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Home - Newsletter - Newsletter – 15 settembre 2017

Newsletter – 15 settembre 2017

15 Settembre 2017
in Newsletter

La ripresa è arrivata anche in Confindustria.  Era molto atteso l’annuncio che è stato finalmente effettuato il giro di boa, che il peggio della crisi è ormai dietro le spalle, e ieri puntuale il Centro studi di Confindustria ne ha dato la conferma. Dopo il governo, dopo il sindacato, anche gli industriali attestano che possiamo cominciare a guardare con un po’ di ottimismo al futuro. I dati del Centro studi dicono che il Pil, il principale indicatore economico, crescerà quest’anno dell’1,5% e dell’1,3% quello prossimo. Solo a giugno le indicazioni parlavano di una crescita dell’1,3 e dell’1,1% rispettivamente nel 2017 e nel 2018. Poi il cambiamento. Ma anche le cifre indicate ieri potrebbero essere riviste al rialzo. Basterebbe una crescita anche molto limitata nei due trimestri conclusivi dell’anno per rivedere in su le stime almeno di un decimale di punto. Cosa più che possibile considerando che la produzione industriale ha fatto segnare un vero e proprio salto in avanti nel mese di luglio, nel momento in cui il Centro studi di Confindustria aveva già chiuso le sue valutazioni e non poteva quindi cambiare le previsioni.

Insomma, ormai ci siamo, con tutta probabilità cresceremo dell’1,6 quest’anno, dell’1,4% quello prossimo. E non bisogna dimenticare che queste stime sono costruite a invarianza legislativa, ma è un dato di fatto che il Def che sarà presentato le settimane prossime e la legge di bilancio, pronta per la metà di ottobre, cambieranno il quadro legislativo. Le decisioni devono essere ancora prese e il governo è ancora molto cauto, ma è indubbio che questi interventi saranno volti proprio a cercare una maggiore crescita. Il Centro studi di Confindustria non si sbilancia, ma Luca Paolazzi, che ne è il direttore, crede che potrebbe esserci un aumento suppletivo anche di 5 decimali, che, insomma, alla fine la crescita del Pil l’anno prossimo possa essere vicina al 2%. Ma già così alla fine del prossimo anno il Pil avrà recuperato totalmente la perdita registrata dalla crisi del 2011-2013 e sarà inferiore solo del 4,7% al massimo toccato nel 2008. Certo, i nostri competitors stanno meglio, la Germania ha recuperato da tempo il gap della grande crisi e più recentemente anche la Francia. Ma questo non ci deve indurre al pessimismo. Comunque nel gruppo di testa ci siamo ancora, abbiamo mostrato di saper reagire alle sventure e questo è un bel risultato.

Del resto le indicazioni economiche che portano al risultato finale, quello della crescita del prodotto interno lordo, sono tutte molto positive e fanno ben sperare anche al di là di quanto non dicano le cifre, per loro sempre un po’ fredde. Gli investimenti l’anno prossimo cresceranno infatti  del 3,1%, cifra già abbastanza rilevante: ma la cosa più positiva è che gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto cresceranno del 4,1%, il che significa che le aziende si stanno attrezzando per produrre di più, che davvero la macchina produttiva ha ripreso a girare. A trainare il tutto sono sempre le esportazioni, che cresceranno quest’anno del 4,9 e il prossimo del 3,8%.

Ci sono rischi però. Perché queste previsioni partono da alcuni dati di fatto, che però potrebbero anche subire pesanti variazioni nel corso dei prossimi mesi. Paolazzi ne ha indicati ben sei. Il primo è dato dalla fine del Quantitative easing della Bce. Draghi non sembra disposto a mollare e solo tra un paio di mesi chiarirà i suoi progetti. Ma il rischio c’è ed è bene che ci si cominci ad attrezzare. Il secondo pericolo è ancora più sottile, perché consiste nell’autocompiacimento. Se ci mettiamo tutti a pensare che i guai sono finiti, che si può ricominciare con la finanza allegra, c’è il pericolo che la sorpresa sia molto amara. Anche perché l’Italia resta sempre molto esposta in Europa, non può permettersi passi falsi. Potrebbe anche riprendere in Europa una dura politica del rigore, i falchi sono sempre in agguato. E potrebbero peggiorare i tassi di cambio e penalizzarci: il deprezzamento  del dollaro o l’apprezzamento dell’euro non ci aiuterebbero certo. Altra incognita il prezzo del petrolio: è dato in posizione di stabilità, ma quella è un’area molto difficile da valutare. Infine, il sesto rischio, la Cina. Se Pechino cambiasse politica e pensasse non più a crescere, ma di più alla sostenibilità finanziaria, le ripercussioni potrebbero farci male.

