Sindacato e politica, un lungo addio? E’ stato questo l’argomento di un interessante dibattito che si è svolto questa settimana a Roma, Università La Sapienza, organizzato da Mimmo Carrieri. Relatori, una dozzina di persone che sono state nel sindacato, qualcuno ancora ci sta, e che hanno provato a interrogarsi sul futuro dei rapporti che il sindacalismo confederale può o deve avere con i partiti politici.
Che questi rapporti si siano deteriorati è sotto gli occhi di tutti, semmai a molti sfugge la profondità e l’ampiezza del fossato che si è aperto tra questi due mondi. Dai primi anni Novanta, con Tangentopoli, i partiti o sono spariti o si sono indeboliti in maniera crescente con il passare degli anni. Partiti deboli, ma anche i sindacati, dopo un primo momento di euforia, in cui hanno tentato e a volte fatto una supplenza dei partiti, si sono ritrovati indeboliti, poveri di energie, soprattutto incapaci di reagire. Due debolezze che assieme hanno creato una situazione in cui nessuno si è più ritrovato. I partiti di sinistra si sono indeboliti perché hanno perso il voto dei lavoratori, che hanno cominciato a guardare e a votare con sempre maggiore frequenza i partiti di destra. Nulla di nuovo sotto il sole, proprio nel corso del dibattito alla Sapienza c’è stato chi ha ricordato come gli operai tedeschi nei primi anni trenta del secolo scorso avessero appoggiato massicciamente il nascente partito nazista.
Il punto è che i partiti di sinistra non hanno più avuto la forza e la volontà di guardare ai lavoratori. Avevano problemi troppo grandi da risolvere nei rapporti tra di loro. E i sindacati a loro volta si sono ritratti, temendo di mettere a rischio l’autonomia che avevano conquistato, senza accorgersi di quanto questa fosse in realtà effimera, transitoria, fuggente.
A questo punto sia la sinistra politica che i sindacati sono in una fase di difficoltà, sentono il peso del fatto che non c’è più quell’unione che per tanti anni li ha rafforzati oltre che rassicurati, ma non riescono a capire cosa conviene loro fare. I sindacati, dopo aver provato l’asprezza della disintermediazione, di cui si è parlato molto più di quanto non sia stata, ma già questo ha pesato, sono tentati da qualche forma di riavvicinamento. Ma questa è una strada molto stretta e soprattutto già tentata in passato con scarsissimi risultati. Basterebbe ricordare il maldestro tentativo di Sergio Cofferati che, a capo della Cgil, più di cinque milioni di iscritti, fece campagna congressuale appoggiando la minoranza dei Ds, un partito di settecentomila iscritti, e perse quel congresso. O lo sfortunato tentativo di creare un partito che fece Sergio D’Antoni, naufragato nel nulla.
Se la ripoliticizzazione non convince, nemmeno quella della spoliticizzazione convince più di tanto. Perché un rapporto con la politica è quasi indispensabile, è vitale e rigenerante, anche se bisogna fare molto attenzione a non farsi fagocitare nella battaglia tra partiti, che sarebbe estremamente dannoso. Forse la cosa migliore potrebbe essere quella di una via intermedia tra questi due estremi. Un colpo da una parte, uno dall’altra, tentando di prendere il meglio che può capitare. Ma è una strada stretta, difficile da seguire.
E’ una via in qualche modo intermedia quella che ha intrapreso la Cgil che con la presentazione di una legge popolare che nei fatti riscrive tutto il diritto del lavoro, accompagnata da quei tre referendum che nei fatti hanno rivoluzionato il dibattito politico per alcuni mesi, riportando il sindacato agli onori della cronaca. Anche questo però è un itinerario complesso. E’ sicuramente un bene appoggiarsi ai lavoratori, come ha fatto il sindacato di Susanna Camusso raccogliendo un milione e duecentocinquantamila firme quando ne bastavano cinquantamila per presentare la proposta di legge, perché in questo modo si ricaricano le batterie, il rapporto con i lavoratori è sempre rigenerante. Ma anche procedere da soli è difficile. Il futuro del sindacato, nato per rappresentare il lavoro nel rapporto con gli imprenditori, non è quello di farsi partito, per questa strada si rischia pesantemente di non andare molto lontano.
