Il 2018 sarà un anno cerniera. Le prossime elezioni politiche del 4 marzo non promettono niente di buono, basta vedere il torneo in corso a chi la spara più grossa, a chi promette di più. Può succedere di tutto, come anche tutto continuare come prima. Ma nel campo del lavoro qualcosa si sta preparando, perché quest’anno scadono i grandi contratti di lavoro e le novità potrebbero essere molte e di sostanza. Soprattutto, si sta delineando la possibilità di un vero salto salariale.
Mario Draghi non ha mai smesso di dirlo, la dinamica retributiva in Italia è troppo lenta, con questi ritmi non prende quota la domanda interna e, di conseguenza, la ripresa resta asfittica. Di qui una forte pressione sindacale per far crescere i salari e salvare così l’economia del nostro paese: che sarà anche uscito dalla stretta della crisi, ma sempre debole resta, specie rispetto ai campioni europei con i quali vorrebbe competere.
Insomma, una rincorsa salariale. Tutte e tre le confederazioni sindacali la vorrebbero, ma si scontrano con un atteggiamento non proprio disponibile degli imprenditori, nel caso degli industriali. I quali vorrebbero tenere bassi i salari, al massimo farli crescere nelle imprese dove aumenta la produttività e si creano di conseguenza le condizioni per sopportare un aumento del costo del lavoro. Un ragionamento giusto, se non fosse che per uscire dalla situazione di difficoltà in cui versa il nostro paese si deve ragionare in maniera diversa, si devono tentare strade differenti, magari eterodosse, per forzare la situazione.
I contratti di lavoro in scadenza potrebbero essere lo strumento per attuare questa crescita salariale, se non fosse per la riottosità imprenditoriale. E in queste condizioni è difficile anche che si giunga a un grande accordo triangolare, come quello del 1993, non certo per frenare l’inflazione, che non c’è, ma per rincorrere lo sviluppo attraverso una diversa politica fiscale. Perche’ i salari potrebbero crescere anche con una riduzione, sostanziosa però, del cuneo fiscale, ovvero la distanza, siderea, tra il costo del lavoro e il salario che arriva ai lavoratori in busta paga. Non ci stanno le forze politiche, occupate a discutere di altro, non ci stanno gli imprenditori.
Del resto, non sembra questo il momento per parlare di grandi accordi tra parti sociali. Il giro di boa del nuovo anno non ha cambiato le carte in tavola perché si trovi un accordo per la riforma della contrattazione tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil. Si intensificano gli incontri tecnici, ma le posizioni, invece di avvicinarsi, sembrano distanziarsi. E’ stato lo stesso Boccia ad affermare che entro gennaio, massimo ai primi di febbraio, deve essere raggiunto un accordo, o sarà giocoforza prendere atto che “non c’è la volontà e quindi è inutile parlarne ancora”. Il presidente di Confindustria non lo dice apertamente, ma fa capire che gli industriali ce l’hanno messa tutta, ma “ad impossibilia nemo tenetur”, come se la responsabilità fosse dei soliti sindacati che dicono sempre di no.
In realtà la situazione è un po’ diversa, perché è evidente che le trattative servono se le posizioni progressivamente si avvicinano, fino all’accordo finale. In questo negoziato le cose non sono andate così, soprattutto negli ultimi incontri. Già in dicembre la delegazione di Confindustria aveva presentato un documento sul quale i sindacati avevano obiettato, specie per quanto si riferiva alla voce salario, chiedendo una modifica sostanziale della posizione padronale. Il punto è che dopo quel primo documento la delegazione di Confindustria ne ha presentati altri due, ma ogni versione era, agli occhi dei sindacati, peggiore della precedente. Sembra di capire che, se manca volontà di arrivare a un accordo, ciò non sia da addebitare ai sindacati, che del resto sugli stessi temi hanno gia da tempo raggiunto accordi soddisfacenti con artigiani, commercianti, piccole imprese di Confapi. Forse è Confindustria che non è tanto interessata a un accordo o, se vogliamo, a un accordo che non riporti le tesi che loro testardamente riportano e i sindacati respingono.
Non sono queste le premesse per una grande stagione contrattuale, servirebbe maggiore sintonia. Il punto è che l’andamento della stagione contrattuale non dipende dalla Confindustria, ma dalle decisioni delle grandi federazioni di categoria e da quelle delle aziende leader, che potrebbero avere una vista meno miope. Del resto, è quanto è già successe tre anni fa, quando, nonostante i veti di Viale dell’Astronomia, le imprese scelsero di rinnovare, con reciproca soddisfazione e anche molta inventiva, 50 contratti nazionali di categoria. Lo stesso potrebbe accadere in questo 2018 anno cerniera.
Contrattazione
Il 2018 inizia con il rinnovo del contratto degli statali per il triennio 2016-2018 firmato il 23 dicembre scorso. Dopo oltre otto anni di blocco, il contratto prevede un aumento di 85 euro e riguarda circa 247 mila persone tra i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. In Emilia Romagna, invece, Cgil Cisl e Uil hanno sottoscritto un accordo sulla regolamentazione degli appalti nella sanità della regione, il cui testo è frutto di un percorso avviato col patto per il lavoro del luglio 2015.
