Tutto al condizionale, ma la prossima settimana Confindustria e Cgil, Cisl e Uil potrebbero raggiungere davvero l’accordo che stanno inseguendo da un anno e mezzo. Il merito di questa netta inversione di tendenza rispetto al passato anche recente è in buona parte di Maurizio Stirpe, il vicepresidente della confederazione degli industriali con delega ai temi del lavoro, che ha voluto caparbiamente questa ripresa forte di contatti e sta conducendo le trattative, si spera, verso l’accordo finale. Al momento sono ancora al lavoro gli sherpa, ossia i tecnici delle due parti che stanno limando un documento da firmare, ma presto potrebbe esserci l’intervento dei vertici, appunto per l’atto finale.
Non sarà un grande accordo, proprio per le difficoltà finora incontrate. Avrà probabilmente, come ha osservato Nunzia Penelope su Il diario del lavoro, un sapore gattopardesco, perché non porterà grandi rivoluzioni. Ma sarà un accordo, e già questo avrà la sua importanza. Per capire questo passaggio non si deve dimenticare che il nostro paese è in bilico e con il fiato sospeso in attesa di quel 4 marzo che nel bene o nel male potrebbe cambiare anche radicalmente l’asse politico. Può succedere di tutto, ma fanno bene i pessimisti a tenere il peggio. E allora, per parare l’attacco dei sovranisti o dei populisti, fanno bene le parti sociali a firmare un accordo che stabilisce alcuni principi forti, a prendere posizione sulle materie di loro stretta competenza, quelle sulle quali gradirebbero che nessuna forza politica, quale che sia il risultato delle elezioni, metta le mani.
Saranno regole precise, su come si contratta e su come si valuta la rappresentatività delle rappresentanze anche datoriali. Già questo è un risultato importante, appunto per stabilire punti fermi. Sono regole non nuove, le stesse che erano nel Testo unico che fu firmato quattro anni fa, ma il fatto di ribadire queste cose ha un valore in sé. Non cambierà, o non dovrebbe cambiare nulla, invece, per la dinamica salariale. La scelta verso cui pare ci sia stia orientando, alla fine, sembra sia quella di non scegliere tra i diversi modelli da seguire nella definizione degli aumenti salariali, ne’ imporne uno unico. Ciascuna categoria dovrebbe conservare quindi l’autonomia per decidere come comportarsi. Così, del resto, hanno fatto nella scorsa stagione contrattuale, quando non esisteva un modello di riferimento, ma sono stati ugualmente e con successo rinnovati 50 contratti, anche molto diversi tra loro, ciascuno rispondente alle necessità del settore di riferimento. Una scelta giusta, perché preferire un modello a un altro avrebbe creato dissapori inutili. Le federazioni questo preferiscono ed è stato giusto che le confederazioni abbiano preso atto di questa volontà.
Una cosa però sembra che conterrà questo accordo, e cioè la possibilità di distribuire i proventi della crescita della produttività non solo a livello di impresa, ma anche con i contratti nazionali. Se sarà confermato, si tratta di un principio importante, perché il contratto nazionale non servirà solo al recupero del potere di acquisto eroso dall’inflazione, ma potrà portare un aumento del salario reale. Un principio che era contenuto anche nell’accordo del 1993, ma che non fu mai applicato perché da allora i contratti nazionali servirono solo a recuperare il danno dell’inflazione. Con il risultato deprimente che abbiamo avuto, considerando il calo vistoso dei salari in questi anni. Adesso qualcosa può cambiare e sarà una manna perché quello che manca alla nostra economia è proprio una sferzata ai consumi interni che dia spinta alla produzione. E’ chiaro che non possono venire stravolgimenti dai contratti nazionali, aumenti della disponibilità dei lavoratori in quantità importanti, ma il principio è sempre importante. La speranza è che poi alla firma ci si arrivi davvero, perché i problemi non mancano mai. Ma la volontà di andare avanti questa volta sembra forte.
Contrattazione
Questa settimana è stato siglato un protocollo di collaborazione tra Fincantieri, Regione Friuli Venezia Giulia, Cgil, Cisl e Uil, mirato a favorire l’occupazione e i processi di collocazione lavorative, per contribuire allo sviluppo sia delle imprese che operano nella cantieristica navale sia di tutto il territorio regionale. Nel trasporto aereo, è stato sottoscritto l’accordo tra i sindacati di categoria Filt, Fit e Uiltrasporti e Aerdorica, l’aeroporto marchigiano, che scongiura così i 29 licenziamenti previsti. Il testo, che definisce una percentuale massima del 40% della solidarietà per tutti i settori, verrà ufficializzato il 22 gennaio presso la regione Marche con l’assessorato al Lavoro per la chiusura della procedura di mobilità. Nel comparto della sanità, si è chiusa la vertenza Don Gnocchi, con un’intesa siglata con i sindacati. L’accordo permetterà l’avvio di trattative per con contrattazione di II livello. Nell’industria aeronautica, è stato sottoscritto l’accordo alla ex Gse di Brindisi che decreta il via libera per il gruppo Dcm all’acquisizione dell’azienda, scongiurando così i 225 licenziamenti, attraverso la ricollocazione in un’azienda satellite della Dcm di 113 lavoratori e la garanzia, per i 112 rimasti, a essere riassorbiti nei prossimi tre anni.