Contrattazione
Questa settimana è stato sottoscritto il contratto integrativo aziendale tra i sindacati di categoria e il gruppo Ferretti che conta 1.100 addetti in sei stabilimenti. In particolare, l’accordo prevede un tavolo di confronto paritetico tra le parti per la condivisione delle scelte aziendali, la riduzione da 8 a 6 ore e 50 minuti dell’orario di lavoro per i turnisti e un premio di risultato pari a 3.400 euro per il biennio 2018-20. Nel comparto energetico Eni, insieme a Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, hanno siglato il Protocollo Salute, Sicurezza e Ambiente. Il Protocollo prevede importati novità nella gestione di questi tre aspetti nei luoghi di lavoro, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Infine, i sindacati di categoria insieme alle rappresentanze datoriali di Federchimica-Farmidustria hanno sottoscritto un Patto per l’innovazione, produttività, occupabilità e responsabilità sociale, che prevede una maggiore collaborazione tra le parti per l’implementazione e il miglioramento di questi aspetti.
Analisi
Maurizio Ricci riprende il dibattito, avviato dal Diario del lavoro, sul problema dei bassi salari, commentando le recenti valutazioni del Fmi. Un problema, quello delle basse retribuzioni, strettamente collegato alla ripresa. Se infatti la dinamica salariale non decolla, resta altrettanto fiacca anche quella dei consumi, finendo per penalizzare la crescita economica.
Le difficili relazioni tra sindacati e politica sono al centro dell’intervento di apertura, firmato da Liborio Mattina, al convegno “Un lungo addio? I rapporti tra i partiti e i sindacati”, organizzato da Mimmo Carrieri e svoltosi il 17 ottobre all’Università La Sapienza di Roma.
La nota
Tommaso Nutarelli riferisce sul dibattito che si e’ svolto presso la Cgil di Roma e Lazio in occasione del VIII Rapporto “Immigrazione e sindacato”: un focus sulle tematiche che collegano i migranti col mondo del lavoro e le rappresentanze dei lavoratori.
Interviste
Alessia Pontoriero ha intervistato Michele Azzola, segretario generale Cgil Roma e Lazio, dopo l’incontro che si e’ svolto al Mise per l’avvio del “tavolo Roma Capitale”.
Blog
Gaetano Sateriale, a cinquant’anni di distanza dal ’68, parla di lavoro, povertà e problematiche sociali, e di come ci sia una distonia sempre più acuta tra i tempi e le azioni della politica e quelli del senso comune
Alessandro Meloncelli analizza il dibattito sulla possibilità di una riforma fiscale che preveda l’introduzione di una flat tax, quindi di un’aliquota unica, in sostituzione delle attuali aliquote progressive a scaglioni.
Diario della crisi
I vigili del fuoco sono scesi in piazza in una manifestazione, promossa dal sindacato di categoria Fp Cgil Vigili del Fuoco, per chiedere una maggiore valorizzazione del corpo, sia in termini professionali che economici, attraverso uno stanziamento maggiore di risorse per il rinnovo del contratto, la pianificazione di un piano per le assunzioni e l’adesione al sistema Inail per gli infortuni. “Un inspiegabile ritardo nell’iter di avvio della nuova programmazione contrattualizzazione”. Sono queste le motivazioni, secondo un comunicato della Cgil, che hanno spinto i 600 lavoratori dell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro (Anpal) ha proclamare lo stato di agitazione.
Documentazione
Questa settimana è possibile consultare i dati Istat sul commercio con l’estero e i prezzi all’import dei prodotti industriali e i numeri sulla produzione nelle costruzioni e i costi di costruzione; i dati dell’osservatorio dell’Inps sul precariato, il testo del protocollo su salute, sicurezza e ambiente di Eni, il testo del patto del settore chimico-farmaceutico. Infine, sono consultabili il XII rapporto congiunturale di Alleanza Cooperative sulle imprese del sistema coop, lo studio economico di Confindustria Radio Televisione relativo al settore televisivo privato e l’ipotesi di accordo di secondo livello del gruppo Ferretti.



























