’economia italiana, le cifre sul commercio al dettaglio e sulla produzione industriale. È inoltre consultabile il testo dell’accordo sul trasporto pubblico e la valutazione della Commissione di Garanzia in merito. È presente la nota della Commissione Europea che autorizza l’acquisizione dell’Ilva, i punti principali dello schema di accordo Ilva – AmInvestCo – OO.SS, respinto dai sindacati, e le azioni collaterali dell’accordo sindacale Ilva. Inoltre i dati del Misery Index di Confcommercio e il testo del verbale di accordo Eni sul premio di partecipazione 2017-2020. Infine il documento dell’accordo sul Piano di incentivazione del personale di Intesa San Paolo e il testo del Decreto Legge 9 marzo 2018 n.44 – Occupazione e crisi aziendali – Misure Urgenti.



