Analisi
Roberto Polillo ragiona su come il tema della sanità sia ormai scomparso dall’agenda politica. Un dato che trova conferma anche nell’attuale campagna elettorale. Unica eccezione è la proposta avanza dal partito di Pietro Grasso, Liberi e Uguali.
Pasquale Cuomo ricostruisce la genesi delle cosiddette ‘’riforme strutturali’’, ovvero di quella che definisce la regolazione neoliberista del mercato del lavoro in Europa, mostrando come esse siano state concretamente applicate in Italia nel mondo dell’universita’ e della ricerca.
La nota
Fernando Liuzzi fa il punto sulla situazione di Fca, dopo le dichiarazioni di Sergio Marchionne dal salone dell’auto di Detroit. Il Ceo ammette che non ci saranno “matrimoni” in vista per Fca, confermando, tuttavia, che il gruppo, anche da solo, resta perfettamente in grado di confermare tutti gli obiettivi. Questo anche alla luce della conferma che entro l’anno sarà raggiunto l’azzeramento del debito, fine principale del piano 2014-2018. Ma per la piena occupazione negli stabilimenti italiani si dovrà ancora attendere.
Nunzia Penelope riporta le novità nella trattativa tra Confindustria e i sindacati per la riforma dei contratti. Si aprono spiragli per un’intesa, dettata anche dalla volontà di concludere prima che l’incertezza politica dopo le elezioni di marzo renda tutto piu’ difficile. Quello che si profila e’ un accordo dal sapore ‘’gattopardesco’’, dove tutto apparentemente cambia, ma la sostanza resta quella che ha caratterizzato i rinnovi contrattuali degli ultimi due anni.
Interviste
Il direttore de Il Diario del lavoro Massimo Mascini ha intervistato Antonello Giannelli, recentemente eletto presidente dell’Associazione Nazionale Presidi.
Il guardiano del faro
Marco Cianca spiega come un consumismo senza freni abbia raggiunto ogni angolo della società e della vita delle persone, toccando, persino, la morte: servizi funebri a prezzi di saldo, finanziamenti in comode rate. Accompagnare un congiunto nell’ultimo viaggio è diventato come comprare un auto.
Il diario della crisi
Ideal Standard, azienda operante nel settore delle ceramiche, chiude lo stabilimento di Roccasecca, comune della provincia di Frosinone. I sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil si dicono pronti alla mobilitazione, e accolgono con favore l’impegno del governo nell’aver individuato un possibile investitore interessato al sito e la richiesta del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ai vertici aziendali di posticipare la procedura di ulteriori 30 giorni. I lavoratori della Igei, la società che gestisce il patrimonio da reddito di proprietà dell’Inps, sono scesi in piazza davanti alla sede centrale dell’istituto di previdenza per protestare contro i licenziamenti. Nel settore portuale, c’è grande preoccupazione dei sindacati sul destino dei lavoratori di Gioia Tauro, dopo il venir meno degli impegni presi da una parte dei firmatari dell’accordo quadro di Palazzo Chigi. Nel terzo settore, I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti hanno convocato l’assemblea unitaria del settore imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi per valutare iniziative di protesta a sostegno della vertenza a sostegno del rinnovo del contratto che coinvolge 600mila addetti del comparto che operano in regime di appalto. Nel comparto delle telecomunicazioni, Tim ha proposto un piano che prevede 7.500 uscite tra il 2018 e il 2020, e 2.000 nuove assunzioni, che dovranno essere finanziate con 20 minuti di solidarietà al giorno. A Torino, nell’officina Mussa e Graziano, secondo quanto riferito dalla Fiom-Cgil del capoluogo piemontese, , due operai montatori sono stati allontanati dall’azienda perché iscritti al sindacato e candidati alle prossime elezioni delle Rsu. Per il fatto sono state proclamate otto ore di sciopero.
Documentazione
Questa settima nella sezione dedicata è possibili visualizzare i dati Istat relativi ai prezzi al consumo, le cifre su i permessi di costruzione nel I semestre del 2017 e i numeri sulla produzione e i costi nel settore edile. Sempre in documentazione è presente la congiuntura sul Pil mensile, ICC e i prezzi di Confcommercio.




























