Finalmente ci siamo arrivati. Domenica andiamo finalmente a votare e si saprà così a breve qual è il destino che attende il nostro paese. Finalmente, perché non se ne può veramente più del bailamme di proposte, promesse, giuramenti, che i diversi partiti, non tutti nella stessa misura, ci hanno ammannito in queste settimane di convulsa campagna elettorale. Altro che le scarpe di Lauro, che ne regalava una sola, l’altra dopo la sua rielezione! Qui si è visto di tutto, una corsa affannosa a chi prometteva di più, senza nessuna considerazione per come sarebbe stato possibile realizzare anche la minima parte di quanto promesso.
Una corsa indecorosa che non ha fatto bene al paese, perché ha alimentato false speranze che adesso saranno puntualmente deluso. Per non parlare della precisa volontà di alcuni dei partiti in lizza che non hanno avuto alcuno scrupolo a fomentare i sentimenti peggiori negli elettori, gli odi, i rancori e così via.
Tutto questo adesso è finito, per fortuna. Consigli agli elettori è meglio non darne, ciascuno dovrebbe essere in grado di scegliere a seconda delle proprie convinzioni. L’unica cosa che ci sentiamo di dire in questo momento è diretta a chi ha a cuore il lavoro e i lavoratori, e cioe’ presumibilmente la maggior parte di chi ci legge tutte le settimane in questa newsletter e tutti i giorni su Il diario del lavoro, il nostro giornale quotidiano online. Sappiamo tutti che gli operai, ma più in generale la gran parte dei lavoratori, ha stracciato da tempo la tessera del partito politico. Per tante ragioni, la disaffezione non ha trovato ostacoli. Ma gli stessi lavoratori, la gran parte di essi, hanno ancora in tasca la tessera del sindacato: stando ai numeri che circolano, almeno una decina di milioni di persone. Se la tengono stretta, la tessera sindacale, perché sanno che nel momento di difficoltà è il sindacato che li può aiutare. Beh, forse questi stessi lavoratori dovrebbero fare due più due e riflettere sul fatto che dare il voto ai partiti che hanno nei loro programmi la distruzione del sindacato, e ce ne sono, porterebbe automaticamente, in caso di loro vittoria, alla scomparsa o allo svuotamento di quei sindacati di cui mantengono in tasca la tessera. Insomma, un po’ di coerenza. Votare per certi partiti, Lega o 5 Stelle che siano, e tenersi stretta la tessera sindacale, sono due cose che fanno a cazzotti. Ogni tanto bisogna anche scegliere.
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E come non parlare dell’accordo che nella notte tra martedì e mercoledì hanno firmato Confindustria, Cgil, Cisl e Uil? Un accordo storico, lo hanno detto un po’ tutti. A ragione, perché segna il rientro di Confindustria nel quadro delle relazioni industriali, che si chiamano così non a caso, proprio perché è sempre stata l’organizzazione degli industriali a dettare le regole secondo le quale queste si svolgevano. E invece da qualche anno la Confindustria era stata lontana, quasi disinteressata, più attenta a fare lobbing che al suo ruolo di parte sociale. Dando cosi’ un fondamento alla pratica della disintermediazione, il tener lontani i corpi intermedi dalle stanze che contano. Ma era successo di più: commercianti, artigiani, piccole imprese di Confapi, erano infatti riuscite a raggiungere accordi con i sindacati sulle grandi direttrici della contrattazione e della rappresentanza; la Confindustria no. Un pericolo per chi crede che le relazioni industriali non servano solo a tener buoni gli operai, ma a far crescere le imprese.
Adesso Confindustria è rientrata nel gioco sottoscrivendo con i sindacati un documento in cui, specie nella prima parte, vengono fatte affermazioni molto importanti. Come quella che plaude alla crescita dei salari, o quella dove le parti si impegnano a consolidare le condizioni per uno sviluppo del sistema. Acqua fresca, solo parole, potrebbe dire qualcuno; ma non è così, perché una cosa è dire queste cose in un talk show, un’altra scriverlo nero su bianco in un documento. Questo significa che adesso i comportamenti dovranno attenersi a queste regole. E non è cosa da poco.
Sul merito c’è poco da dire, specie per la contrattazione. Perché la Confindustria, ma anche le confederazioni sindacali, erano strette nella tenaglia tra chi voleva regole uguali per tutti e chi chiedeva libertà di comportamenti: e ha vinto la seconda strada. Liberi tutti, e saranno i contratti, quindi la contrattazione tra le categorie, a decidere come cresceranno i salari.
A noi sembra molto importante anche che l’accordo affermi che valorizzare le forme di partecipazione rappresenta un’opportunità. Anche questa può sembrare una frase fatta, che significa poco, ma così non è mai stata detta dagli imprenditori, e vederla scritta in un documento ufficiale che impegna le parti per i prossimi anni, beh colpisce. Auguri per chi dovrà mettere in pratica questi principi.