Comunque, la crescita almeno per ora c’è e dobbiamo prenderne atto. Confindustria però ha tenuto a precisare anche un’altra cosa, che non è vero che siamo in una situazione in cui si cresce, ma l’occupazione resta indietro. Al contrario, anche in questo campo le cose non vanno assolutamente male. Il monte delle ore lavorate infatti è cresciuto complessivamente dal 2014 a metà del 2017 del 4,3%, per un totale di 815mila occupati in più. Dal picco del 2008 lavorano in Italia oggi 160mila persone in più. E le retribuzioni non restano indietro, almeno quelle dell’industria. Le retribuzioni reali nel 2018 risulteranno infatti dell0,9% sotto ai livelli del 2007, ma quelle dell’industria invece aumenteranno del 9,0%. E’ la cifra del Pil per abitante, che misura il benessere di tutti, a essere ancora del 7,2% inferiore. Come a dire, gli italiani non hanno il tenore di vita di una volta, ma non certo per colpa dei salari pagati dagli industriali.

E poi c’è la bassa occupazione giovanile, il vero tallone d’Achille per il nostro paese. C’è un divario con la media dei paesi dell’euro di 15-17 punti, tantissimo. E questa difficoltà spinge tanti giovani, già formati, e anche in maniera eccellente, a emigrare, con una perdita che il Centro studi di Confindustria valuta in un punto di Pil l’anno. Una vera e propria emergenza, cui mettere mano e anche abbastanza in fretta.

 

Contrattazione
Questa settimana è stata firmata, dai sindacati di categoria territoriali, l’ipotesi di accordo sul contratto integrativo per i forestali della regione Sicilia, scaduto nel 2001. Sul versante della sanità, l’incontro tra l’Aran e le associazioni di rappresentanza segna il via libera per la trattativa sul rinnovo del contratto nazionale. Al centro del dibattito, l’organizzazione del lavoro e le regole di costituzione e utilizzo dei fondi.  Buone notizie per i lavoratori del settore lapideo estrattivo: è stato infatti firmato, tra i sindacati di categoria e associazioni datoriali aderenti a Confimi Industria, Aniem e Anier, l’ accordo per il rinnovo del contratto nazionale del settore. Di esito negativo invece l’incontro lampo, senza confronto, tra i sindacati e le rappresentanze datoriali del settore gomma/plastica, conclusosi con un nulla di fatto. Infine, è stato sottoscritto un accordo tra Generali Italia e le parti sociali che prevede la creazione di 100 posti di lavoro destinati ai giovani, ai quali verrà applicato il contratto nazionale assicurativo Ania.

 

Analisi
Andrea Ottieri racconta “Ritratto di una nazione”, progetto ideato dal Teatro di Roma, che, attraverso una serie di spettacoli teatrali, mette in scena l’Italia del lavoro e dei diritti.

Maurizio Ricci analizza un rapporto del centro studi Bruegel, dove vengono esaminate le conseguenze dei dieci anni di crisi economica. I più colpiti sono i lavoratori, che hanno visto scendere i propri salari, mentre, a sorpresa, le imprese hanno registrato un aumento della produttività.

 

Interviste
Massimo Mascini ha intervistato Paolo Capone, nuovo segretario generale dell’Ugl, per fare il punto sulla situazione che riguarda il Governo, la Confindustria, la crisi migratoria e la ripresa economica.

Tommaso Nutarelli ha intervistato Cristian Sesena, segretario nazionale della Filcams Cgil, per parlare delle condizioni che riguardano gli operatori dei fast food, a seguito della mobilitazione internazionale in corso.

 

Diario della crisi
È stata una settimana difficile per il trasporto pubblico della Capitale, con un nuovo sciopero proclamato da Atac e Tpl. Sempre su questo versante, continua il confronto tra il sindacato di categoria Filt Cgil e la giunta capitolina per quanto riguarda il concordato preventivo per evitare il fallimento della municipalizzata dei trasporti. Sul fronte scolastico, il personale Ata di Roma ha indetto lo stato di agitazione per quanto riguarda il conferimento delle supplenze circa le quali, secondo il segretario della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, “i mancati chiarimenti del Miur” generano disfunzioni nel servizio scolastico. Nel comparto dell’acciaio, le Rsu dello stabilimento  dell’Ilva di Cornigliano hanno proclamato lo stato di agitazione per il rinnovo dei lavori di pubblica utilità previsti dall’accordo di programma.

Inoltre, rischiano il licenziamento i 90 lavoratori della Lovato Gas, che produce impianti a gas per autoveicolo, dello stabilimento vicentino di Casale, in seguito alla volontà del Gruppo Landi di interrompere la produzione. Infine, sul fronte edile lombardo, il mancato rinnovo dei contratti integrativi territoriali, che riguardano circa 99mila lavoratori, è stata la causa delle proclamazione dello sciopero da parte dei lavoratori lombardi del settore

Documentazione
Questa settimana è possibile visualizzare i rapporti dell’Istat sulla produzione industriale di luglio; le stime sul mercato del lavoro nel II trimestre del 2017; i dati sui prezzi al consumo ad agosto e le esportazioni delle regioni italiane nel II trimestre del 2017. Inoltre, è possibile consultare il working paper della Bce, la nota della Confcommercio sulle economie territoriali, il documento, redatto dal Centro Studi di Confindustria, sugli scenari economici, con allegate tutte le slides presentate durante la presentazione del rapporto, e infine l’indagine del Cna sul rapporto tra le piccole imprese e la pubblica amministrazione.

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