Giovedì prossimo, all’Auditorium della Musica a Roma, avrà luogo l’assemblea annuale di Confindustria. Un evento sempre importante, perché Confindustria da sessanta e passa anni è una protagonista di primo piano della vita economica, politica e sociale del nostro paese. Giustamente l’attesa per le parole del presidente e’ sempre forte, c’e’ grande interesse, anche per leggere tra le righe quanto accadrà nel futuro prossimo venturo.
Stavolta pero’ l’attesa sembra quanto meno derubricata. L’interesse c’è e ci sarà giovedì, ma molto minore di quanto non sia stato in passate occasioni. Perché Confindustria sta subendo un accelerato processo di opacizzazione che fa scadere la portata politica delle parole del suo presidente. Non sono più gli industriali a dare il segno del progresso, dell’innovazione, del cambiamento. Altre forze si stanno facendo avanti e hanno più forza, più vigore, sono più centrali e determinanti di quanto non lo sia ormai Confindustria.
Un processo tanto più evidente se si guarda al campo che noi, al Diario, monitoriamo tutti i giorni: quello del lavoro e delle relazioni industriali. Un anno fa Vincenzo Boccia si lamentò che i sindacati non avevano voluto avviare un dialogo per mettere a punto i cardini di nuove regole per le relazioni industriali. “Noi volevamo”, disse, ma “ loro” non hanno voluto, hanno preteso che prima si chiudessero le vertenze per il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro. Non era esattamente così, ma importante è che Boccia assicurò che molto presto sarebbe partito questo grande confronto, per cercare un accordo che al centro avrebbe dovuto avere lo scambio tra salario e produttività. E disse, anche, che era necessario fossero le parti sociali a mettere a punto queste regole, per non farsele imporre dalla politica.
Parole precise, ma i fatti non hanno seguito le parole. A ottobre Boccia ha ripetuto il suo invito ai sindacati, parlando, abbastanza genericamente, di un “patto della fabbrica” che sarebbe stato bene firmare. Cgil, Cisl e Uil si sono dimostrati interessati e disponibili, ma tutto è rimasto fermo. Il dialogo non è partito mai. Ogni tot mesi qualcosa si è mosso, i funzionari della confederazione, ai massimi livelli, si sono incontrati con i segretari delle tre confederazioni. Ma sempre senza costrutto, senza andare oltre i formalismi, o, meglio, oltre un caffe’ e quattro chiacchiere. Questo fino a pochi giorni fa, quando per l’ultima volta si è avuto un altro di questi incontri, sollecitato dai sindacati, che un paio di settimane fa, con un comunicato unitario, avevano sottolineato la loro disponibilità e il loro interesse a stringere sul confronto, e come questo non riuscisse, però, a incontrare adeguato ascolto in Confindustria.
Dal poco che è trapelato su questi incontri, si è capito che la disponibilità di Confindustria fosse in realtà limitata a parlare solo della definizione di accurati perimetri di agibilità dei contratti. In pratica, gli industriali vogliono che artigiani e commercianti non possano firmare contratti nazionali di lavoro quando questi si applicano ad aziende che in realtà svolgono attività industriale. Concetto complesso, perché confusioni si sono certamente verificate, ma distinzioni precise su cosa sia industria e cosa no non sono mai state fatte.
Ma al di là del bizantinismo del tema, il fatto è che Confindustria solo di questo voleva parlare, non di altro. Non quindi delle regole secondo le quali fare contrattazione, non di valutazione della rappresentatività delle organizzazioni imprenditoriali, non delle cose vere che servono per ridare ordine e spessore alle relazioni industriali. Ed è tanto più grave in quanto, invece, Cgil Cisl e Uil in questi mesi hanno raggiunto accordi generali su questi argomenti con gli artigiani, la Confapi, la Confcommercio. Le relazioni industriali rischiano di diventare relazioni sindacali, se gli industriali non sono più centrali come sono stati per sessant’anni. Dietro questa indecisione c’e’ il fatto che la Confindustria è profondamente divisa al proprio interno proprio sulla linea da dare alle relazioni industriali: come ormai da tempo immemorabile, c’è chi ama i contatti nazionali, e chi quelli aziendali. Nell’impasse, tutti fermi per non sbagliare.