Contrattazione
Sembra conclusa positivamente, almeno per il momento, la vicenda Embraco. Nel corso di un incontro tenutosi al Mise, l’azienda del gruppo Whirlpool ha accettato la richiesta del governo, e ha deciso di posticipare alla fine di dicembre i 497 licenziamenti previsti. Questo dovrebbe consentire, nel frattempo, di individuare una soluzione per la salvezza del sito industriale piemontese. Questa settimana è stato intanto rinnovato il contratto integrativo del gruppo Heineken. L’accordo prevede un aumento di 40 euro mensili sulla crescita professionale dei lavoratori e un incremento del 18% sul premio di produzione. Nel terziario avanzato e nelle telecomunicazioni è stato rinnovato il contratto per il triennio 2015-2018, che interessa 50mila imprese e 80mila lavoratori. Il testo contempla un aumento di 48 euro per le imprese artigiane al quarto livello e uno di 58 euro per le Pmi di pari livello. È stato sottoscritto al Mise l’accordo di programma per la riqualificazione industriale dell’area di crisi Terni-Narni. Gli indirizzi strategici del testo punta sulla produzione e la ricerca nel settore della chimica verde, l’implementazione delle linee guida nazionali di industria 4.0 e la riqualificazione di imprese e lavoratori.
La nota
Nunzia Penelope fa il punto sull’accordo finalmente raggiunto tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil sulle le relazioni industriali e la riforma della contrattazione. Nel documento sottoscritto da sindacati e imprese, oltre a indicare una chiara visione per la crescita del paese, si ribadisce l’autonomia delle parti sociali, in vista di possibili ingerenze della politica dopo le elezioni del 4 marzo.
Fernando Liuzzi riporta i contenuti dell’intesa, raggiunta al Mise, per Aferpi.
Analisi
Alessandra Servidori analizza gli andamenti della crescita economica italiana, alla luce dei dati statistici, raffrontandola con quella mondiale e dell’euro zona.
Interviste
Il direttore de Il Diario del lavoro, Massimo Mascini, ha intervistato il segretario generale della Uiltec Paolo Pirani per fare il punto sull’accordo tra Confindustria e sindacati.
Ancora Mascini, ha intervistato il segretario generale della Confsal Angelo Raffaele Margiotta, che ha spiegato le proposte del suo sindacato in tema di lavoro.
I blog del Diario
Paolo Pirani ci offre un’analisi di come l’Italia si stia avvicinando al voto del 4 marzo. Il rischio principale, per il segretario generale della Uiltec, è che le sirene dell’astensionismo e del qualunquismo abbiano la meglio, convincendo gli indecisi a restare a casa.
Il guardiano del faro
Marco Cianca affronta a sua volta il tema delle elezioni. In una democrazia messa alla berlina, dove è forte la tentazione di aggrapparsi all’uomo solo al comando, afferma Cianca, c’è il rischio che il rituale del voto diventi la processione di “pecore belanti che vanno alla tosatura”, per usare l’immagine del filosofo e giurista Carl Schmitt.
Diario della crisi
Questa settimana Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori a tempo determinato dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, per chiedere ai vertici dell’azienda di avviare l’iter per per il superamento del precariato. I sindacati di categoria Filctem Cgil, Flaei Cisl, Femca Cisl, Uiltec Uil hanno scritto al premier Gentiloni, al presidente francese Macron e al presidente del Parlamento europeo Tajani per denunciare il comportamento del gruppo Engie. L’azienda francese ha disdetto l‘applicazione dei contratti nazionali di settore Gas/Acqua ed Elettrico applicati a circa 500 lavoratori operanti provenienti dalla filiera energetica, per i quali è previsto il passaggio al contratto metalmeccanico. Nella giustizia, giudici di pace e magistrati onorari si dicono meravigliati della contrarietà dell’Anm allo sciopero da loro annunciato. Nel comparto delle telecomunicazioni, è stato fissato un nuovo incontro tra i sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil e Tim dopo la presentazione del nuovo piano industriale. Non è ancora stato sciolto il nodo dei 6.500 esuberi. Cgil, Cisl e Uil del Lazio hanno sottoscritto un accordo sugli ammortizzatori sociali per le zone di Rieti e Frosinone, particolarmente colpite dalla crisi. Nel settore estrattivo, i sindacati di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil di Roma e del Lazio e le Rsu e Rsa del distretto del travertino di Tivoli/Guidonia hanno denunciato l’incertezza sul futuro del settore, proclamando lo stato di agitazione per sensibilizzare le amministrazioni territoriali a una maggiore attenzione. Nel comparto siderurgico, i sindacati di categoria Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl riferiscono in una nota che non ci sono state risposte soddisfacenti da parte dell’ad della Ast di Terni in merito alla richiesta di rassicurazioni sui temi proposti per il salvataggio dell’azienda.
Documentazione
Questa settimana è possibile visualizzare i dati Istat sulla fiducia dei consumatori e delle imprese, le cifre sul commercio estero extra UE, i dati provvisori relativi ai prezzi al consumo, il fatturato nei servizi nel IV trimestre del 2017, le stime provvisorie su occupati e disoccupati, i dati sul Pil e l’indebitamento delle AP negli anni 2015-2017 e le cifre sui conti economici nel IV trimestre del 2017. Sempre nella sezione è possibile consultare il testo del rapporto Startup suervey 2016 e il testo dell’accordo sulle relazioni industriali tra Confindustria e i sindacati.



