Analisi
Maurizio Ricci interviene nel dibattito sull’automazione che non necessariamente cancella posti umani, anzi, può addirittura aumentarli. Lo dimostra l’esempio del bancomat, il “nonno” di tutti i robot.
Giuliano Cazzola analizza la posizione di Confindustria, ‘’desaparecida’’ nel panorama politico ed economico italiano. Secondo Cazzola, l’associazione degli industriali, assente da tempo dal dibattito nazionale, sembra aver smarrito la propria ragione di essere.
Maurizio Balistreri fa il punto sulla multinazionale irlandese Ryanair. La vicenda della compagnia aerea rappresenta l’emblema del dogma della libera concorrenza in Europa e di una violazione sistematica dei diritti sindacali dei lavoratori
Alessandra Servidori riporta i dati sulle morte bianche, in netto aumento in Europa e anche in Italia, dove i morti sono 1.000 e quasi 700 mila gli infortuni ogni anno.
La nota
Fernando Liuzzi ha seguito l’incontro sull’Ilva al Mise del 10 gennaio, durante il quale AM InvestCo ha illustrato ai sindacati la sua visione sul settore siderurgico e la fase di competizione globale che lo ha investito.
Nunzia Penelope spiega il senso del “piano” per l’Italia firmato da Carlo Calenda e Marco Bentivogli. Partendo da tre parole – Competenze, Imprese, Lavoro- il ministro dello Sviluppo e il leader della Fim Cisl, sulle colonne del Sole 24 Ore, hanno lanciato un progetto industriale molto concreto, come alternativa alle fantasiose promesse elettorali da “aboliremo caro, aboliremo tutto”.
Interviste
Tommaso Nutarelli ha intervistato Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc-Cgil, sul rinnovo del contratto che interessa il comparto scuola, formazione e ricerca.
Emanuele Ghiani ha sentito il segretario generale della Uiltec, Paolo Pirani, in merito allo sciopero unitario, con manifestazione nazionale a Milano, che i lavoratori del settore gomma-plastica attueranno lunedi 15 gennaio.
Il guardiano del faro
Marco Cianca ricorda la prima trasmissione radiofonica sul calcio, la mitica ‘’Tutto il calcio minuto per minuto’’. Era il 1960 e tanto è cambiato da allora.
Il blog del Diario
Gaetano Sateriale fa il punto sugli Stati Generali Cgil sul Territorio, rilevando una profonda disconnessione tra le varie parti che compongono il paese. Troppe diseguaglianze: economiche, sociali, di lavoro, istruzione, salute, aspettative di vita, servizi pubblici, benessere.
Benedetta Buccellato ritorna sui fondi destinati al Teatro Eliseo. Quella che sembrava una bufala, una fake new all’italiana, e cioè che lo Stato avesse regalato al Teatro Eliseo 2 milioni di euro, fuori sacco e in barba a tutte le regole, era purtroppo la realtà.
Il diario della crisi
I primi di gennaio si è tenuto un incontro al Mise sullo stabilimento di Roccasecca. La discussione ha riguardato la dismissione dello stabilimento Ideal Standard del frosinate e la conseguente apertura di una procedura di licenziamento per 330 lavoratori, che sono scesi in piazza, davanti alla sede del Mise, per una manifestazione di protesta. Whirlpool ha annunciato una ristrutturazione dell’Embraco che comporterà la chiusura dello stabilimento di Riva di Chieri (Torino). La mossa risulterà in circa 500 esuberi. Come risposta, i lavoratori dell’Embraco di Riva di Chieri (Torino) hanno manifestato contro la procedura di licenziamento collettivo per 497 lavoratori e hanno annunciato di voler chiedere un incontro al premier Paolo Gentiloni, atteso a Torino al Lingotto per l’assemblea del Pd. In solidarietà ai lavoratori dello stabilimento di Riva di Chieri, il lavoratori dell’Embraco di Cassinetta di Biandronno (Varese) hanno indetto uno sciopero di un’ora. La neo costituita Ericsson Services ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 113 lavoratori su 476 a livello nazionale, di cui 5 su 28 a Genova. I licenziamenti seguono la disdetta dei contratti aziendali e del contratto collettivo nazionale. A Roma, si è tenuto lo sciopero dell’Atac contro le scelte del Comune sul concordato. Secondo i sindacati di base che hanno indetto lo sciopero, le scelte del Comune “mettono in pericolo il proseguimento del servizio di Atac per il rischio fallimento”. Le maestre e i maestri delle scuole dell’infanzia e primaria hanno protestato davanti la sede del ministero dell’Istruzione contro la sentenza dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato che ha messo fuori dalle Graduatorie ad esaurimento i docenti con diploma magistrale.
Documentazione
Nella sezione dedicata, questa settimana, è possibile visualizzare i dati Istat di Novembre sulla produzione industriale, sul commercio al dettaglio e le stime provvisorie su occupati e disoccupati. Inoltre, è possibile trovare i dati del Misery Index di Confcommercio di Novembre, il testo del documento “Un piano industriale per l’Italia delle competenze” di Carlo Calenda e Marco Bentivogli, il testo della legge di Bilancio 2017, il testo di Ifo, Istat e Kof, Eurozone economic Outlook, il testo del contratto della pubblica amministrazione e l’osservatorio lavoro del Centro studi Cna di Novembre.



