Chissà quale versione di questi confronti darà Boccia nella sua relazione all’assemblea di giovedì. C’è il rischio che ritocchi la realtà, attribuisca colpe inesistenti, che accusi i sindacati di essersi sottratti al confronto. Non sarebbe la prima volta che questo accade. Ma sarebbe grave, perché il presidente di Confindustria ha l’obbligo, per la carica che ricopre, di guardare con grande attenzione alla crisi delle relazioni industriali, proprio lui che un anno fa riconobbe l’apporto fondamentale che potevano dare alla ripresa dell’economia del nostro paese.
Confindustria è nata per fare i contratti, non può ridursi a svolgere mere azioni di lobby, importanti, ma di ben diverso spessore politico e sociale rispetto alle relazioni industriali. Confindustria ha sempre avuto un mission precisa, socialmente parlando, e non può rinunciarvi senza perdere molta della sua statura. E una Confindustria piccina non interessa nessuno.
Contrattazione
Questa settimana è stato siglato l’accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei lavoratori dei panifici artigiani e industriali. Il contratto, scaduto il 31 dicembre 2014, giunge al suo rinnovo di durata quadriennale dopo 32 mesi di trattativa e prevede un aumento per in panifici artigiani di 52 euro pari al 3,6% e un aumento per i panifici industriali di 73 euro pari al 4,6%. Inoltre, è stata siglata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto gas e acqua per il biennio 2016-2018. L’accordo è scaduto il 31 dicembre 2015 e riguarda oltre 48.000 lavoratori dipendenti da circa 600 imprese. Nel settore dell’occhialeria, si è giunti ad un accordo per la nuova classificazione del personale che ridefinisce l’inquadramento professionale. Sarà adeguato all’evoluzione tecnologica e di processo tutelando i lavoratori attraverso un sistema diretto a riconoscerne la professionalità e il coinvolgimento. Anche per quanto riguarda gli orafi è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale. L’ipotesi prevede dal punto di vista economico, come per il contratto dei metalmeccanici, dei minimi tabellari in vigore con la busta paga di giugno 2017 sulla base dell’Ipca registrato nel 2015 e 2016 e l’adeguamento dei minimi a giugno di ciascun anno di vigenza del contratto sulla base dell’indice Ipca. Più lenta e difficile, invece, la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale degli edili. I sindacati di categoria affermano di avere “prime risposte positive” da Ance e Cooperative. Sempre questa settimana, i sindacati di categoria Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, hanno approvato le linee guida per la definizione delle piattaforme dei rinnovi contrattuali di secondo livello nei comparti dell’Industria e della Cooperazione alimentare 2018-2021. Infine, è stata sottoscritta una prima intesa, a livello nazionale tra i sindacati di categoria e Abercrombie & Fitch Italia, azienda di abbigliamento che gestisce diversi punti di vendita in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia.
La nota
Fernando Liuzzi ha seguito la vertenza dei giornalisti dell’Unità in sciopero ad oltranza per respingere la “condotta antisindacale dell’azienda”
Analisi
Roberto Polillo fa il punto sulle elezioni in Francia. Il nuovo presidente francese ha suscitato molto entusiasmo in Italia, ma il suo reale “indirizzo” politico si misurerà dalle prossime scelte su lavoro, Europa e riforme. Sebastiano Fadda, economista e docente a Roma Tre, prende spunto dal programma dei Cinque Stelle per analizzare l’ipotesi di allargare la platea del lavoro attraverso la riduzione d’orario.
Interviste
Massimo Mascini ha intervistato Alessio Ferraris, rieletto segretario generale della Cisl Piemonte che fa il punto a due anni dalla sue elezione degli anni appena trascorsi, colmi di risultati positivi.
Tommaso Nutarelli ha intervistato Michele Azzola a proposito delle vicenda Almaviva. Il segretario della Cgil romana rilegge il “caso Palermo” alla luce di quanto gia accaduto a fine 2016 nel call center della capitale, e avverte: e’ un precedente pericoloso nella gestione di qualunque altra crisi futura.
Il blog del Diario
Alessandro Meloncelli analizza il dopo Brexit. La prospettiva che la Gran Bretagna possa proporsi per gli investimenti stranieri come un paradiso fiscale sollecita riflessioni su fenomeni importanti, le cui evoluzioni possono essere imprevedibili.
Giuliano Cazzola continua la rubrica “Amarcord” raccontando l’origine della sua vocazione da sindacalista. Fin da ragazzo, infatti, ha cominciato a interrogarsi a proposito di “quel vago avvenir” che a quella età si aveva in mente.
Diario della crisi
Questa settimana i lavoratori K-Flex di Rincollo si sono espressi positivamente al referendum sulla mediazione e incentivazione economica indicata dal giudice, con un risultato referendario di 135 voti favorevoli e 25 contrari. Inoltre, hanno accettato e siglato in tribunale la proposta del giudice che prevede 8 milioni di euro per l’incentivazione economica complessiva a fronte dei 187 licenziamenti. Nella grande distribuzione, i lavoratori della Pam di via Marconi a Bologna si sono fermati con un pacchetto di otto ore di sciopero “a sorpresa” contro il prolungamento dell’orario di apertura al pubblico sino alle ore 24 deciso dall’azienda. In sciopero ad oltranza anche i giornalisti dell’Unità contro il comportamento antisindacale dell’editore. I lavoratori insieme a Cgil, Cisl e Uil hanno richiesto un incontro urgente ai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato. Si sono fermati, inoltre, i lavoratori edili del tratto stradale Bolognetta-Lercala che rischia di non essere completato per mancanza di finanziamenti. Per un centinaio di lavoratori, infatti, già nei prossimi mesi, si agita lo spettro del licenziamento. In segno di protesta è stato bloccato il tratto a scorrimento veloce Palermo-Agrigento per circa un’ora mentre 350 operai hanno partecipato al sit-in dalle 7 alle 12. Nelle Marche, i lavoratori del centro per l’impiego regionali hanno proclamato insieme ai sindacati di categoria lo stato di agitazione. Richiedono alla Regione un confronto per discutere le difficoltà delle strutture e al Ministero la regione dell’esclusione delle Marche dalle 1000 assunzioni previste. In Lombardia i sindacati lanciano l’allarme sulla carenza di organico negli uffici scolastici. I dati riferiti da Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica e dei lavoratori della conoscenza e Confsal della Lombardia e di Milano evidenziano che su un organico previsto di 675 unità, gli effettivi in servizio negli uffici scolastici lombardi sono 314. Nel Lazio è stata annullata la procedura di licenziamento per 3 dipendenti del Gruppo Italiano Vini. L’ordinanza del giudice del Tribunale del Lavoro di Velletri ha accertato la condotta antisindacale dei Gruppo Italiani Vini per il licenziamento individuale del rappresentante sindacale della Flai Cgil nazionale e di Roma sud Pomezia Castelli e di altri 2 dipendenti iscritti al sindacato. Si è giunto ad un accordo sulla vertenza Almaviva di Palermo che ricalca nei suoi contenuti quella sottoscritta per la sede di Napoli e prevede il ricorso alla Cigs, un taglio alla retribuzione prevista dal contratto di settore e l’azzeramento della maturazione del Tfr. Sempre in Sicilia, i sindacati di categoria denunciano il forte caos procurato da Poste Italiane sul territorio. La riorganizzazione della consegna dei prodotti a firma è stata “affrettata” provocando innumerevoli disagi ai cittadini. Ancora licenziamenti in Sky che ha annunciato altri 124 licenziamenti. Dopo l’avvio delle procedure di dimissioni e trasferimento da parte di Sky per 440 dipendenti, il sindacato di categoria Slc Cgil invoca l’intervento delle istituzioni e chiede “verifiche puntuali” per evitare “l’imbarbarimento delle condizioni di lavoro”.
Documentazione
Nella sezione dedicata è possibile trovare i dati Istat sul commercio con l’estero e prezzi dell’import dei prodotti industriali di marzo, il rapporto integrale 2017 e i dati sui prezzi al consumo di aprile. Il testo del contratto nazionale per i dipendenti degli studi odontoiatrici, il protocollo d’intesa tra i sindacati e Gruppo Iren, il testo del verbale di accordo di Esselunga, l’accordo Carrefour e il testo dell’ipotesi di accordo Unicoop tirreno. Infine, è possibile trovare le slides del protocollo call center presentato al Mise e il testo dell’informativa sul rinnovo del contratto del settore calzaturiero.



























